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I racconti del Premio letterario Energheia

Odio alzarmi dal letto la mattina_Ornella De Luca, Messina

_Racconto finalista sedicesima edizione Premio Energheia 2010.

 

È una violenza psico-fisica senza pari. Soprattutto quando la sera si torna molto tardi. Di solito la sveglia suona alle sei e io la ignoro. Poldo mi lecca la guancia alle sette e io lo ignoro.

Alle sette e mezza la mia coinquilina mi butta giù dal letto e mi costringe a vestirmi e uscire. Al bar un cornetto al volo, mangiato per strada. Mi pulisco le mani sul retro del jeans.

Pesco dalla borsa, sempre troppo piena, l’i-pod e un paio di cuffie. Cerco la canzone adatta a svegliarmi. Il tabaccaio mi sorride, accenno un saluto in risposta. Lucia, la cassiera dell’ipermercato, urla con qualcuno al telefono. Nessuno dovrebbe alzare il tono della voce, perlomeno prima delle nove e mezza del mattino. Mi disturba incredibilmente. A dire la verità, nessuno dovrebbe rivolgere la parola a qualcuno entro le nove e mezza. Io, di solito, vivo le primissime ore della mattina in trance. Nessuno osi parlarmi o destarmi dal mio dormiveglia, prolungato ben oltre il lecito. Le due comari, Maria e Carmela, entrano al panificio dietro l’angolo. Quelle due pettegole proprio non le tollero.

Mi fermo al semaforo, aspettando che sia verde. Poi mi accorgo che in strada non c’è nessuno e solo allora attraverso.

Sulle note dei Placebo, un’auto nera spunta lateralmente dal nulla.

Sulle note del ritornello di “Ashtray heart”, l’auto mi investe.

Che triste episodio… ma non si tratta della nostra storia.

Perché, un’ora prima Luca si sveglia, all’alba, come piace a lui. Esce di casa e saluta il tabaccaio che alza la saracinesca del suo negozio, fra un colpo di tosse e l’altro. Accarezza il cane del vicino che tira il guinzaglio troppo forte, è lui il più attivo di tutti a quest’ora. Arrivato al solito bar, beve il solito caffè e fuma la solita sigaretta.

“Un giorno o l’altro smetto”, si ripete sempre.

Entra in macchina e accende la radio sulla stazione dei grandi successi. Attraversa la città ancora addormentato, cercando di assorbirne il più possibile l’energia. Ma al semaforo non si sofferma a guardare fuori, il quartiere che pullula di vita, getta, piuttosto, un’occhiata all’abitacolo e si acorge di non avere la ventiquattrore.

Fortunatamente, si trova ancora vicino casa, quando il semaforo torna verde, gira a sinistra, anziché andare diritto, e torna indietro. Con la coda dell’occhio intravede una ragazza alta, dai capelli rossi, vestita di bianco con l’i-pod alle orecchie, ma continua a guardare la strada, da buon automobilista.

Ma non è questa la nostra storia…

Perché, un’ora prima Giulia è in ritardo, come sempre.

Ignora la sveglia e le richieste di Poldo, ma non può sottrarsi alle urla di Cristina, la sua coinquilina, che la getta fuori dal letto e la fa vestire. Entra nel bar e compra un cornetto che mangia strada facendo. Si pulisce le mani sul retro del jeans.

Saluta distrattamente il tabaccaio e le due comari Maria e Carmela.

Quelle due pettegole proprio non le sopporta.

Si ferma sulle strisce e aspetta che il semaforo torni verde.

Nell’attesa esce dalla borsa l’i-pod e le cuffie. Ma sullo schermo compare la scritta Low Battery.

“Se solo non…”, chi non l’ha mai detto?

Se solo non avessi perso quel treno, magari ora… se solo gliel’avessi detto in tempo, magari lei… se solo fossi stato più presente, forse adesso… e se solo avessi aperto gli occhi prima, probabilmente non sarei…

Quanti condizionali e congiuntivi tempestano di interrogativi l’intreccio, dei nostri pensieri, logorandoci in un infinito dipanarsi di se e di ma, che non fanno altro che gettare benzina sul fuoco dei nostri errori, facendo lievitare i rimorsi e sprofondare i rimpianti.

