Leonia, anno 2257_Beatrice Deri_Pinerolo (TO)
_Racconto finalista trentaduesima edizione Premio Energheia 2026. (Sezione giovani under 21 anni)
15 agosto 2257- ore 4.30
Il mio nome è Ottavia, ultima superstite della Generazione dei Consumi. Ho 86 anni, il mio respiro è pesante ed il mio fiato esce come un rantolo dai polmoni invecchiati e stremati dagli effluvi maligni, provenienti dalle ciminiere, che ho respirato per anni nella mia giovinezza. Prima di morire, ho un’ultima volontà: raccontare la mia storia e quella di miliardi di altre persone che hanno passato l’esistenza assoggettate al consumismo, per aprire gli occhi alle future generazioni così che ciò che è accaduto non si verifichi più.
Vengo da Leonia, città nella Zenobia Occidentale, regione corrispondente circa alla vecchia Europa. La Zenobia era una delle cinque superpotenze che si erano imposte sulla Terra dopo la Guerra Mondiale Industriale1 scoppiata tra Oriente ed Occidente nel 2117, conclusa solo nel 2130, che vide la spartizione del globo in Moriana, che comprende le Americhe, Sofronia, l’antica Asia, Valdrada, l’ex continente africano, e Olinda, quella che una volta era chiamata Oceania. Nei nuovi continenti si imposero velocemente dei governi totalitari e subito furono chiuse le comunicazioni tra le cinque superregioni, promulgati embarghi e impediti tutti i trasferimenti di persone, oltre che merci.
Nacqui e vissi nella gigalopoli2 di Leonia, comprendente 2 miliardi e mezzo di abitanti. Dopo la Guerra di Ricostituzione3 del 2148, l’assetto urbano cambiò completamente: per accentrare ulteriormente il potere tutti i centri urbani, più o meno grandi, dalle megalopoli ai villaggi di montagna furono concentrati in un’unica sterminata città, situata nelle regioni degli antichi Nord Italia, Belgio, Germania e parte di Francia e Polonia, che prese il nome di Leonia. Essa era sistematicamente divisa in 7 distretti, concentrici tra loro: più si stava verso il centro più alto era il reddito ed io ebbi la fortuna di abitare nel cerchio più centrale; fortuna che sarebbe poi divenuta disgrazia.
Mia madre si chiamava Raissa, ed era figlia del CEO di un’industria di prodotti di bellezza; a soli 21 anni sposò mio padre, rampollo della famiglia che deteneva la Banca Nazionale della Zenobia Centrale, due mesi dopo averlo conosciuto ad una cena dell’èlite cittadina. Si unirono con questo matrimonio due colossi dell’economia Leoniana.
Quando io e mia sorella Olivia nascemmo negli anni ’70 del 2100 era da un decennio salito al potere il Partito Consumista Leoniano e aveva trasformato da cima a fondo l’assetto politico ed economico della città. Questo è tutto quello che conosco: è una pagina di storia che nei libri scolastici viene completamente tagliata; così come tutta la parte sull’economia precedente alla salita dei Consumisti, sicché noi, Generazione dei consumi, non abbiamo conoscenza di cosa sia cambiato rispetto al PRIMA, unica parola che i libri spendevano sul periodo precedente.
Da che ho memoria la vita di tutti gli abitanti di Leonia ruota intorno a due sole azioni: acquistare il più grande numero possibile di ogni sorta di articoli e buttare via tutto ciò che abbia più di una settimana di vita; i vestiti che mia madre comprava a me ed Olivia da bambine venivano indossati una, forse due volte al massimo poiché non era assolutamente concesso, specialmente a due signorine di alta società come me e mia sorella, di portare due volte il medesimo abito… tantomeno di scambiarceli tra di noi!
So che cosa passerà nelle menti di chi ha vissuto il pre-Consumismo: e le lavatrici? Molti disegni di quelle macchine erano sui nostri libri di scuola e la loro trasformazione era considerata uno splendido capolavoro ingegneristico. Sto parlando della rete lavatrice-inceneritore, ampiamente diffusa nelle case degli aristocratici di Leonia centrale; poiché nelle case non si riusciva a fare a meno della presenza estetica della lavatrice, sebbene essa non servisse più, si continuava a tenerla in casa come oggetto di arredamento. Così gli ingegneri del Partito Consumista architettarono un’intricata rete che permettesse di unire la presenza estetica della lavatrice con il sistematico smaltimento degli abiti: essi venivano introdotti nel cestello, per poi essere smistati in base a colore e materiale ed infine portati via e fatti confluire in un grande deposito per poi essere bruciati e smaltiti.
