Corso di scrittura creativa, Exercises writing course

Riallacciarsi, Martina Mancusi

Esercizi PerCorsi di Energheia 2024

Da una foto un racconto. Docente Antonella De Biasi

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   Sono le 9 del mattino del 15 agosto, di un’estate calda e profumata, dalle distese di fiori di glicine al di sotto di questa finestra.

   È una meraviglia poter osservare e, direi, quasi contemplare la natura da questa altezza.

   Sono due mesi che sono qui, fra le stanze di villa Bardini svolgendo il mio ruolo di guida turistica. Alletto i visitatori con la storia di questo edificio e dell’impatto che ha avuto su Firenze.

   È molto frustrante svolgere quest’impiego solo per potermi accaparrare una misera stanza nella periferia della città.

   A rincuorarmi è la presenza di questi fiori infiniti che rappresentano, da sempre, il mio sogno più grande: diventare una botanica.

   Mentre cerco di trovare il lato positivo del trascorrere il mio giorno di Ferragosto qui, dimentico di dover accogliere un nuovo gruppo di visitatori e soprattutto di dovermi cimentare nell’uso della lingua spagnola che non parlo ormai dai tempi del Liceo.

   “Te la caverai anche questa volta”, mi ripeto mentre scendo a capofitto queste scale che sembrano quasi triplicarsi, in queste situazioni.

   Una volta giunta all’ingresso, ad aspettarmi ci sono, all’incirca, una ventina di visitatori che indossano una maglia beige con sù una scritta con quelli che, deduco, siano i loro nomi.

   Il mio sguardo ricade su uno dei componenti del gruppo: un ragazzo dai lunghi capelli biondi e un sorriso penetrante. Il suo nome è Josè.

   Sento immediatamente le mie gote infuocarsi, così come il resto del mio corpo.

   Buenos dias è l’unica cosa che riesco a dire, a testa bassa per l’imbarazzo. Li invito a seguirmi per le stanze della villa, stupendomi di quanto ricordi, quasi alla perfezione, lo spagnolo.

   La visita procede nel migliore dei modi fino a quando Josè, prima di lasciare l’edificio, decide di rivolgermi la parola, stravolgendola.

   Dopo una lunga chiacchierata mi ritrovo davanti al mio armadio, a prepararmi per l’invito a pranzo da parte sua.

   Decido di indossare un lungo vestito bianco, dalla schiena scoperta che risalta la mia folta chioma bionda; dei sandali aperti con un tacco basso e un cappello di paglia beige.

   Non appena sistemo gli ultimi dettagli sento un clacson, sotto il mio balcone, che cattura la mia attenzione. Mi affaccio e trovo Josè su una vespa blu.

   Alza il suo sguardo verso di me e vedo i suoi capelli tirati indietro con il gel. È vestito di nero e indossa il suo sorriso più smagliante.

   Salgo sulla vespa aiutata da lui e nel farlo gli cingo le spalle. La sua pelle è sfuggente. Proseguiamo fino alle strade del centro storico, sono felice.

   Raggiungiamo il posto scelto dallo spagnolo, un ristorante costosissimo che non mi sarei mai potuta permettere.

   Mentre sistemo i capelli scompigliati dal vento, la sveglia suona interrompendo il sogno del mio amore perduto.