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I racconti del Premio letterario Energheia

Una madre disperata_Daniele Poto, Roma

 _Racconto vincitore ventunesima edizione Premio Energheia 2015.

 

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Mia figlia non vive. Funziona. Una che vive che fa? Respira, impreca, comunica. Lei niente di tutto questo, al massimo impreca. Davanti a me, dietro di me, contro di me. Una creatura bionica. Un’irregolare nelle ore di movida, una pensionante all’ora dei pasti. Eh si, perché a quell’ora si presenta regolarmente a tavola, timbra il cartellino, non manca una presenza. E con la pretesa del menù regolare: quello che ci ammannivano ai matrimoni dei nostri nonni. Avete presente? Lei è l’ospite d’onore del convivio. Manca solo che faccia la cameriera pronta a versarle il vino quando il bicchiere è vuoto.

Antipasto col carciofino (mi raccomando, uno), primo, secondo, contorno, frutta e magari pure caffè e ammazzacaffè. E al momento del conto fa pippa. Fiuta l’odore del cibo, oppure la sottoscritta che spignatta per apparecchiare? Sarà il rumore delle posate o il profumo dell’arrosto? Lei ha rivisitato il motto “Famo alla romana”…  Ma potrebbe anche essere “Fame alla romana.” E che si divide in questo conto? Io faccio le spesa, io apparecchio, io cucino e manca solo che la faccia digerì’, che stimoli le sue funzioni intestinali..e non mi fate diventare volgare…  ‘Sto coperto, caro mi costa. E’ un coperto che rischia di diventare uno scoperto.

Una bella soddisfazione. Le piante te ne danno di più: sono più dialettiche. Lei non fa gruppo, fa crew… Che poi ci ho messo tanto a capire che ‘sta parola voleva dire flotta, equipaggio, che le regalava un’identità. Dunque ora lei pretende che io dica sempre crew: io e lei da sole, disunite nella lotta, un crew. Io dico se uno fa crew, si pronuncia criu mi raccomando, partecipa anche economicamente… St’equipaggio non si mette in moto da solo, non funziona per diritto di Dio. Dunque, remare! Si, ma per lei dall’altra parte, neanche fosse un abbordaggio! Eppure a volte avrei bisogno di respirare una che ha il mio stesso sangue, il mio stesso odore, che vira dalla mia stessa parte. Quando ho provato a dirle che io da ragazzina prendevo la paghetta, lei ha commentato: “E che ti prostituivi?”. Poi dopo aver chiarito che non era nulla del genere ha iniziato ad addentrarsi nei particolari. “Certo che i tuoi genitori erano un po’ schiavisti… magari pretendevano anche in cambio di ‘sta paghetta che rincasassi presto, che obbedissi ai comandi, che fossi servizievole e,

1persino, promossa a fine anno”. Beh, a lei non l’ho detto ma un po’ era questo che ci veniva richiesto. Mai ammettere però… E’ una fatica vana richiamarle la memoria del presente o la speranza del passato. Lei è situata nel presente. E non c’è altro.  A me sembra il crew della Costa Concordia pilotata da uno Schettino in pessima forma. La stessa faccia tosta. Beh, non è la figlia di Schettino, questo posso giurarlo: mai avuto rapporti… Quantunque a faccia tosta potrebbe battersela con la moldava. Si, quella che sulla Costa Concordia non pagava, chissà perché!

Alla faccia del vero padre naturale che chissà che fine ha fatto! Almeno lui non vede i risultati di tanto sfacelo. Sembra che Michele Serra si sia ispirato a mia figlia per scrivere Gli Sdraiati. Lei di suo è sdraiata alle ore più impensate. E, mi viene da pensare, non sempre da sola. Ieri si lamentava perché alle 14 l’ho buttata giù dal letto.

