Panta rei, Luigi Pio Trivisani
Esercizi PerCorsi di Energheia 2024
Da una foto un racconto. Docente: Antonella De Biasi
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Quella sera salii su quel vagone della metro C per tornare a casa, cercando di trattenere i singhiozzi e il pianto, nascondendoli abilmente sotto un cappuccio e un sorriso forzato.
Seduto, c’era un ragazzo, testa bassa e cuffioni neri bluetooh. Forse aveva il mio stesso identico umore. I lunghi capelli marroni ne coprivano gli occhi, ma dalla sua bocca si intuiva tutto il suo dolore. E mentre mi concentravo a fissare quel ragazzo, mi accorsi di loro.
Erano lì! Un uomo sulla trentina, con una barba ben curata, capelli disordinati, un capotto marrone e la sciarpa blu, che la ragazza col cappotto rosso e lo sguardo nero, come i suoi capelli, al suo fianco, strattonava con forza, mentre gli urlava contro di tutto.
Lui, dal canto suo, non moderava di certo i termini. Avrei voluto interromperli e dirgli di smettere di litigare perché i legami a volte finiscono per stupidaggini, ma non riuscì a parlare perché guardandoli non potevo fare altro che pensare alla discussione che avevo avuto qualche minuto prima…
– Sì Luì, tu devi capire che non può essere sempre così tra noi, ogni volta ci proviamo e poi dopo qualche giorno mi rendo conto che non mi piaci, poi si litiga per mesi e alla fine smettiamo di parlare. Poi uno di noi due cede e si ricomincia.
Mentre diceva queste parole il lampione che ci illuminava di arancione, si spegneva lentamente.
– Ma che ci vuoi fare Eli, vuoi dire che è colpa mia? La scorsa volta sei stata tu a tornare. Io ci avevo messo una pietra sopra! Ero andato avanti! Ma ora che siamo di nuovo insieme non voglio rovinare tutto… -, le dissi con la speranza di chi continua a cercare, con tutte le sue forze, di alimentare una fiamma già spenta.
– E io sì, non mi sta bene andare avanti così! Adesso basta! Tu ti fai la tua vita ed io la mia!
All’improvviso sentii un vuoto nello stomaco, quello tipico che si ha quando sei in caduta libera sulle montagne russe.
– Sì! Va bene! Diciamo sempre così e poi… -, le dissi con quell’ultimo barlume di luce nei miei occhi.
– E poi niente, stavolta è finita! Finita per sempre! – sussurrò, chiudendo la porta alle sue spalle.
Non mi accorsi che la maschera che avevo tanto abilmente indossato, cercando di nascondere le lacrime dietro un sorriso, era miserabilmente caduta, come il mio cappuccio.
Alla fine furono gli sguardi di quella coppia a farmi notare che, mentre pensavo a quelle parole, il mio viso era diventato un parco acquatico.
Un ragazzo in piedi e la signora, seduta davanti a me, mi scrutavano come se fossi un dipinto astratto, impossibile da capire. Allora mi asciugai le lacrime e diedi un ultimo sguardo al vagone.
Il ragazzo lì dietro ora sorrideva con la testa alta, fiero di sé; invece quella coppia che stava discutendo, proprio avanti ai miei occhi, ora erano abbracciati.
Lei stringeva la sua sciarpa, ma stavolta per tirarlo a sé, mentre lui le baciava la testa con una calma che sembrava non appartenergli, fino a qualche minuto prima.
Non saprò mai se questo sia stato un segno divino o una semplice coincidenza, ma so per certo che quel giorno capii come scorre e cambia la vita.




















