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L'angolo dello scrittore

Bioterrorismo: proibizioni e difese

Malgrado le proibizioni e le buone intenzioni e sebbene le persone colpite in USA siano poche, il rischio è grave. Potrebbero essere disseminati i germi della peste e del vaiolo, oltre a tossine come la botulina_di Roberto Vacca

Le armi batteriologiche sono proibite dal 1925 quando fu firmata la Convenzione di Ginevra contro i gas asfissianti. Dal 1972 un’altra Convenzione proibisce armi biologiche e tossine e obbliga tutti i 143 Stati firmatari a collaborare in ogni investigazione decisa dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Malgrado le proibizioni e le buone intenzioni e sebbene le persone colpite in USA siano poche, il rischio è grave. Potrebbero essere disseminati i germi della peste e del vaiolo, oltre a tossine come la botulina. Naturalmente gli scienziati lavorano da anni per trovare vaccini, antibiotici e sistemi di allarme che analizzano spore e germi contenuti in campioni di aria. E’ probabile che sarebbero inadeguati nel caso di attacchi portati contro vaste aree abitate. Donald Henderson (direttore del Centro per gli Studi di Biodifesa Civile all’Università Johns Hopkins di Baltimora) ha detto: “Dopo che una nuvola di aerosol infetto ha traversato una zona, i microbi sono morti oppure sono ancorati a superfici solide: a questo punto i biorivelatori non funzionano più”. Un sistema veloce per individuare le persone colpite da infezione potrebbe essere quello di controllare il livello di ossido d’azoto che hanno nel fiato.

Batteri, spore e tossine possono essere usati anche sui campi di battaglia. Qui le aree sono circoscritte e sono stati fatti progressi notevoli nel monitoraggio. L’esigenza è quella di avere apparecchiature leggere e trasportabili che assorbano poca energia e che forniscano risultati in tempi tanto brevi da permettere l’adozione di misure protettive o l’evacuazione rapida dei soldati.

In avvenire si potranno realizzare anche biosensori robotizzati capaci di spaccare le spore e di analizzare in mezz’ora i veleni o il DNA degli organismi che esse contengono. Occorre naturalmente riconoscere in parallelo il DNA di alcune decine di agenti diversi. Per analizzare sequenze di DNA è necessario disporre di campioni abbastanza grandi; se quelli raccolti contengono solo poche centinaia di molecole organiche sospette, queste possono essere replicate ricorrendo alla reazione a catena della polimerasi. E’ anche possibile rivelare l’azione delle molecole sospette su anticorpi e su cellule viventi (biosensori basati su tessuti o TBB, Tissue Based Biosensors). E’ necessario ricorrere a combinazioni sofisticate di tecniche biomolecolari, elettroniche, informatiche e di nanotecnologia.

Si tratta di problemi abbastanza spaventosi. Si può cercare una (troppo modesta) consolazione nel fatto che probabilmente, almeno alcune persone sarebbero naturalmente immuni all’attacco con germi – mentre nel caso di una guerra nucleare nessuno è immune.

Ovviamente non possono esistere soluzioni efficaci e semplici. Occorre organizzare controlli meticolosi sia all’origine, dove possono essere prodotte le armi proibite di distruzione in massa, sia nei punti di passaggio dei corrieri che le trasportano. Le operazioni relative vanno affidate a personale selezionato, addestrato e ben pagato – misure ovvie che troppo spesso non sono osservate. Ma non si possono risolvere problemi ed evitare reazioni di protesta anche violente derivanti da decenni di incuria e mancanza di immaginazione innovativa nel diffondere conoscenza, principi basilari della convivenza civile, tecnologia e modi di crearsi un’esistenza interessante, accettabile, prospera. Finora non è stato fatto: cominciamo, quindi, oltre a prendere misure di sicurezza anche a diffondere il verbo di una civiltà che non sia fatta di principi gratuiti (e spesso assurdi), non di edonismo e profitto a ogni costo, ma di ragione, di logica, di libertà, uguaglianza, fraternità.

[Notizie più dettagliate si trovano su: www.stimson.org/cwc/bwctext.htm (Convenzioni); www.spectrum.ieee.org (ricerca, soluzioni tecnologiche); www.darpa.mil/dso/textonly/thrust/sp/tbb/index.html (biosensori)]