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L'angolo dello scrittore

Orchi senza frontiere

Da anni rimbalza sui media il fenomeno del turismo sessuale, con ragazzine e minori tra le sue prede favorite. La novità è che solo da poco, si alza il velo su mete meno celebri, come la costa kenyana, battuta dagli italiani.

 Amani – 29 luglio 2011 di Fred Oluoch_

Sei in vacanza. Un po’ di compagnia fa sempre piacere. E dai pure un aiutino economico…

Esiste tutta una categoria di turisti – soprattutto fra i 45 e i 65 anni – che si reca in Kenya a caccia di situazioni che possano ravvivare la loro vita sessuale.

I fatti sono sotto gli occhi di tutti. Padre Kizito Sesana racconta: “Qualche tempo fa, con un amico, ho visitato la costa a nord di Mombasa, chiamata la “Costa Tedesca”, a motivo della forte presenza di turisti dalla Germania. Era marzo, e i turisti erano pochi. Nel tardo pomeriggio, siamo entrati in un bar per bere qualcosa di fresco e siamo rimasti colpiti dalle strane coppie sedute ai tavoli: uomini bianchi anziani, con ragazzine, o con ragazzi adolescenti; donne bianche con ragazzi che potevano essere i loro figli o nipoti. Ancor prima di digerire la sorpresa, veniamo avvicinati da una serie di ragazzine e poi di ragazzi. Siamo usciti senza finire la birra”.

Il fenomeno, se lasciato senza controllo, potrebbe avere un impatto negativo anche sul turismo: quelli che si sentono a disagio, cos’ mescolati dai pedofili, se ne andranno in vacanza altrove. Un colpo ulteriore all’industria del turismo nazionale, già indebolita dagli “avvisi” negativi dei governi occidentali e minacciata da destinazioni emergenti come Sudafrica, Tanzania, Botswana e Namibia.

Il turismo sessuale è gestito da una complessa rete segreta. I luoghi di incontro sono ville ben riparate e vigilate, saloni di bellezza, centri per massaggi e residence. Fanno parte della filiera alcuni operatori turistici e alberghieri.

In testa viene Mombasa, seconda città keniana e porto di rilievo. Qui, per soddisfare i marinai delle portaerei americane, arrivano ragazze fin dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Ruanda, Burundi, Uganda e Tanzania. I marinai pagano fino a 100 dollari a incontro. Ma, ultimamente, le portaerei scarseggiano…

C’è poi Malindi, dove le ragazzine sostano nei dintorni delle spiagge degli alberghi. Lamu, città del XII secolo, inserita nella lista dei patrimoni dell’Umanità Unesco, sta facendosi una fama presso gli omosessuali in cerca di ragazzini. Robert Nyagah, un ex giornalista, ora operatore turistico a ;alindi, ammette che la squadra di operai del sesso è grande, in rapporto alle dimensioni della città. Ma si domanda: “Una volta che noi ci mettiamo sul mercato come paese libero, in che modo potremmo imporre restrizioni alla libertà dei turisti? Com’è possibile differenziare i turisti veri da quelli che cercano solo sesso? E come si può distinguere una ragazza che cerca un compagno per la vita, sia esso turista o meno, da una prostituta?”.

Roberto Macrì, console onorario italiano a Malindi, crede che la questione sia esplosa in modo sproporzionato: “Se i turisti vogliono sesso, allora vadano in Thailandia o in Brasile, luoghi ben noti per questo. Certo, come in qualsiasi altro posto del mondo, un visitatore, in Kenya, passeggiando sulla spiaggia, non sarebbe dispiaciuto di conversare con una ragazza disponibile. Ma è difficile capire se il turista viene internazionale per il sesso o se vi si dedica per l’offerta che trova”.

Soldi facili da una parte e disoccupazione dall’altra, spingono in questo mercato un gran numero di ragazze. Alcune di loro, anche sposate, cedono al fascino del denaro e non la definiscono prostituzione, ma semplicemente “ospitalità ai visitatori”. C’è chi ha intrapreso delle relazioni costruttive, che hanno rappresentato la loro fortuna. Oggi sono donne con una bella casa e una buona macchina, e ciò attrae le più giovani.

