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L'angolo dello scrittore

Potenza in questa fase della sua storia non ha una visione di prospettiva.

potenza1  

_di Eustachio ANTEZZA.

tratto da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA

Le ultime elezioni amministrative di Potenza sono state un’occasione importante per verificare in profondità lo stato della città. Al netto del risultato elettorale, analizzando gli argomenti affrontati in campagna elettorale, si è avuta l’impressione che Potenza in questa fase della sua storia non abbia una visione di prospettiva. L’intera comunità regionale ha assoluto bisogno che il proprio capoluogo abbia una concezione del proprio futuro e quindi della propria funzione. Tuttavia, sembra che le idee siano venute meno e con esse le funzioni strategiche, politiche e morali. Negli scorsi mesi si è assistito a un dibattito, peraltro stanco, centrato sull’idea classica di città, nella logica delle interconnessioni del tessuto urbano, della cui importanza, ovviamente, nessuno ha dubbi. Tuttavia, è mancato il salto, non c’è stato il tentativo di rispondere alla crisi di una comunità, prima che di una città, stretta nella via obbligata del tentativo di proporre soluzioni moderne, in una dimensione di potenza2“nonluogo”. Esempi sono la discussione estenuante sulla mobilità verticale oppure sul trasporto pubblico, non identitari e applicabili ad una qualunque città. C’è un dato: l’assenza di visione della città coincide con la condizione di crisi della pubblica amministrazione aggravata dalle misure di austerity, oltre che con una crisi economica importante del nostro Paese e del Mezzogiorno in particolare. In presenza di flussi finanziari costanti di origine pubblica la crisi non è stata percepita nel recente passato, ora sì. La crisi incide profondamente sulla comunità ed in particolare sulle giovani generazioni e significa che il modello della spesa pubblica, così come l’abbiamo conosciuto, e del regionalismo, così come l’abbiamo praticato, non funzionano più. Considerato che la Basilicata è la regione con la quota più elevata di spesa pubblica corrente sul PIL, 28,2%, contro una media meridionale del 26,0% e nazionale del 20,5% (Rapporto sull’economia lucana 2012 dell’Osservatorio economico della Basilicata) e che la stessa spesa pubblica andrà progressivamente a ridursi, è facile pensare che se non ci sarà crescita, la condizione di crisi inciderà ancora più pesantemente sul sistema economico e sociale del centro amministrativo lucano. La nuova organizzazione dello Stato avrà un impatto importante per la città di Potenza che, forse ancora inconsapevolmente, aumenterà la sua funzione di nucleo amministrativo regionale. Infatti le funzioni amministrative pubbliche tenderanno a concentrarsi nel potenza3capoluogo regionale per effetto della, chiamiamola così, “neocentralisation”. Si pensi al superamento della provincia di Matera, al fatto che Potenza ritornerà ad essere l’unica Prefettura regionale, che scompariranno le direzioni provinciali degli uffici periferici dello Stato, e ancora si pensi alla riorganizzazione delle funzioni territoriali delle forze armate e dell’ordine. La vera sfida a cui Potenza sarà chiamata, prima di quanto s’immagini, sarà quella di ripensare se stessa come player amministrativo pubblico, moderno, efficiente, ancora più aperto ad una cultura civica e libera dai residui del “familismo amorale”. Forse sarà questa la nuova visione? Se così sarà, la comunità dovrebbe riconsiderare la sua funzione pubblica non come una “deminutio capitis” rispetto ai paradigmi tradizionali dello sviluppo economico, e dovrà di conseguenza appropriarsi del significato profondo di città di terziario pubblico, di servizio pubblico al servizio del territorio, di cui essere orgogliosa anche in continuità con la sua storia degli ultimi duecento anni. La sfida presuppone l’avvio di un nuovo ciclo condiviso con l’intero territorio regionale, dalla politica alla stessa amministrazione e agli stakeholder, in una visione di cambiamento prima di tutto culturale. Il risultato dovrebbe essere una pubblica amministrazione efficiente che non fa resistenza al cambiamento, che non viene percepita come elemento di conservazione, una pubblica amministrazione rappresentata da classi dirigenti e funzionari inseriti in un contesto inclusivo che favorisce le dinamiche di crescita del territorio regionale. L’intera comunità dovrà avere la consapevolezza che la nuova azione deve essere realizzata “esclusivamente” in termini di qualità ed efficienza dei servizi offerti. Una comunità che vive prevalentemente di terziario pubblico, qual è quella della città di Potenza, deve creare servizi e deve farlo al massimo livello, immettendo nei motori della pubblica amministrazione elementi di trasparenza, di fiducia reciproca, di meritocrazia, insieme a sistemi di valutazione e misurazione. Modelli innovativi di amministrazione (nel nord Europa avviene da cinquant’anni) hanno una ricaduta sul miglioramento del benessere nella vita quotidiana. Utilizzare modelli di buona amministrazione significa generare un effetto di emulazione ed osmosi tra i territori interessati, analogamente a quello che accade nei distretti industriali. Tale situazione può sviluppare un meccanismo virtuoso generando naturalmente pratiche di benchmarking tra i soggetti pubblici in una logica di comparazione e competizione territoriale. In questo contesto, paradossalmente, la scarsità delle risorse finanziarie di origine pubblica, potrebbe diventare un banco di prova: spendere meno, aumentare la produttività e i livelli dei servizi resi e potenza4misurare, contemporaneamente, le ricadute in termini di benefici sulle comunità e sui cittadini coinvolti. Qui anche il progetto di riforma della pubblica amministrazione può essere un’opportunità sopratutto se sarà colta in anticipo. La comunità regionale, quindi, riconoscerà alla comunità potentina la funzione amministrativa solo se sarà efficiente. Se Potenza e i lucani saranno in grado di riconoscere alla stessa città questa funzione, ci sarà inevitabilmente un grande passo avanti nelle prospettiva di crescita e benessere dell’intera regione. Nello stesso tempo Potenza, la comunità, non deve più pensare in maniera autarchica, deve liberare le sue energie, non deve avere paura di perdere uno status che oggi non è in discussione. Si tratta di un grande patto sociale che serve all’intera comunità lucana.