COLPA, REATO, PECCATO, ERRORE, CORREZIONE.

_di Roberto Vacca

Certe persone recano ad altri danni materiali, economici, fisici – talora li uccidono. Talaltra non fanno quello che hanno promesso di fare. Mentono. Omettono azioni doverose che eviterebbero disastri. Da millenni di loro si occupano le leggi. I giudici decidono – in modi imperfetti – se siano colpevoli o no di reati definiti dai codici. Decretano se debbano soccombere davanti agli avversari o se debbano essere puniti con multe, prigionia, pene corporali, morte.

Molte azioni non sono considerate come reati secondo le leggi, ma sono riprovate, anche se non da tutti. Si è sempre saputo che tanta gente fa cose che non si dovrebbero fare. Da tempi antichissimi si diffuse l’idea di una colpa condivisa da un’intera comunità – città, popolo – e si ricorse a riti intesi a cancellarla.

Gli ebrei inventarono 3300 anni fa la purificazione che consisteva nello scaricare su un caprone tute le malefatte del popolo di Israele

[pare se ne occupasse Aronne, fratello di Mosè]

. Poi il capro espiatorio veniva frustato e scacciato vero il deserto ove moriva di fame

Mezzo millennio più tardi gli ateniesi seguivano una cerimonia simile durante la ricorrenza di Thargelia. La città veniva purificata (originariamente dopo una pestilenza) scaricando il male su un essere umano deforme che veniva ben nutrito con dolci e fichi secchi, poi frustato e bruciato su una pira. Dopo una guerra persa contro i cretesi, ogni anno gli ateniesi espiavano scegliendo un giovane e una ragazza – brutti e criminali, detti farmakoi (curanti) – che venivano frustati, cacciati alla città o uccisi. Questi tentativi di eliminare il male rendendolo concreto si accompagnarono alla definizione di “peccato” – azione colpevole e proibita. Questa viene definita in ebraico dalla parola hata, in greco da hamartia e in gotico da syn (inglese “sin”). Curiosamente le tre parole sono sinonimi. Definiscono l’errore: lo scarto di chi tira con l’arco e non riesce a colpire il centro (l’oro) del bersaglio. La sua freccia si impianta in un punto che ne è discosto.

L’etimologia latina di “peccato” pare derivi dal concetto di mettere il piede in fallo. I matematici e gli informatici sanno bene che l’errore è sempre in agguato. Analogamente il rischio di imperfezioni incombe su ogni attività umana. Il controllo di qualità è disciplina che ha una antica tradizione nell’industria manifatturiera ed è evoluta fino a mirare alla gestione totale della qualità. Gli industriali assumono responsabilità più estese. Controllano e garantiscono progettazione, materiali, metodi di produzione. È un progresso anche intellettuale. L’intelligenza umana si esplicita nei programmi di computer che governano robot, macchine operatrici, trasporti interni e telecamere per collaudi visivi. A valle migliora la qualità della manutenzione e delle applicazioni finali. Si esplicita anche nei programmi per la gestione di progetti. L’industria assume sempre più la responsabilità di informare gli utenti finali sui modi giusti di usare i prodotti.

Il concetto di peccato come grave azione cattiva fu precisato in molti contesti religiosi. Augusto promulgò (8 a.C.) la Lex Iulia Maiestatis che affermava la divinità dell’imperatore e puniva con la morte al rogo(vivi crematio) gli attentati o le ingiurie infertegli.

Notoriamente i cristiani ripresero dalla Bibbia l’idea del peccato originale condiviso da tutta l’umanità, ma asserirono di essere i soli a cui quello stigma era stato tolto. Gli imperatori cattolici ripresero con entusiasmo l’usanza stabilita dalla legge di Augusto. Per secoli bruciavano eretici e bestemmiatori sul rogo uno alla volta. I codici penali di alcuni paesi occidentali comminano ancora pene detentive più o meno gravi ai bestemmiatori. Nei paesi islamici le pene sono molto più severe: in alcuni c’è ancora la condanna a morte.

Nel 1278 nell’Arena di Verona, furono bruciati tutti insieme duecento eretici Catari (una setta di Concorezzo in Lombardia che seguiva gli insegnamenti di Roberto il Bulgaro: il mondo sarebbe stato creato dal demonio e non va perpetuato. Dunque è bene astenersi da rapporti sessuali per non generare figli – e il suicidio è meritorio).

Famoso il rogo di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori nel 1600. L’ultimo eretico arso al rogo fu Ignazio Barbieri nel 1724. Lo scrittore Emilio Trivelli, anche lui bollato come eretico, fu decapitato a Roma nel 1737.

In tempi moderni ingiustizie e persecuzioni sono state perpetrate da regimi dittatoriali. La premessa comune è il concetto totalitario di certi gruppi umani che affermano la propria superiorità totale e considerano altri gruppi come nemici da annientare. È un principio che si presenta nella storia dai tempi più remoti.