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Futuro Remoto

Il tema_Claudia Bertolè

nuba 5_La bambina ha otto anni e occhi grandi, dietro ai quali si agitano giovanissimi pensieri. È in camera sua, seduta alla scrivania rosa che i genitori le hanno regalato all’ultimo Natale. Le piace molto quel piccolo tavolo dal colore sgargiante. Guarda il foglio, appoggiato davanti a lei, inesorabilmente bianco, poi sposta lo sguardo oltre la cornice della finestra: il pomeriggio d’estate è invitante. Ma lei deve scrivere quel tema, la maestra ha scandito bene le parole del titolo: Futuro remoto: scrivi le tue impressioni. Ed è stata chiara: per domani.

La bambina non ha idea di cosa scrivere su quel foglio. Ci pensa da quando la maestra ha dato il compito. Il futuro non può essere remoto, il passato sì, lui sì che può esserlo remoto, ma il futuro… eppure c’è qualcosa che agita i suoi giovanissimi pensieri. La brezza entra dalla finestra semichiusa e smuove il foglio intonso. Sua madre, quella donna bionda che si lamenta sempre quando sale sulla bilancia, che non perde occasione per rimbrottare il marito, ma poi a volte mentre lo fa le sorride, di nascosto da lui, come a dire: “sto scherzando”. Ecco, come se lo immaginava sua madre il futuro, quando aveva otto anni, remoto come riporta il vocabolario: “… dicesi di luogo lontano e poco frequentato?”

Un posto tipo la Luna, improbabile? Da fuori arrivano le grida di ragazzini che giocano nel parco. Le viene da sorridere. Per suo padre un futuro come luogo irraggiungibile e poco frequentato sarebbe un vero disastro, visto che fa il rappresentante di scarpe.

Intanto però quelle due parole pronunciate insieme non fanno che risuonarle in testa come un mantra, come una cantilena che porta con sé un che di misterioso e quasi magico. I giovanissimi pensieri non hanno paura di immaginare il mistero. Non temono di ipotizzare il contrasto tra ciò che deve ancora avvenire con ciò che già è stato. Lo trovano stimolante.

Nella stanza accogliente la bambina si china sul foglio e scrive.

Scrive dei sogni che appartengono al futuro. Scrive di quel luogo solitario e remoto che è il posto dove possono nascere le idee. Scrive della magia dell’ignoto.

Quando si alza dalla sedia è soddisfatta. Si precipita fuori dalla stanza per correre nell’estate, che è arrivata.