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L'angolo dello scrittore

Stati impazziti o canaglia.

di Roberto Vacca

Il concetto di Stato pazzo [poi chiamato “stato canaglia” – rogue  state] fu definito nel 1971 dal politologo israeliano Yehezkel Dror nel libro “Crazy States”. Uno Stato pazzo ha un’ideologia estrema, la afferma in modo ossessivo, si considera superiore a ogni regola morale e civile, è disposto a usare la forza in guerre aggressive anche a costo di pagare un alto prezzo. È capace di realizzare strategie razionali per raggiungere i suoi scopi. Dror suggeriva l’esempio delle nazioni cristiane che fecero le crociate e quello del Nazismo. Citava come candidati Libia e Iran e,[paradossale] descriveva uno scenario in cui il Kuwait, e non l’Irak, scatenava una guerra.

Dror contemplava anche ipotesi di transizione alla follìa di USA e URSS. La posizione di base di Dror, però, è quella democratica occidentale. Nel libro criticava l’errore di ritenere che lo sviluppo socio-economico neutralizzi aggressività e follia (questo accade solo se lo sviluppo è libero, culturale e civile).

Dror descriveva le strategia degli stati pazzi: infiltrazione, erosione, provocazione, ricatto. Ma sono più interessanti le strategie suggerite per combattere e neutralizzare la follia. La più mite (ma non la più energica, nè efficace?) consiste nel fornire informazione corretta e libera allo scopo

 

di far ragionare decisori e opinione pubblica nei Paesi che si trovano in condizioni marginali.

La seconda strategia è quella dell’embargo che privi lo Stato folle delle macchine e delle risorse necessarie a creare armi di massa (dopo la sparizione dell’URSS, però, pare che risorse nucleari notevoli siano reperibili in vari ex satelliti). La terza strategia consiste nel non premiare la follia – esattamente il contrario di quello che fecero i Paesi occidentali a Monaco nel 1938 con l’appeasement che avrebbe dovuto addolcire Hitler.

La quarta è quella di infiltrare il Paese che sta impazzendo, stimolando rivolta e rovesciamento del regime dittatoriale aggressivo. La quinta è la deterrenza e, se non funziona, il ricorso alla forza e all’occupazione militare – come è successo già nel 1991 con l’Irak, dopo l’aggressione al Kuwait e poi, con tragiche perdite umane, nei Balcani, in Medio Oriente e in Afganistan. L’ultima strategia è la capitolazione – presentata come un paradosso.

 

Nel  2018  la Repubblica Popolare di Corea (del Nord) viene classificata come un stato impazzito – da Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Certo appare folle la decisione dei Nord Coreani di ventilare una minaccia nucleare contro gli USA che hanno un arsenale molte migliaia di volte più distruttivo e per rappresaglia, potrebbero annichilarli.

Vediamo come Pyong Yang ha  sviluppato questi suoi armamenti. . Nel 1998 la Corea del Nord lanciò un missile che passò sopra il Giappone e si inabissò nel Pacifico. Solo nel 2006 sperimentò una bomba atomica sotterranea della potenza distruttiva di 2 kiloton (equivalente a 2000 tonnellate di alto esplosivo). Continuò con test di potenza crescente. Il sesto (2017) raggiunse la potenza di 280 kiloton. Fu percepito come un sisma a centinaia di kilometri di distanza. Cresceva intanto la portata massima dei missili intercontinentali Hwasong. Nel Novembre 2017 arrivava a 15.000 kilometri: tale da poter colpire qualunque località degli USA. I sistemi ABM  di difesa contro i missili potrebbero intercettarli, ma  non è certo che funzionerebbero.

Questa follia potrebbe anche essere scatenata per caso. I sistemi computerizzati di guida dei missili nucleari sono complessi. Potrebbero funzionare male e far lanciare un’arma nucleare scatenando rappresaglie e anche un conflitto globale. Le stesse considerazioni valgono anche, a maggior ragione, per i due maggiori arsenali nucleari – americano e russo, che hanno un potere distruttivo di circa 700 kilogrammi di alto esplosivo per ogni essere umano. I loro governanti non sono meno pazzi dei coreani.

Unica soluzione: il disarmo nucleare totale. L’ICAN [Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Armi Nucleari] che lo propugna da un decennio, ha avuto nel 2017 il Premio Nobel per la Pace. Non basta; le armi nucleari vanno eliminate. Il  trattato per la messa al bando delle armi nucleari, è stato adottato con 122 voti favorevoli  da una conferenza dell’ONU  il 7 luglio 2017. L’Italia non ha votato come tutti i paesi che hanno  armi nucleari e i paesi NATO (meno i Paesi Bassi). Il Trattato entrerà in vigore 90 giorni dopo la ratifica di almeno 50 stati.