Non erano solo gli abiti ad essere buttati via con assidua frequenza, ma anche gli oggetti di uso comune: era assolutamente proibito un qualunque scambio dei materiali e inviarli ai bisognosi degli altri livelli di Leonia era punibile con pene severe; per questo motivo le strade erano perennemente pattugliate dagli Agenti dello Smaltimento Rifiuti e della Pulizia Intraurbana4, che si occupavano di far sparire il più in fretta possibile ogni rifiuto che fosse anche solo lontanamente recuperabile.
Per lungo tempo vissi senza pormi domande, acquistando e buttando immense quantità di beni di ogni genere senza mai chiedermi da dove provenisse l’ingente mole di articoli che acquistavamo e soprattutto dove venissero smaltite le tonnellate di rifiuti, siccome la città era completamente sgombra di fabbriche e discariche. Mi sarebbe probabilmente bastato guardare come le nuvole perenni sopra Leonia fossero più fitte verso gli anelli esterni, o come solo raramente il cielo fosse blu; come le montagne ad est, in lontananza, lentamente si alzassero, come i fiumi ed i laghi nei parchi fossero di un blu acceso e glaciale e come gli alberi fossero sempre carichi di foglie, anche d’inverno. Eppure ero troppo sciocca, troppo piccola, troppo viziata per chiedermelo. O forse semplicemente non volevo.
Frequentai sempre le migliori scuole private con ottimi risultati; non capivo cosa ci fosse di difficile: bastava studiare quello che c’era sui libri, niente di meno e soprattutto niente di più. Per avere voti migliori il trucco era slanciarsi in sperticati elogi dei Leader del Partito Consumista. I miei compagni erano tutti di ranghi altissimi, da figli di dirigenti a rampolli di famiglie bancarie; vestivamo le uniformi della scuola, che ogni mattina prendevamo nei nostri armadietti, fresche di produzione, e ogni sera, prima di uscire, gettavamo nei bidoni appositi.
Un giorno, quando ero al secondo anno di scuole medie, degli Agenti dello Smaltimento entrarono nella mia scuola e, dopo aver effettuato i controlli di routine, si diressero verso una mia compagna, Cloe, il cui padre era da poco morto d’infarto dopo che l’azienda che gestiva aveva dichiarato il fallimento. Le loro mani guantate la presero di forza, la portarono via e la caricarono su un’auto nella quale c’era già la madre, piangente, mentre noi con i nasi appiccicati alle finestre seguivamo la vettura che si allontanava sempre di più, fino a scomparire dietro un incrocio. Cloe non tornò a scuola il giorno dopo e neppure quelli che seguirono. Non si parlava più dell’azienda di prodotti di lusso fallita, e neppure della nostra compagna; dopo una settimana pareva che non fosse mai esistita, gettata via come le tonnellate di vestiti mai usati. In generale tutti i nostri pensieri e conoscenze non potevano durare più che qualche giorno.
Trascorsero gli anni e passai l’estate dopo la fine del liceo a leggere romanzi, novelle, insomma, tutta la narrativa di consumo, quando un giorno, recandomi in libreria per comprare un altro tomo mi addormentai sull’autobus. Quando mi svegliai, probabilmente dopo un paio di ore, mi accorsi che il paesaggio intorno a me era cambiato: non c’erano palazzi alti, il fumo nell’aria era più fitto e nelle strade c’erano i bidoni dei rifiuti. I vestiti che portavano le persone non erano logori, ma si vedeva anche che non erano freschi di negozio; nel Centro girava voce che lì indossassero gli stessi abiti anche 10 volte.
Scesi il più in fretta possibile e rabbrividii: l’aria era fredda e non aveva un odore buono, come un misto di bruciato e cenere. Mi osservai intorno in cerca di qualche cartello, finché non trovai enunciato a lettere cubitali LEONIA QUARTO CERCHIO. Il sangue mi si gelò nelle vene; il bus successivo sarebbe passato tra tre lunghe ore ed io non avevo via di scampo. Mi infilai nel primo portone pubblico che trovai: era una biblioteca. Subito mi colpì un odore sconosciuto di carta usurata ed inchiostro; rabbrividii quando vidi quegli immensi accumuli di libri disposti accuratamente sugli scaffali. Era inconcepibile per me un posto così ricolmo di libri, vecchi per giunta. Gli studenti, chini sui banchi con i libri mi lanciavano occhiate oblique, e per la prima volta in vita mia mi sentii a disagio nel mio essere impeccabilmente vestita di nuovo.
