I racconti del Premio letterario Energheia

Mi chiamo Lavinia, Giuseppe Davide Castelli_Erice (TP)

_Racconto finalista trentaduesima edizione Premio Energheia 2026. (Sezione giovani under 21 anni)

Ed ecco che pure oggi ricominciamo da capo.
Buongiorno.
Buongiorno.
Come stai?
Sto.
Ci sono novità?
mi dice, come se ieri già non me l’ha chiesto, o lo ieri di prima, o lo ieri di prima ancora, niente, ogni
giorno ci interessa sapere se c’ho qualche nuova novità pronta e servita, che poi quale novità cerca io
pare che l’ho capito, bah, non mi sembra mica di aspettare novità, e anzi è da un poco che mi sento il
sospetto che pure se le chiede a me, le novità le aspetta lei. Ma vabbè.
No.
ci dico. E buonanotte ai sognatori.
Va bene, non fa nulla, non ti preoccupare.
Quanto lo odio questo non ti preoccupare, cazzarola, lo odio lo odio lo odio lo odio! E lo odio ancora
di più per il fatto che ricapita ogni minchiarola di giorno, alle nove, sempre alle nove, mai alle dieci,
sempre alle nove, e sempre con le solite solite cose precise e concise, la signora Agata entra,
buongiorno di qua, buongiorno di là, novità ne abbiamo, ci dico che non ne abbiamo, e si siede, si
siede sempre dopo che ci dico che non ne abbiamo, quasi quasi ora che ci penso domani non ci
rispondo e vediamo se si siede lo stesso, sì, posso farlo questo esperimento, che magari faccio che
prima aspetto che si siede e poi, solo poi, ci dico che non ne abbiamo, e vediamo che succede, così la
ripetizione magari la rompo e la frego per bene! Ma vabbè, intanto oggi già si è seduta, mannaggia a
lei, già ha preso il suo quadernetto con la copertina verdina e scrive come al solito. Ormai la so a
memoria la signora Agata, potrei essere una signora Agata anch’io, se un giorno mi gira, ché la potrei
recitare alla perfezione! Ora infatti fra poco finisce di scrivere, socchiude il quaderno così non ce lo
riesco a leggere, pure se l’ho capito da un pezzo che lei si ricopia tutte le parole mie precise e concise,
eccola che adesso mi chiede che ho mangiato ieri, se ho dormito bene, e tutte le altre domande trite
e tritate che non si ricopia, tanto per distrarmi dalle domande vere che arrivano a momenti, e infatti
eccola che ora sorride, ora silenzio, e ora
Mi dici quanti anni hai, tesoro?
Dodici.
E il compleanno quando lo fai?
Il ventiquattro Agosto.
Come ti chiami?
Lavinia.
Hmm.
E cazzarola questo hmm, questo hmm bastardissimo che dice sempre quando ci dico come mi chiamo,
e scrive, scrive, e socchiude il quaderno, chissà se si è ricopiata pure il suo bastardissimo hmm!
Oggi è un giorno speciale, lo sai?
mi dice. E qua rimango di sasso, lo ammetto.
È un giorno speciale? Perché?
Perché oggi c’è una sorpresa, tesoro.
Una sorpresa, per me?
Fra poco. Prima però dobbiamo fare il nostro solito discorso, va bene?
Va bene.
Che cosa strana. Oggi c’è una sorpresa. Una sorpresa per me! E che sorpresa sarà? Ma in realtà chi
se ne frega di che sorpresa sarà! Importa solo che c’è! Oddio… Può essere che oggi è finalmente il
giorno diverso? Può essere? Può essere? Cazzarola, forse può essere! E chissà, magari è il giorno
dove finalmente mi fanno uscire di qua, può essere? Magari finalmente hanno capito che ormai io
sono al sicuro, che ormai il mostro non mi può fare più niente ché l’hanno catturato, che l’unico che
era veramente da salvare era il mio povero Giovi, e no io.
Mi prometti che oggi rispondi senza capricci?
Prometto!
Croce sul cuore! Ed ecco che mi faccio subito sorridente e soleggiata, un attimo e tam! in un lampo
divento la principessa più carina e bellissima che c’è!
Allora tesoro, lo sai ormai. Raccontami tutto quello che ti ricordi.
mi fa,
Mi prometti che è vero che c’è una sorpresa?
ci faccio,
Certo che te lo prometto.
Ed è che me ne posso andare via?
Se tutto va bene, tesoro mio, sì. Forse te ne potrai andare via.
E detto fatto! Mi preparo a raccontare tutto quello che mi ricordo nella maniera più concisa che posso,
pure se ovviamente ricordare proprio non vorrei, ma intanto devo, oggi poi…
Allora. Ci sei?
Sì.
Possiamo cominciare. Dimmi, ti ricordi il giorno preciso?
Era il giorno sedici Febbraio.
Ti ricordi l’orario?
Di preciso no, però era verso notte.
Bene. Continua.
