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I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2001 – Gli odori della mente di Diana Sguerso_Milano

anno 2001 (I sensi – Gli odori)

Vi è mai capitato di desiderare, nel corso di un viaggio, di poter immagazzinare gli odori di un
posto, ancor più delle immagini? Io a Marrakesh avrei voluto avere non una macchina fotografica, ma una specie di recipiente raccogliprofumi, per portarmi via l’aroma delle spezie esposte in mucchi colorati sulle bancarelle, o l’odore del pellame che asciugava al sole nel quartiere dei conciatori, alla casbah, o la puzza selvatica dei cammelli in partenza per il deserto…E il profumo dei ricordi, con la sua particolare intensità, non merita forse un archivio speciale, nella memoria? Ricordo il primo odore acre di maschio che muoveva la mia fantasia di adolescente: era Andrea, sudato dopo una partita di tennis, che veniva a studiare a casa mia nel pomeriggio…Non avevamo altri contatti epidermici che quelli occasionali, a volte casualmente mi sfiorava le mani, gesticolando nel fervore delle argomentazioni di filosofia, ma io percepivo la sua tempesta ormonale , a portata di ascella, e impazzivo di desiderio mal dissimulato, e pregavo ad occhi chiusi che sollevasse gli occhi dal libro di Platone e mi baciasse…
Poi la mia vita mi ha portato altri odori…Ho fatto il medico, e ho imparato a percepire l’odore della paura, e quello della morte. L’odore della malattia non lo sento da tempo: sono avvezza al miasma degli umori biologici, a quello delle piaghe e delle ferite infette (a volte, però , indovino l’antibiotico grazie all’odore del pus), e anche al particolare odore di naftalina che assume la pelle di un malato che prende tante medicine…
Quando è nato mio figlio, ho provato la meraviglia del profumo della sua pelle morbida e burrosa: un adorabile miscuglio di latte, borotalco e …prosciutto cotto, un profumo “appetitoso” quasi, che scatenava la voglia di morderlo a ripetizione…
L’odore della nostalgia per me è l’odore salmastro del mare (non quello “corrotto” dal profumo degli oleandri d’estate, ma quello puro e iodato del mare d’inverno, quando guardare il rincorrersi delle alte onde schiumose è come tornare a casa e sentirsi finalmente in pace).
Il profumo di Guido mi ha perseguitato per anni dopo che ci eravamo lasciati :lo sentivo sui vestiti, soprattutto sulla sciarpa che mi aveva regalato a Natale, mi inseguiva in bagno, quando facevo la doccia per lavarlo via dalla mia pelle, ed è rimasto sul cuscino accanto al mio fino a quando Francesco non ha cominciato a fermarsi a casa mia a dormire.
Infine c’è l’odore immaginato, l’odore del desiderio.. Chattiamo da tre mesi, ormai, io e Lorenzo, senza esserci mai annusati. Siamo immersi in quest’assoluta , artificiosa, asettica deprivazione sensoriale che è Internet…Solo parole che scorrono sullo schermo…Pensieri liberi dal peso del corpo, che fluttuano nell’etere , e vengono raccolti senza far rumore.
Eppure Lorenzo io lo vedo (spio i suoi sorrisi nelle pause più lunghe, colgo il suo respiro trattenuto nei segni di interpunzione), è un’immagine vivida e tridimensionale coi contorni del mio uomo ideale (è alto, ha occhi liquidi di cobalto, mani lunghe e nervose e mi ammicca provocatorio e irresistibile). Ma soprattutto di Lorenzo sento l’odore, come se lo stessi accarezzando e i suoi capelli arruffati sfiorassero i miei, e le sue braccia lunghe fossero sui miei fianchi…L’intensità del suo profumo è ogni giorno più dolorosa perché Lorenzo rifiuta di incontrarmi, di dare alla sua mente il conforto della percezione olfattiva. Lorenzo non vuole sentire il mio profumo perché non vuole innamorarsi di me…