<<Ottavia?>> sentii ad un tratto chiamare con stupore una voce dietro di me. Mi voltai e subito non riconobbi la persona che aveva pronunciato il mio nome. Erano passati cinque lunghi anni, ed il suo aspetto era estremamente mutato. <<Cloe!>> esclamai, per poi essere richiamata al silenzio dagli altri studenti.
La mia vecchia compagna mi portò fuori dalla biblioteca, ed andammo a sederci in un caffè lì vicino. Era più magra, smunta, ma stranamente sembrava più felice di come la ricordassi. Mi raccontò quello che era successo alla sua famiglia: i prodotti di lusso non vanno di pari passo con il Consumismo, mi spiegò, perché dal momento che durano così poco, e la gente ne guarda solo l’aspetto, era molto più conveniente darsi al “fast fashion”. E così l’azienda del padre di Cloe, che produceva solo vestiti di lusso, non riusciva ad avere sufficienti entrate per sostentare la famiglia. Non potendosi più permettere la lussuosa vita in Leonia Centro il Partito Consumista aveva mandato gli agenti SRPI a far “piazza pulita di quei parassiti”. Grazie ad alcuni ganci del defunto padre lei e la famiglia erano riusciti a procurarsi un appartamento degno di rispetto in Leonia IV, dove, mi disse Cloe, “la vita era più o meno come prima del Partito Consumista”, poiché anche se cercavano di esercitare pure lì il loro controllo ciò era più difficile a causa della lontananza dal Centro. Per questo, accennò, in quei cerchi stavano nascendo dei movimenti di insurrezione.
Colse, quando nominò il PRIMA, un’espressione stupita sulla mia faccia: parlare del PRIMA in Leonia centrale era assolutamente sconsigliato, bisognava “guardare al progresso ed al futuro”, come affermavano i Consumisti. Capì il motivo del mio stupore ed il suo volto si rabbuiò. <<A volte dimentico che là da voi tacciono tutta la storia del PRIMA… è stato un trauma anche per me scoprire che prima del Partito c’era stato qualcos’altro.>> Poi, risoluta, si alzò e, tirandomi per un polso, mi riportò alla biblioteca.
Più tardi quella sera, ritornando a casa, guardavo fuori dal finestrino del veloce bus che risaliva i livelli di Leonia. Cloe quel pomeriggio mi aveva aperto gli occhi, ora tutto aveva finalmente un senso: gli Agenti dello smaltimento rifiuti e della polizia intraurbana non erano altro che degli operatori del Partito Consumista Leoniano che avevano lo specifico compito di impedire che qualunque oggetto venisse riutilizzato piuttosto che smaltito ed il motivo per cui non v’erano industrie in Leonia Centro era che esse erano accentrate fuori da lì, nei cerchi successivi… ed ecco perché il cielo era perennemente grigio, salvo i giorni in cui, evidentemente, erano smaltiti vestiti blu; in tal caso i fumi tossici che esalavano dagli inceneritori, letteralmente discariche a cielo aperto, tingevano l’atmosfera ed i fiumi. Quel blu, così elettrico e chimico non era neanche lontanamente paragonabile a quello delle fotografie che Cloe mi aveva mostrato nei libri della biblioteca. E gli alberi, quei dannati alberi sempre verdi, anche di inverno, come potevano essere veri, visto che erano stati tutti completamente estirpati per produrre decine di miliardi di articoli mobiliari che sarebbero stati arsi neanche un anno dopo? E le montagne, lontane ad est, che parevano alzarsi di giorno in giorno, potevano essere qualcosa di diverso da immensi accumuli di rifiuti, che neppure gli efficienti sistemi del Partito riuscivano a smaltire? Ma in fondo potevano far comodo, mi disse amaramente Cloe: fungevano da barriere artificiali con la Sofronia… abile trucco da parte del Partito, sfruttare il consumismo per fortificare la Zenobia e soprattutto Leonia… che dico, Leonia Centro.