Per spronarla le ho detto: “Mica lavori in una discoteca”. E lei: “No, non lavoro in una discoteca. In discoteca ci passo solo per la robba”. E io ingenua: “Che robba”. E lei: “Lascia perdè ma’. “Ci fanno provare ‘ste nuove pasticchette sintetiche di ketamina. Robba forte! Ci testa il Dipartimento anti-droga della Presidenza del Consiglio. Entriamo nella campionatura intitolata “Profili dei giovani italiani d’oggi”! Finiremo in un libro”. E a me è venuto da pensare che c’è una campagna animalista per difendere le cavie. E per mia figlia e le pasticchette niente? E poi c’entrerà davvero il Dipartimento anti-droghe o non piuttosto l’anonima pro droghe? Beh, se non altro ha fantasia, ha la risposta pronta. Meglio non approfondire, ma quando sei madre come fai…Dunque sono andata a vedere sul sito del Dipartimento anti-droga e ho scoperto che hanno testato 280 droghe nuove in un anno solo e quasi tutte sintetiche. Quelle che danno all’entrata delle discoteche per capirci. Così i giovani reggono fino alle cinque di mattina che poi sono degli stracci. Ho ripensato a quello che lei mi ha detto una volta: “A ma’ io c’ho il potere di sintesi…”. Vuoi vedè… Così ogni tanto mentre dorme, all’ora di pranzo le trafugo il telefonino- tanto ronfa come un ghiro e russa pure- e do un’occhiata ai suoi sms. Lo so, non si dovrebbe fare ma, come diceva quel poeta, si, il fine giustifica i mezzi, e dunque vai con una spiatina. Beh, ora dirvi tutto proprio tutto mi vergogno un po’…  Non posso chiederle riscontri ma, come si dice a Roma, a tutta callara mi sembra che si sia Innamorata di una ragazza. Vero che fa meno scandalo quando le gay sono donne? Fa meno senso, come dire? Mi ripete spesso Chiara che devo essere “politicamente corretta” ma ‘sti cazzi. Insomma lei stravede per una donna chiamata Lisa. E non è la canzone di De Gregori. Si chiama proprio Lisa o meglio Elisabetta, a volte Betty. Ai miei tempi si diceva “pomicia”, poi un’altra generazione ha detto “lumare”, ora non so come si dica ma quella cosa lì loro sembrano farla negli angoli più impensabili del mondo. Sto provando a catalogarli: cessi pubblici (quando sono aperti), biblioteche comunali, guardiole del portiere improvvisamente aperte per assenza prolungata dello stesso. Insomma proprio un bell’equipaggio, anzi crew. E si che avrebbero una casa, anzi, a quanto mi pare di capire, addirittura due, compresa la mia. E pure una macchina. Ma si vede che non è più vintage, non si approfondisce più la questione dei sedili ribaltabili. Che io ci ho lasciato i segni lì. Si, segni seminali ma anche cicatrici…nei contorcimenti capirete.. . Lei usa un gergo tutto suo, non codificato. Scrive: “Facciamo trullalera stasera?”. E che devo pensare io? Che guardano Piazza Pulita in televisione o lo sceneggiato sul maestro Manzi? Penso a quella cosa lì e non perché ce l’abbia sempre in testa. Io ho abdicato ormai: abrogato l’uso, cancellati gli stimoli…Oddio, una volta mi ha spiegato come siamo diverse e come il mondo è cambiato. Lei a esempio questa Lisa l’ha conosciuta con blue tooth… stava su un autobus. La ragazza aveva la minigonna ascellare, lei le ha mandato un sms, è entrata come dire, nella sua orbita di ricezione. Scritto, detto, fatto: amiche, amanti e vattelappesca. Io il mio lui… ,si, il padre naturale l’ho conosciuto all’università. Un assistente a economia e commercio: carino, gentile, neanche tanto virile. Però quel poco è bastato: zac incinta. Prima botta e subito tacca… Intaccata. Penso che Chiara l’abbia visto tre volte in vita sua.