Era il giorno sedici Febbraio, verso notte, eravamo a casa di Giovi, e appunto c’era Giovi,
Mi puoi dire chi è Giovi, per favore?
Giovi era il mio fidanzato.
Era? Perché era?
mi chiede. E qui un poco ci rimango male, lo ammetto. Come sempre. È più forte di me.
Te l’ho detto tante volte già perché.
Dillo ancora, per favore.
mi guarda fissa fissa.
Ti prego.
Perché Giovi ora è morto.
Hmm.
Lo odio il suo hmm, Lo odio proprio tanto.
E come è morto?
mi chiede.
È morto per colpa del mostro.
Chi è il mostro?
Non lo voglio dire chi è.
Ti prego, è davvero molto importante,
Lo sai.
dico,
Sì. Io lo so, amore. Sei tu che non lo sai.
Certo che lo so.
E allora dillo. Per favore.
È la mamma di Giovi!
E perché la chiami mostro?
La guardo. E quasi piango. Ma la guardo lo stesso, senza sbattere gli occhi.
Perché è un mostro.
Scrive. Stavolta in silenzio.
Com’è? Ora non lo dici?
Cosa, tesoro?
Mi zitto.
Continuiamo.
fa. E socchiude il quaderno.
Forza.
Perché ogni giorno mi dici sempre le stesse domande? Perché me le ridici sempre se già le sai e te le
sei ricopiate tutte?
Tesoro…
A me non mi piace ripensare a queste cose.
Lo so, lo so, mi dispiace tanto, ma è importante che tu le ripeta.
Perché? Perché è importante?
Perché ti aiuta a guarire.
Ma io sto bene!
Calmati, per favore.
Io sto bene! Sei tu che mi costringi a stare male!
Mi metto a piangere senza controllo. Mi copro gli occhi. La signora Agata mi abbraccia. Si mette a
piangere pure lei.
Io ti voglio aiutare, amore mio, te lo giuro. Lo so che non lo capisci ancora, ma ti prego, ti devi fidare
di me. Ti prego. Raccontami tutto quello che ti ricordi fino in fondo. Raccontami della mamma di
Giovi.
Rimaniamo abbracciate. Mi sento tutto il corpo un tremolio, mannaggia a me. Alla fine comincio a
parlare. E gli racconto. Gli racconto del mostro che entra a casa, che mi vede, che s’incacchia come
la bestia, gli racconto di noi che scappiamo, del mostro, della puzza del mostro, del mostro che ci
rincorre, che ringhia, che grida che devo sparire, di tutte le botte sulla testa che ha dato a Giovi fino
ad ammazzarlo, dei vicini di casa che entrano, che l’acchiappano, che mi salvano, di io che piango
disperata fino ad addormentarmi di sasso.
La signora Agata si stacca, si asciuga gli occhi, mi asciuga gli occhi, mi carezza la guancia.
Ti voglio bene.
sussurra,
Ti voglio tanto bene. Oggi ti facciamo uscire, amore mio. Ne sono sicura. Ne sono sicura.
Si gira. Va verso la porta. La apre. Mi dà la sorpresa.
Giovi…
dice la sorpresa, e che sorpresa schifosissima, cazzarola! Salto in aria dallo spavento, comincio a
gridare più che posso, e mi giro, mi rigiro, mi fermo, gli tiro una penna, un’altra penna, tutto il
portapenne!
Vattene via! Vattene subito via!
e cazzarola ho finito le penne!
Calmati!
fa la signora Agata,
Mostro!
faccio io,
Non mi chiamare mostro…
fa il mostro, e piange, il minchiarola di mostro, tutto addolorato, magari l’ho infilzato con qualche
penna, speriamo!
Resti ferma qui.
ci dice la signora Agata, che ancora devo capire meglio da che parte sta,
Tesoro mio, calmati, ti prego.
Perché l’hai portato qua?!
Perché devi guarire.
Smettila di dirmi così! Smettila!
Ti devi fidare di me. È importante.
È un mostro!
È tua madre.
e comincio a piangere all’impazzata dalla confusione, mi rannicchio, chiudo gli occhi, non voglio
parlare più con nessuno, mai più con nessuno, voglio solo che mi lasciano stare, voglio che se ne
vanno, voglio che non ritornano!
Stia ferma! Stia ferma o chiamo la sicurezza!
grida la signora Agata. Una mano mi alza la testa. Apro gli occhi.
Devi guarire, Giovi… Ti prego. Ti prego… È tutta colpa mia. Ma ti prego, adesso devi guarire…
Guardami, Giovi… Sono la tua mamma… Ricordati che sono la tua mamma… Ti prego. Non mi
lasciare il pensiero di avere fatto impazzire mio figlio…
La guardo fissa fissa. I miei occhi entrano nei suoi. E mi ricordo. D’improvviso, mi ricordo tutto. Mi
ricordo del sedici Febbraio, che era verso notte, che la stavo aspettando, mi ricordo del mio gioco, del
rossetto che mi ero messo, del trucco sui capelli, mi ricordo che era il suo compleanno, mi ricordo
preciso e conciso. E mi ricordo anche del mostro, del mostro che ringhia, della puzza del mostro.
Io sono Lavinia.
ci dico.
Io mi chiamo Lavinia.