E il peggio non era finito. Solo l’1% totale dei 2 miliardi e mezzo di abitanti di Leonia vivevano nei due cerchi centrali, dei quali il primo era abitato solo dallo 0,3%. Un restante 40-45% viveva nei successivi cinque e più del 50% della popolazione di Leonia, un miliardo e mezzo di persone, stavano fuori dai sette cerchi, nelle periferie. Là si accalcavano tra baracche e fabbriche coloro che non avevano di che vivere: criminali, immigrati, ricconi decaduti di ogni genere ed età, donne, bambini, anziani, uomini. E questa massa umana, premendo sui cancelli che separavano il fuori da Leonia non faceva che infoltirsi giorno dopo giorno: gli Agenti dello Smaltimento ogni giorno aggiungevano alle file di quei malcapitati migliaia di persone che non potevano più permettersi di essere parte attiva del Sistema Consumistico, e se non potevano comprare,
così ragionava il Partito, almeno dovevano produrre. Nessuno tuttavia osava ribellarsi: perché distruggere la macchina infernale che portava tanto benessere, rischiando di finire esiliati nel fuori?
Iniziata l’università non riuscii più a vedere nulla come prima. E’ come quando da bambino scopri che in realtà non è la fatina dei denti a mettere i soldini sotto il cuscino o che la neve che pare cadere sugli alberi è in realtà fuliggine: una sensazione di disincanto disarmante, che lascia nel cuore un vuoto spropositato e tu non puoi che tentare di usare l’arma della verità per parare i colpi che la sensazione di essere stati ingannati ti infierisce, crudele e spietata.
Sempre più spesso, trovando qualche scusa, mi recavo da Cloe a Leonia IV, e là mi fermavo a lungo, parlavo, discutevo animatamente non solo con Cloe ma anche con altri ragazzi che, lontani da Leonia Centrale, potevano serenamente pensare con le loro menti. Parlavano tutti di un imminente cataclisma: la Natura non avrebbe più retto e presto sarebbe successo qualcosa. Qualcuno diceva che un’onda di rifiuti si sarebbe abbattuta sulla città; altri affermavano che la Terra sarebbe diventata così pesante da mutare la propria orbita e scagliarsi dentro il Sole; tra vari scenari apocalittici ogni opzione era gradita, purché prevedesse la distruzione del Partito Consumista.
Mai una volta mi lasciai sfuggire con la mia famiglia di questa mia nuova vita, sicché ero convinta che nessuno sospettasse di me. Ma mi sbagliavo di grosso.
Un pomeriggio mi recai, come di consueto, a Leonia IV, da Cloe e gli altri. Quel giorno da quando ero uscita dall’università percepivo qualcosa di strano intorno a me e non ero l’unica del gruppo ad avere questa sensazione. Passammo il pomeriggio ad intrattenerci in un’accesa discussione sul vecchio metodo della raccolta differenziata finché un colpo di tosse familiare mi indusse a voltarmi: dietro ad un giornale singhiozzava Olivia, piangendo a dirotto. Quando si accorse di essere stata vista si alzò e mi urlò contro con tutte le sue forze. <<Come hai osato, Ottavia, discendere in questo lurido cerchio, mischiarti con questi declassati? Tu che sei sempre stata l’orgoglio di mammina e papi, una consumista così perfetta che già ventilavano di farti conoscere al figlio del presidente del Partito Consumista… sareste stati perfetti, dicevano! E tu ora stai qua, con questa feccia… oh, mammina e papi saranno furiosi, ed io, sorella cara, sono disgustata! Ed ora farai meglio a venire con me, salire su quel lurido bus e tornare a casa, oppure sarò tanto spiacevole da peggiorare ulteriormente la tua posizione!>>
In quello stesso momento, come per coincidenza, un boato profondo salì dalle viscere della Terra, un urlo profondo che esalava secoli, millenni di dolore. La Terra si liberò, come una bestia che si ribella al giogo, e tremò, ruggì, ululò profondamente. Olivia cacciò un grido, mentre Cloe e gli altri correvano fuori per vedere quello che stava accadendo. Da sotto l’asfalto sgorgava, come lava, una putrida acqua cui erano mescolati vestiti, escrementi, gioielli, cibi, giocattoli; scorreva impetuosa riempiendo le strade, così colma e densa di oggetti; delle fiamme divamparono come d’Inferno, rivelando un’altra tremenda verità: gli inceneritori non solo erano nei cerchi esterni e nelle periferie, ma anche sotto Leonia stessa.
