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Le parole dei giurati

Perché scrivere? Maria Montessori e la scrittura, di Cristina Cappellari

Giuria ventiseiesima edizione Premio Energheia_2020

Provate a pensare per un momento a quando è stata l’ultima volta che vi siete seduti e avete scritto seriamente qualcosa con carta e penna. Forse è passato molto tempo. Grazie alla tecnologia, nella nostra vita quotidiana la scrittura a mano è stata gradualmente sostituita da molti dispositivi e il fatto che questi rendano la comunicazione più veloce e meno costosa ha portato le persone a dimenticare quanto sia rigenerante prendere carta e penna per scrivere qualcosa.

Ho dovuto ammettere che per scrivere queste righe è stato molto più facile con il computer, ma, prima di sedermi, ho messo la prima bozza su carta. Nei corsi di formazione Montessori, il tema della scrittura viene trattato in uno dei sei racconti cosmici, che narra la storia della nascita dello scrivere. Da un punto di vista antropologico, una delle nostre esigenze primordiali è quella di lasciare una traccia: i primitivi hanno sviluppato un loro modo di comunicare, dipingendo e incidendo immagini per informare qualcun altro o semplicemente per lasciare un segno della loro presenza. A volte questi disegni avevano perlopiù un significato artistico, in altri casi fungevano da vera e propria informazione, come ad esempio, un segnale di pericolo. Più l’uomo si evolveva, più grande diventava la sua comunità e la necessità di sostituire le tradizioni orali con quelle scritte. In alcuni casi, come i nativi americani, non abbiamo un vero e proprio sistema di scrittura, mentre in altre civiltà nate nel Mediterraneo, le fiorenti attività commerciali dovevano essere registrate su supporti fissi. Ed è così che gli alfabeti vennero alla luce.

La cosa che trovo affascinante è il legame tra scrittura e linea di pensiero culturale. In Asia le lettere sono per lo più sostituite da simboli, che possono corrispondere a una o più parole nel nostro sistema. La lettura di un testo in cinese, per esempio, richiede una buona capacità di interpretare. D’altra parte, se prendiamo un testo in tedesco, sarà molto più breve e lo scrittore di solito va più veloce al cuore delle cose. Anche se in realtà il vocabolario attivo di una persona che parla inglese è di lunga molto superiore a quello di un italiano (30000 vocaboli in confronto ai nostri 7000), i testi in italiano risultano di norma più lunghi rispetto a quelli degli anglofoni. Questo perché ci sono parole inglesi che esprimono più chiaramente il concetto che si vuole comunicare, come ad esempio la parola “lavoro”: in inglese possiamo dire work e job, che anche se insegnati come sinonimi, hanno due significati totalmente diversi.1

A volte i miei alunni mi chiedono: “perché dobbiamo scrivere?”. Riporto di seguito una citazione di Gretel Moskopp:

[…] Ma la scrittura è più di una tecnica culturale. La scrittura organizza i pensieri personali, aiuta a continuare un processo di pensiero e fissa i ricordi. Ciò che viene scritto una volta e può essere letto in seguito acquista obiettività. La scrittura supporta la memoria e la alleggerisce. Anche ciò che esiste solo nell’immaginazione può essere scritto. Le fantasie non evaporano, ma si sviluppano e prendono forma.”2

Personalmente penso che noi scriviamo molto meno con la mano di quanto facciano i nostri genitori. Raramente trovo un bambino che tenga un diario cartaceo, o un adolescente che si diverta a scrivere lettere al posto delle e-mail. Non voglio dire che le email e i messaggi telefonici siano malvagi, ma la tecnologia ci fa scrivere con un livello di consapevolezza più basso e più sostituiamo la scrittura a mano con i dispositivi, meno siamo consapevoli della bellezza anche estetica del processo di scrittura stesso. Maria Montessori era, oltre che a una pedagogista, anche un medico neurologo e non tardò a scoprire che la nostra mano è collegata al cervello: significa che se tocchiamo qualcosa, l’informazione può facilmente passare attraverso i nervi e trovare un posto fisso nella memoria a lungo termine.

