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Le parole dei giurati

La dimensione reale del “fare cultura”

manlio castagna_di Manlio Castagna
Giura XIX edizione Premio Energheia_2013

Ci sono esperienze che sono preziose, capaci di distillare la bellezza e la necessità, saldandole in un solo corpo. Il Premio Energheia è una di queste esperienze. E partecipare in qualità di giurato mi ha dato la possibilità di viverla pienamente, di saggiarne la purezza e di uscirne con tanti ricordi importanti, morbidi, incancellabili.

C’è Matera intorno, con il suo fulgore irrimediabile che toglie il respiro. C’è la passione di Felice Lisanti e dell’associazione culturale Energheia che ti abbraccia e ti fa sentire parte di qualcosa di importante. C’è l’accuratezza con cui si scelgono i racconti per il Premio, che ti dà la possibilità di guardare negli occhi il talento di chi ti vuole dire una storia.

“Fare cultura” qui assume un senso, una dimensione reale. Non è un capriccio calcificato nelle parole di chi si riempie la bocca di questi concetti perché fa “figo” dirlo e associarsi al termine “cultura”. Il Premio Energheia fa cultura in modo schietto e senza fronzoli: rinfocolando il piacere per la lettura e per la scrittura nei giovani, diffondendo la propria azione in tutt’Italia. Lo fa non fermandosi solo alla nostra Penisola, ma allargando il respiro al Mondo con i progetti Africa Teller e con Premio Energheia Europe. Fa cultura prendendosi in carico di stampare le antologie con i racconti migliori, così da non esaurire la sua azione alla scadenza del concorso. Lo fa intrecciando il mondo della parole a quello delle immagini in movimento, realizzando dei cortometraggi a partire dai “soggetti” che meglio si prestano al racconto audiovisivo.

Tutto questo senza pedanterie e sofismi da circolo letterario esclusivo, uno di quei posti dove hai paura solo a bussare alla porta. Il Premio Energheia dialoga con la città, con le persone, con i ragazzi.

Io ho un ricordo pregiato di questa esperienza, perché ho avuto la possibilità di conoscere persone che lavorano senza tregua perché tutto questo si realizzi, perché ho assaporato il gusto di una serata (quella della premiazione) in un bellissimo giardino nell’aria mistica e lucente di un tramonto materano in mezzo a uomini, donne, giovani e meno giovani raccolti tutti intorno al sacro fuoco della “parola raccontata”.

E questo non è poco. Questo è tantissimo.