Io sto ancora a scervellarmi su come possano fare l’amore due donne. Non mi viene proprio l’immagine. No, la mamma non me l’ha detto. Per la verità non mi ha detto neanche come si fa l’amore con due uomini… Insomma ci sono protuberanze e cavità, come si concilia tutto questo? La mia amica Rosa dice che mi mancano le capacità cinestetiche e che il cinema non centra. O forse si… Non c’ho le visioni. Ho perso il turno, non sono neanche in lista d’attesa. E quando mi ricapiterà? Se penso a Chiara e Lisa insieme penso che sia materialmente impossibile che delle cavità si sposino e convergano. O c’è qualcosa che proprio non riesco lontanamente a immaginare? Perlomeno qui non debbo preoccuparmi dei contraccettivi. Che quando stava con Luca gliene lasciavo sempre una scatola sul tavolino (melius abundare). Ricordo i nomi: performa, sensus, viralit, invictus. Insomma, roba che non potevi fallire…Si, come Mandela, perlomeno nel film. Poi c’ha la fissa della biancheria intima. Sarà per questo che nel mio quartiere vanno forti tutti i produttori: Yamamay, Tezenis, Intimissimi e chi più ne ha ne metta o ne dismetta, si di perizomi e dintorni. Mi sa che questi capi al grammo costano più del caviale o dello zafferano. Li prendo in mano e sono impercettibili, non fanno massa. Virtuali? Nell’armadio ha dei perizomi che sembrano dei fili interdentali. E reggiseno niente. Queste ragazze comunque sono ispirate da un forte senso del pericolo e del rischio. E pare che gli vada sempre bene. Oddio, io non mi scandalizzo per le bestemmie. Se sono ispirate approvo. Come si dice a Roma? “Quanno ce vo’ ce vo’!”. Ma penso che mia figlia sia un Ogm, organismo geneticamente modificato oppure le iniziali sono quelle di “Oh Gesù Madonna mamma quanto rompi”? Oddio, io tengo alla famiglia. E se dunque lei facesse crew con questa Lisa non è che mi dispiacerebbe. Certo, tre donne è più crew… mi ci metto pure io, scusate se invado… Ma, non per dire, però un uomo in casa fa sempre comodo. Anche un uomo non in casa… Uno che stia nei paraggi… sempre pronto all’uso. Che quando gli squilli accorre. Beh, non un ragazzo squillo…Un idraulico liquido. Sapete come diciamo noi donne: basta che ci sia un uomo con un neurone. Noi donne di neuroni ne abbiamo tanti ma confusi. Diciamo un uomo con un neurone solo ma con le idee chiare. Il neurone, non l’uomo. Un neurone che non sia multi-tasking, che parli solo con se stesso, che si ascolti, si mormori, si confessi, si parli, si faccia le domande e si dia le risposte. Meglio di Marzullo insomma. No, non “basta che respiri”, quello lo diceva mio nonno.  Un uomo con un neurone che sappia svitare un rubinetto, avvitare una lampadina, cucinare due uova alla coque, rollarti una sigaretta o qualcosa d’altro. A me l’uomo serve perché mi parcheggia la macchina. Si, ho il complesso della macchina. Portatemi dappertutto, fosse pure in cima al Quirinale ma non fatemi parcheggiare. Le città diverse da Roma dovrei visitarle senza fermarmi. Si, energia in movimento. Senza uscire dalla macchina, come al metro drive in.  Ho sempre paura di strusciare la macchina e di essere strusciata. E’ profondamente meglio essere strusciata senza macchina, non siete d’accordo? Insomma, a ‘sto uomo ipotetico io saprei che fargli fare, oltre a quello… Magari potrebbe servirmi per andare a prendere mia figlia dai luoghi pericolosi frequentati co’ ‘sta Lisa. Che poi non me l’ha presentata ufficialmente. Vi pare bello? Uno pensa a un crew con tre donne, congettura, si spinge a immaginare una famiglia allargata al femminile e tua figlia, dico tua figlia, neanche ti presenta la fidanzata del trullalera. Si, insomma quella con cui si trastulla. Dovreste vedere che faccia ha fatto quando le ho detto. “Ma non pensi di presentarmi ufficialmente la mamma di Lisa?”. Aveva la faccia dell’indignazione, della virtù offesa. E quindi ci ha messo dieci secondi a riprendersi prima di spararmi un: “Si, magari pure i nonni!”.

Siamo nati per soffrire, di più se nate, di più se hai una figlia unica che definire viziata è una definizione bonsai. Ma chissà poi mi viene da pensare che mi dovrò accollare pure questa Lisa mai presentata e i pasti diventeranno due e così le derrate alimentari cresceranno. Che già all’hard discount sono una delle clienti più importanti e quasi mi salutano quando mi vedono. E se quella poi mi chiede salmone e caviale? Insomma, qui il vocabolario delle pretese non è stato sfogliato ancora per intero. Una delle piccole cose che le richiederei sarebbe di rifarsi il letto. E che ce vo’ a rifarsi il letto? Scusate se trascendo col romanesco. Ma qui saremo proprio sotto il minimo sindacale! Pensate all’8 marzo che è da poco trascorso. Io ho fatto la solita cena con le amiche che una volta erano femministe e poi sono diventate divorziate. Un passaggio naturale… Beh, una volta non avremmo pensato a una cena…comunque bisognava accontentarsi. Lei, Chiara, invece è andata al Muccassassina con Lisa che mi sono tornati i conti: due + due fa quattro, a volte. Poi però la serata le è andata storta. Si sono separate e lei a casa non è tornata. Quando mi manda un sms non è un messaggio è una sentenza. Stavolta ha scritto: “Non torno a casa, ho trovato un letto che mi piace di più…”. ‘Sti cazzi..dunque neanche il letto di Lisa. Le ho risposto:  “Allora sto più tranquilla”. Donna, uomo o trans? Non mi rimane da pensare altro. Che se m’inalbero è peggio: ho preso 30 pasticche di Lexotan e ho acceso la televisione per vedere mezz’ora di Marzullo che è un bromuro naturale. A volte penso che la televisione italiana sia un rimedio omeopatico per guarire dall’imbecillità.

Beh, ora che mi so’ sfogata dottoressa psic mi dica quanto le devo dare per avere avuto la pazienza di ascoltarmi… Ma lei una parola non me la dice mai? Neanche come donna? Ah si, ha una cosa da dirmi. No, non mi dica, lei è la madre di Lisa? E anche lei ha gli stessi problemi…