Io, Cloe, Olivia e gli altri riuscimmo a salire su un alto palazzo per evitare di essere travolti dal fiume in piena, che risucchiava ogni cosa come il Lete infernale.
Dall’alto la città pareva piegarsi, finalmente, sotto il giogo della Natura. La Terra si spaccò dove era più pesante: nelle periferie e in Leonia centrale. Si aprirono delle immense voragini che risucchiarono le montagne di rifiuti, le fabbriche, i palazzi di finanza; ma anche miliardi di persone. Il Consumo si piegava alla forza della Natura, sprofondando nelle viscere della Terra, andando perduto e distrutto così come era giusto: in fondo non sarebbe cambiato nulla da prima. Soffiava forte il vento, mentre Leonia continuava a sprofondare sempre più e noi eravamo in salvo su un’isoletta benedetta; scendeva dal cielo una fitta pioggia, colorata come gli abiti che erano stati bruciati i cui fumi erano saliti alle nubi. Solo il palazzo del Partito, alto, minaccioso, imponente svettava ancora, in lontananza sugli edifici della lontana Leonia Centrale. Parve poi piegarsi su se stesso a causa della pioggia e del vento; stette in bilico, lanciando cigolii talmente forti che potevano essere uditi fino a Leonia IV. Tentennò, inclinandosi, drizzandosi nuovamente; oscillava pericolosamente, finchè, inabissandosi pietosamente sparì alla vista.
La vendetta della Natura imperversò per giorni; ed io e gli altri vivemmo di stenti finchè all’improvviso il gorgoglio delle acque cessò, l’ululato del vento si placò, il ringhio della Terra andò via via affievolendosi. Gli inceneritori si erano spenti per la forte pioggia e la mancata manodopera ed i fiumi, pastoni di consumismo, si ritirarono come erano sgorgati. Flebili raggi di sole fecero capolino da dietro la coltre fitta e noi scendemmo dall’alto palazzo in cui ci eravamo rifugiati.
Qualche misera persona osava fare capolino dalle finestre, qualche temerario provò ad uscire in strada. La Terra era devastata, sanguinava dalle sue interiora ma essa aveva cancellato ogni segno di Consumo da sè. Guardai Olivia, aveva una faccia sconvolta, gli occhi pesti, e pareva dimagrita di dieci chili; i nostri genitori erano evidentemente morti, il Partito era svanito da Zenobia per sempre, ed era stata la Natura a ribellarsi. Dove non arriva l’uomo arriva lei.
Tutt’intorno non vi era che devastazione. Erano rimasti in piedi solamente i cerchi III, IV e V, l’aria era pesante e umida ma, per la prima volta da quando avevo memoria, sapeva di qualcosa di autentico, fresco… non chimico. Olivia si avvicinò a me toccandomi piano la spalla; aveva gli occhi asciutti, imbambolati, abbagliati dalla luce del sole, ma quando incontrò i miei sul suo viso si aprì un sorriso debole. “Otta – biascicò – ho addosso gli stessi vestiti da una settimana: sono ancora viva… e penso che ora mi basti questo.”
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NOTE
1 La Guerra Mondiale Industriale scoppiò tra le potenze occidentali ed orientali, capitanate rispettivamente da Stati uniti d’America e Cina, nel 2117 a causa delle rivalità tra le due potenze; alla guerra accorsero anche gli altri continenti. Si protrasse per 13 anni e vide l’utilizzo di diversi ordigni nucleari che decimarono la popolazione, ridotta a solo 9 miliardi rispetto ai 15 precedenti. Si concluse solo nel 2130, con l’Editto di Pechino.
2 Una gigalopoli è una città con più di un miliardo di abitanti.
3 La Guerra di Ricostituzione fu portata avanti per ristabilire un’unità almeno apparente tra le Cinque Superpotenze dai paladini del partito UnioneRegione, presente in ogni supercontinente. Ancora non è chiaro come riuscirono ad organizzarsi eludendo i controlli Intercontinentali.
4 Abbreviato comunemente con Agenti dello Smaltimento.
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Liberamente ispirato a Le città invisibili (1972): i nomi delle protagoniste, delle città e delle regioni sono riprese dalla raccolta di Italo Calvino.




