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L'angolo dello scrittore

Se vince la paura

La caratteristica più evidente della politica contemporanea, secondo il filosofo francese Cornelius Castoriadis, è la sua insignificanza

 Amani – 2o Maggio 2011 di Gianluca Sebastiani 

 

“I politici sono impotenti… non hanno più un programma. Ambiscono solo a rimanere incarica”. Per non ammettere la profonda crisi e trattare la resa, lo stato-nazione, trova il solo modo di giustificare il suo potere convogliando le nostre ansie – le quali hanno un’origine molto varia – in un’unica componente: quella della sicurezza personale, di cui la politica si fa paladina.

E chi minaccia la nostra sicurezza personale? Un po’ tutti, ma più di tutti sembrerebbero i pedofili e i migranti. Dai risultati di una ricerca della Makno & Consulting, commissionata dal Ministero dell’Interno, è chiaro come l’85% degli intervistati si faccia un’idea degli immigrati sulla base dei telegiornali. I più ritengono che gli irregolari superino i regolari del 50% (dovrebbero essere, secondo le loro stime, oltre 4 milioni e mezzo). Una rappresentazione iperbolica dell’immigrazione, dipinta come l’elemento che scatena insicurezza, violenza, criminalità.

Un’informazione scorretta, intrecciata a una politica in ritirata, ci fanno percepire e vivere fenomeni che non esisterebbero. Nel documentario A sud di Lampedusa di Andrea Segre, si sottolinea il contrario, infatti, girato nel deserto tra Nilo e Libia, dove silenziosamente soffrono e muoiono in molti, colpiti dal pugno duro della polizia libica, incoraggiata in questo dai governi europei, si evidenzia la non informazione presente nel nostro Paese.

Gabriele Del Grande, giornalista e scrittore, ha censito almeno 12.490 vittime, negli ultimi 20 anni, nel tentativo di penetrare la “fortezza Europa”. Morire di frontiera. Non solo passando dal Mediterraneo, ma anche negli ultimi campi minati, rimasti in Grecia, o nascosti dentro a un Tir, attraversando un fiume come l’Oder/Neisse, tra Polonia e Germania. Numeri che si possono raggruppare e analizzare in vari modi, ma che male riassumono il loro essere persone.

Si pensi al complesso e poco conosciuto fenomeno della tratta degli esseri umani, un mercato di corpi non solo finalizzati alla prostituzione, ma anche, ad esempio, al settore delle elemosine, con precisi canali internazionali, con soggetti che si spartiscono gli affari (nella prostituzione c’è un grande indotto per l’affitto delle case di appuntamento). Un sistema di indebitamenti e di violenze che porta le vittime a non avere potere di contrattazione, né alcun diritto.

Insicurezza, infine, anche sanitaria. Gli immigrati senza un vero contratto, in alloggi precari, sovraffollati e spesso privi di servizi igienici. Queste condizioni di vita e di lavoro si riflettono sullo stato di salute degli stranieri, con patologie osteomuscolari, dermatologiche, respiratorie e gastroenteriche.

Amara constatazione, infine, la scarsa sensibilità a finanziare la ricerca di farmaci efficaci di malattie “dimenticate”, quali la malaria, tubercolosi, leishmaniosi e morbo di Chagas. Dei 1393 nuovi farmaci approvati tra il 1975 ed il 1999, solo l’uno per cento è stato sviluppato per la cura di malattie tropicali e tubercolosi. Malattie che colpiscono paesi poveri, in tal modo, condannati ad entrare in una spirale ulteriormente negativa, non interessano alla ricerca, guidata da capitali privati, desiderosi di trovare clienti, non beneficiari.

Così, mentre sulla pelle di molti, qualcuno continua ad arricchirsi, le nostre città ci appaiono oggi sempre più invivibili e pericolose; la principale soluzione politica resta quella di promettere più polizia. “Non sarà”, dice una vignetta usata dalla campagna per le malattie dimenticate, che mostra un parlamentare addormentato in un’aula completamente vuota, “che i nostri governi si sono presi la malattia del sonno?”.