I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2026 – Cesare perduto nella pioggia sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina, Stefano Valacchi_Siena

Anno 2026 (Stagioni – Autunno)

A quei tempi era sempre festa. Si camminava in collina, sobbalzando ad ogni rumore. Da lassù si potevano vedere alla sera i fuochi nelle piazze illuminare la gente che ballava, segno che era ora di tornare a vivere, a far l’amore nelle cascine. Gli incendi di Torino, gli aerei sopra la città in fiamme. Ogni giorno che passava il ricordo si faceva meno nitido.

L’estate oramai dimenticata si era lasciata alle spalle quella scia di euforia che lascia immaginare un futuro diverso. La nuova stagione aveva bussato con la forza del vento del nord, facendo cadere le foglie dai rami, creando sotto agli alberi uno scintillante sentiero di mille colori dal verde aprile al giallo settembrino sino al rosso fiammeggiante di certe viti e querce canadesi che coloravano la campagna tra fine ottobre e novembre

Era la stagione dei ripensamenti dopo il grande caldo, dopo tutto quello che di brutto aveva portato la pazzia degli uomini che senza apparenti motivi dovevano dimostrare che gli altri non erano alla loro altezza, costasse quello che doveva costare.

Alla fine poi c’erano sempre conti da regolare, situazioni che andavano chiarite. La febbre doveva sfogare bene perché il paziente tornasse sano e forte più di prima. Gente che fino a ieri aveva indossato una divisa adesso ne aveva un’altra.

Marta era così bella! Marcello faceva fatica a trattenere le lacrime quando la guardava sorridere. Di profilo sembrava un’attrice. Se avesse avuto un briciolo di fortuna sarebbe sicuramente diventata una diva del cinema. E invece già sentiva i dolori delle mattine nelle risaie.

Mentre saliva le scale per riaccompagnarla da sua madre le diceva che la lampadina aveva un colore indefinibile, simile al giallo della luna di settembre, che annuncia l’autunno imminente.Lei rispondeva di smettere di dire sciocchezze, che quella vera era là fuori, a illuminare Torino e le colline circostanti.

Quando erano soli lui parlava piano. Poi le cercava il sesso, immaginato mille volte nei lunghi dormiveglia dei bombardamenti. Lei lo faceva arrivare fino al giardino della sua intimità, bloccandogli di colpo la mano, a ricordagli che certe cose si fanno soltanto dopo essere stati assieme all’altare. Marcello allora si girava dall’altra parte. Le baciava i capelli e pochi attimi dopo già dormiva, sognando di scappare per boschi e dirupi inseguito da mille nemici.

La cosa che adesso gli pesava di più era il fatto che in collina non c’era stato, anche se ogni giorno il pensiero finiva sempre lì, come una ragazza sognata e svanita via.

Spesso pensava che la vita gli aveva regalato troppa tristezza. Anche se adesso il dolore vero era passato, nelle tasche della sua esistenza rimanevano spiccioli d’inquietudine, che certe sere a contarli facevano male davvero. Era allora che s’immaginava di andare in un albergo del centro e farla finita. Avrebbe lasciato sul comodino un biglietto, poche righe che raccontavano tutta la verità ai compagni. Loro avrebbero di certo capito. O forse no.