Le sue osservazioni avvennero insegnando ai bambini analfabeti presi dalle strade di Roma come riconoscere le lettere, utilizzando un alfabeto in legno che lei stessa costruì, in modo che i piccoli potessero sentirne la forma tra le dita. Si potrebbe perfino dire che Maria Montessori mirava a combinare più sensi contemporaneamente, trattando, per così dire, i suoi allievi in maniera sinestetica.

Ma allora, la tecnologia è un male? No, se la usiamo in maniera bilanciata. Sono convinta che se Maria Montessori fosse nata un secolo dopo, avrebbe sicuramente usato le tecniche didattiche supportate dal digitale. D’altro canto la nostra civiltà si è evoluta talmente tanto, almeno sotto certi aspetti, che risulterebbe impossibile restare fermi a trent’anni fa, quando possedere un computer o un telefonino era l’eccezione e non la regola.

E quindi, cosa dovremmo migliorare? Sicuramente la cura della forma, la diffusione della letteratura, rinnovare l’offerta didattica nelle scuole di autori stranieri come Shakespeare, Blake, Lord Byron, Percy Shelley, Goethe, Schiller, Rousseau, Tolstoj, Dostoevskij, Rimbaud, Hesse, e non solo nei programmi dei licei linguistici. Chi mi conosce sa che la mia ribellione iniziò dopo aver letto il Prometeo di Goethe: ho lasciato un lavoro fisso e a 21 anni sono partita per la Germania, dove ancora abito e dove ho formato la mia carriera. Leggere ti cambia la vita, e a me è successo così.

Inoltre, bisognerebbe anche creare le basi per motivare i ragazzi a scrivere. Rendiamoli partecipi di cosa accade, e non fermiamoci solo a leggere i libri di storia, portiamo i ragazzi a creare la storia e le storie. In Italia studiamo tre cicli di storia identici, dalle elementari alla fine delle superiori. Perché non incanalare prima l’alunno nella ricerca di ciò che lo interessa realmente? Chi si innamora di quello che ricerca, avrà anche più interesse a divulgarlo e a scriverne bene, facendone trasparire l’entusiasmo tipico di chi gioisce a studiare ciò per cui è portato.

Essere grati per la scrittura a mano è un punto di vista importante che dobbiamo dare ai nostri giovani, perché i bambini crescono imitandoci: se insegniamo loro che la scrittura a mano è una cosa meravigliosa e quanto siamo fortunati ad averla, non importa quanto lenta e impegnativa, si dedicheranno al processo e coinvolgeranno mano, cervello e cuore.

Voglio concludere con una frase dello scrittore ed insegnante Alessandro D’Avenia. Durante un’intervista ha detto: “Dico ai miei studenti: per favore, scrivete bene”. Chi scrive bene, pensa bene”. Pensa che questo sia vero. La scrittura porta i pensieri in fila, visibili sulla carta, permette di strutturarli e di etichettare le cose che abitano nel corpo. Come un balsamo curativo che calma l’anima: fatelo accadere, prendete un po’ di carta e andate per qualche minuto con voi stessi.

Cristina Cappellari

Insegnante Montessori e scrittrice

 

1 Mentre job denota il concetto di lavoro come una fatica, work esprime invece il piacere nel creare e produrre qualcosa che ci procura gioia e soddisfazione.

2 Moskopp, Gretel. Ist Sprache OUT? – Indirekte und direkte Aufforderungen zum Schreiben in der Grundstufen. In Fischer, Reinhard (Hg.) Sprache- Schlüssel zur Welt. 2018. Auer Verlag,131. Schreiben ist aber mehr als Kulturtechnik. Schreiben ordnet die persönlichen Gedanken, hilft einen Denkvorgang fortzusetzen und fixiert Erinnerungen. Was einmal aufgeschrieben ist und später nachgelesen werden kann, gewinnt an Objektivität. Schreiben stützt das Gedächtnis und entlastet es. Auch was nur in der Vorstellung existiert, kann aufgeschrieben werden. Fantasien verflüchtigen sich nicht, sondern entwickeln sich und nehmen Gestalten an.“