Ma, in realtà, non è lecito per l’uomo conoscere le conseguenze di azioni mai compiute, come è impossibile vedere la meta di un viaggio mai fatto. Ci è concesso seguire un solo percorso a nostra scelta, andando sempre avanti e mai indietro, spesso la strada è in salita, a volte poco illuminata… capita anche di incontrare un ostacolo e di deviare il nostro percorso…

E se fossi andato a sinistra, anziché a destra? Ecco cosa sarebbe accaduto…

Adoro svegliarmi all’alba.

Mi piace uscire di casa e sciacquarmi il viso col fresco pungente del mattino. Salutare distrattamente il tabaccaio che alza la saracinesca del suo negozio, fra un colpo di tosse e l’altro. Accarezzare il cane del vicino che tira il guinzaglio per andare più veloce, lui è il più attivo di tutti a quest’ora.

Bere un caffè al solito bar, fra uno sguardo al giornale e un tiro alla sigaretta. Lo so, dovrei smettere. Salire in macchina e accendere la radio sulla stazione dei grandi successi. Staccare il cellulare per non essere disturbato da mia madre, che mi rimprovera di aver saltato la cena della Domenica.

Adoro guidare in punta di piedi attraverso la città addormentata, sentirla stiracchiarsi sotto il battistrada, ascoltare i suoi sbadigli.

Frizione… seconda…

Fermo al semaforo, una bambina col cappotto rosso attraversa la strada con la madre. Una donna con qualche problema cutaneo alza la voce al cellulare, chissà chi l’ha fatta arrabbiare.

Una coppia di anziane signore entra in un panificio.

Semaforo verde. Frizione… prima. Frizione… seconda…

La strada è semideserta. Solo io. Un camion con rimorchio.

Una Fiat Panda grigia.

Frizione… terza. Frizione… quarta…

Cavolo, Michele! Mi sono totalmente dimenticato di chiamarlo per dirgli della riunione di oggi a pranzo. Dove ho messo il cellulare? Forse è giunta l’ora di accenderlo. A trentacinque anni non posso ancora avere timore di mia madre.

Nel giubbotto non c’è. Ah! Eccolo.

Il piccolo cellulare nero cade dal cruscotto. Ma dove è finito?

Nello setsso istante Luca guarda il sedile del passeggero.

Ritorna con lo sguardo sulla strada, giusto in tempo per vedere un vestito bianco.

Frizione… freno…

Un’ora prima.

Perché la sera precedente si era dimenticata di caricare la batteria? Giusto, la festa di Elisa! Si accorge di avere davanti una strada completamente sgombra di macchine e attraversa con cautela. Senza l’i-pod alle orecchie sente arrivare la berlina nera di Luca e si scosta appena in tempo.

“Ma sei scemo?”, gli urla contro Giulia.

L’auto accosta e dal sedile del guidatore scende un uomo alto, moro, sulla trentina.

“Oh cielo, signorina. Mi scusi! Proprio non l’avevo vista… mi era caduto il telefono e… poi ho alzato lo sguardo e… ho cercato di frenare ma… lei sta bene?”, disse Luca in maniera confusa.

“Sì, sto bene, per miracolo! Per caso si è comprato la patente?”

“Sono mortificato… vedo che stava mangiando, mi dispiace per la fine del suo cornetto… posso provare, perlomeno, a scusarmi invitandola al bar?”

“Sono in ritardo, veramente”.

“Ah, va bene… allora le posso dare un passaggio? La prego, accetti, non so che fare per…”

“Ok… lavoro qui vicino al numero 31 di Via…”

È questa la nostra storia. O forse no. Chi lo sa. E ora che succederà?

Vero è che ogni più impercettibile scelta rimescola le carte del nostro futuro, in maniera del tutto imprevedibile. Ma è anche vero che non possiamo dare al fato la colpa dei nostri errori, perché a decidere le regole del gioco siamo solo noi e la posta in gioco è molto alta.

Se basiamo le nostre azioni su di un grande punto interrogativo, costruiremo un castello di carte che, al primo soffio di vento, ci crollerà addosso.

Forse l’unica cosa da fare è… salire in macchina, accendere il motore e…

Frizione… prima.