Caricamento in corso
I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2021. Daco, che guardava una mosca, Corrado Dal Maso_Roma

anno 2021 (Bianco)

Uno scorcio della strada di casa era quello che Daco vedeva dal suo tavolo, il suo piccolo spicchio di mondo.

Piccolo, ma pieno di suggestioni e di contrasti. Anche quell’inverno era freddo e umido, come ogni inverno, ma forse mai come in quell’anno di pandemia le condizioni atmosferiche si erano fatte atmosfera vera e propria, provocando un senso di disagio quasi palpabile, che si cacciava nelle ossa e, girando per il corpo, sottile e perfido come il virus, lo occupava, fino ad infilarsi, subdolo, nella mente. Né il sole, che pure splendeva in quel momento, riusciva ad addolcire il freddo, o a scaldare il cuore, e batteva, luminoso ma impotente, sul suo balcone.

Nel riverbero Daco scorse una mosca che si era posata sulla ringhiera, e il nero di quella spiccava contro il bianco del metallo, candido e freddo.

L’insetto si mostrava stranamente manchevole dei consueti segni di vitalità; i piccoli scatti delle zampette curiose; la minuscola proboscide pronta a raccogliere ogni possibile porcheria; gli occhi, come due microscopici alveari, ma pieni della vita di fuori e curiosi, di questa e di come poterle nuocere e, nuocendo, vivere.

Invece, sulla superficie liscia e candida, la mosca sembrava trascinarsi, come per stanchezza; stanchezza di vivere, dopo la breve dote di tempo che le era stata assegnata, la sua razione di vita, che volgeva al termine.

Sulla ringhiera, bianca ma piena di dolore, la mosca ci era venuta a morire.

Daco, che da casa ci avrebbe dovuto lavorare, come oramai usava buona parte del resto del mondo, tutt’altro faceva, e in quel momento era completamente assorto nell’osservare l’indicibile spettacolo della fine di una esistenza, esiguo e grandioso, positivo – una di meno – eppure tragico.

Così immaginava la disperazione dell’insetto; sentire le energie venir meno, le ali pesanti, più del suo stesso corpicino, impotenti ormai contro la tremenda condanna della forza di gravità e incapaci di trattenerla dal farla precipitare in un ormai prossimo, ultimo volteggio, in balia di un vento distratto, verso il selciato e lo smembramento nella polvere.

Era come se, davanti a lui, la mosca pensasse.

O, Daco immaginò, provasse emozioni, su quella ringhiera, bianca di suo, e nera di sé.

Forse, mestamente, ricordava i giorni felici, i voli arditi nel tepore della bella stagione; l’irresistibile, disgustoso odore di guasto e i tuffi nel pattume succulento di un cassonetto scoperchiato, colmo da giorni, o verso una calda merda spiaccicata sull’asfalto, pestata da un provvidenziale piede umano in modo che essa potesse scegliere il punto peggiore dove poter suggere …

Pensieri, pensava la mosca, e emozioni provava …

Ed ecco, allora, cosa avvenne.

Dove una mosca poteva essere trasfigurata in un essere pensante e sensibile, ben altra poteva essere la metamorfosi di un uomo. Forse fu proprio il fatto, del tutto singolare, che gli pareva stesse accadendo,  avvertire così chiari i sentimenti dell’insetto, avere la capacità di cogliere il suo stato d’animo. O, piuttosto, fu un sogno ad occhi aperti, nella noia sonnolenta di un lavoro che languiva; o un gioco; o ebbrezza, o follia, o verità, o tutto questo insieme, ma Daco in quel momento sentì che non era più un uomo.

In quel momento, colpito dal riverbero fulgido della luce invernale, Daco sentì che era Dio.

Dio.

Possente.

Misericordioso.

Pronto a fare il Bene del Mondo, nella tragedia che questo stava vivendo, e comunque, tutto quanto andasse fatto.

Innanzitutto, per l’appunto, fare che il bianco diventasse nero. Per riempire quei fogli degli schizzi di china che aveva da fare da giorni, le illustrazioni per la sua stupida rivista da quattro soldi -ancora a mano, e neppure il colore volevano pagargli- non ci sarebbe voluto più di un attimo, ora che era Dio.

E nulla ancora sarebbe stato, il miracolo di fare quel lavoro, che fino ad allora gli era risultato impossibile. Perché dopo, sempre più Dio, Egli avrebbe invaso tutto il mondo di Sé e della Sua Essenza, pronto a sconfiggere la malattia pervasiva, e il Male in genere.

Ma, prima ancora, si doveva dedicare a quel lembo minuscolo dell’Ovunque, a quel piccolo balcone che aveva davanti, e portare conforto al dolore che era là, e da cui in fondo tutto era nato.

Doveva recare all’insetto la pace di Dio.

Dio.

Ora.

Così Daco si alzò e, come levitando, fu fuori. Dalla sua essenza provvisoria di uomo e, soprattutto, fuori di casa. Circonfuso dei raggi del sole, raggiunse la mosca e questa, invece di rifuggire il contatto, alzò impercettibilmente il capino, senza paura; anzi, con speranza, come lo aspettasse.

I Suoi occhi fissavano quelli poliedrici del piccolo essere che con evidenza gli chiedevano pietà. Le Sue mani brandivano un fascio di quei fogli bianchi che fino ad un momento prima giacevano inutili sul tavolo dell’uomo, ed Egli, mirando alla ringhiera, con gesto solenne e liturgico li abbatté con forza sull’insetto, concedendogli una morte rapida e clemente.

La mosca e la ringhiera … il nero fu bianco, e non fu più, come svanito.

Anzi, improvvisamente, fu come se tutto volesse svanire.

I fogli, la ringhiera, la mosca … Daco … Dio …

Dio …

Dio, il telefono!

Il telefono suonava, dalla tasca.

Guardò il numero, era il Capo: << Il plico, con i disegni, maledetto … come al solito, ancora non mi hai mandato il corriere … fannullone, incapace … sempre pieno di fogli, sempre bianchi, ma ora basta, ti faccio male, ti faccio nero … >>

Basta?

Perché basta?

Perché fermarsi?

Daco parve di nuovo sollevarsi da terra, enorme, e con tutta la Sua potenza disse a gran voce: ”Piccolo essere infame che cianci nel vuoto, cosa ne sai tu? Del bianco, del nero, del Bene e del Male, e di Me, che sono …?”.

Ma prima che quella Parola fosse pronunciata, all’improvviso, il sole disparve tra nembi imponenti, squarciati dal vento, e piovve una pioggia violenta che lavò ogni traccia della mosca e lasciò bianca la ringhiera, e lui fradicio e umile.

Nella tempesta Daco fu di nuovo piccolo, inerme, indifeso al cospetto del Signore.

Allora guardò sconsolato i fogli bianchi che aveva in una mano e il telefono che aveva nell’altra, e attese che dal Signore arrivasse la sua punizione …

Per fortuna, però, e misericordia di Dio, il Signore, di là, aveva già riattaccato.