I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2023 – Dentro/Fuori, Chiara Pasquato_Padova

Anno 2023, tema: La primavera

Apro la porta.

In tre mesi i miei occhi hanno visto solo pareti bianche decorate con un poster delle leggende del calcio internazionale, un calendario dell’ortofrutta di quartiere che indica utilmente quando seminare i pomodori, le lattughe, i porri, le zucchine e gli altri ortaggi, un orologio quadrato con la cornice di legno scuro e le lancette in ghisa che hanno sempre dato l’impressione di scattare all’indietro.

In tre mesi ho contato in passi, spanne e braccia la distanza che separava questo dentro immobile del più lungo inverno della mia vita da quel fuori che sognavo vivo, colorato e rumoroso: otto passi interi e circa tre quarti di passo dall’unica finestra della sala alla porta d’ingresso in legno tamburato laccata color crema ormai sporco e crepato; 22 spanne di piastrelle grigiastre dallo stipite della porta della cucina al piccolo oblò che interrompeva la continuità monotona della parete opposta, quella rivestita di piastrelle giallino tenue in contrasto con il vecchio azzurrino del tavolo in formica dei miei pasti per lo più solitari e serviti su vassoi incellofanati e sterili; 5 braccia (almeno così le chiamo io) dalla testiera bianca con bordino marrone del letto in cui mi rigiravo la notte immaginando piazze ampie affollate di gente, fino alla finestrella del bagno, lunga e stretta, dal vetro opaco e cieco alla luce esterna.

In tre mesi ho scoperto che i miei passi misurano 75 centimetri, la mia spanna 20 e 1 metro esatto la lunghezza dall’inizio della mia spalla sinistra alla punta del dito medio della mano destra stendendo il braccio verso l’esterno.

Le misure del mio essere qui ora, da oggi si estendono oltre questa porta.

La porta d’ingresso alle spalle, due rampe di scale, androne e vetrate davanti a me. Procedo incerto sui miei passi ora più brevi e insicuri.

Un raggio di luce inaspettato colpisce il viso e mi abbaglia. Il calore risveglia i miei passi che si allungano, la mano spinge il portone e sono là, dove esplodono i verdi chiari e scuri, il tepore dell’aria, l’azzurro intenso del cielo terso e i mille suoni di un quartiere periferico di città.

Mi gira la testa.

Respiro.

Sono fuori.

È finalmente primavera.