Non mancano, infine, i casi in cui sono i genitori stessi a incoraggiare le figlie.

Ma questo commercio, non si limita alle ragazze. Anche un numero crescente di loro coetanei si avvicina a questo mondo in cerca di opportunità. Molti ragazzi hanno drasticamente cambiato vita dopo aver conosciuto donne europee di mezza età. Soprattutto tedesche.

La questione del sesso minorile è ulteriormente complicata dalle tradizioni. Mentre gli attivisti cercano di influenzare anche la politica per proibirlo, per la popolazione della costa a 13 anni, le ragazze sono già da marito. I locali non capiscono il perché di tanto subbuglio. Da parte sua, il governo disapprova lo sfruttamento sessuale, ma teme di prendere posizioni forti. Una direttiva proibisce agli alberghi di ospitare minorenni accompagnati da adulti, ma la norma è rispettata di rado. Gli albergatori si difendono. Okoth Waudi, il proprietario del Casablanca Night Club di Mombasa – uno dei punti più famosi, dove le ragazze ronzano attorno ai turisti -, sostiene che questi non cercano donne necessariamente per sesso, ma a volte solo per compagnia. “Con l’Aids, il turismo sessuale è diminuito. I turisti si comportano con maggiore cautela. È meno facile per le ragazze abbandonarli. Li intrattengono solamente e poi se ne vanno”. Però ammette che il suo Cllub attrarrebbe pochi clienti, senza le ragazze.

Secondo Geodfrey Karume, proprietario del ristorante Baobab di Malindi, gli alberghi cercano di responsabilizzarsi moralmente e di restringere la clientela che cerca sesso. Ma non è facile, dato che la moralità va equilibrata con i profitti. “E’ il mercato più antico che esista, e se qualcuno è determinato a prendersi una ragazza, non lo può fermare, a meno che tu non gli dica di non mettere più i piedi in Kenya. Una chiacchierata amichevole e il sesso fanno parte del pacchetto. Non c’è modo di separare le due cose”.

La scheda:

Kenya – un rapporto congiunto di Unicef e governo di Nairobi – tratta da u’indagine condotta lungo la costa del Kenya tra Malindi e Ukunda -, rivela che almeno 15 mila minorenni, in gran parte di sesso femminile e tra i 12 e 14 anni di età, sono vittime saltuarie di sfruttamento sessuale. Altri 3mila si prostituiscono a tempo pieno. Gli uomini che cercano “carne fresca” sono per il 38% keniani, poi italiani (18%), tedeschi (14%), svizzeri (12%).

Il rapporto invita a non criminalizzare i minori coinvolti nella prostituzione. Si dovrebbero, anzi, istituire programmi di riduzione della povertà, mirati ai bambini e agli adolescenti e trasferire iniziative di educazione dei minori da Nairobi al litorale.

Mondo – dal 2004 esiste un Codice di condotta del settore turistico per proteggere i bambini dal turismo sessuale. È stato promosso da Organizzazione mondiale del turismo, Unicef e Ecopat (la campagna internazionale, nata nel 1991, per difendere dal turismo sessuale i bambini indocinesi). A esso sono sollecitati ad aderire operatori turistici, hotel, agenzie di viaggio.

Italia – il nostro paese è al primo posto in Europa, per domanda di sesso all’estero con minori. Sono circa 80mila i maschi italiani che, ogni anno, si recano in paesi stranieri – prima meta, il Brasile – con questa finalità. Il Triveneto è la regione più “attiva”. Nel marzo 2007 è stato condannato un veronese (14 anni di reclusione e 65mila euro di multa), per reati sessuali all’estero particolarmente in Thailandia. È stata la prima volta che si è giunti all’applicazione di un procedimento penale in attuazione della legge n.269 del 1998 – reputata all’avanguardia nel mondo -, sulla punibilità di tali delitti, anche se commessi in trasferta.