I brevissimi 2026 – Attesa, Chiara Crespo_Villar Pellice (TO)
Anno 2026 (Stagioni – Autunno) – Sezione giovani under 21 – Menzione Premio “D. Bia”
Il ticchettio ritmico dell’orologio mi farà impazzire, ne sono certa.
Rimbomba nella casa vuota come un tuono. Le lancette si muovono piano, senza fretta, ignare dello stato di sofferenza in cui mi trovo. È un crudele scherzo del destino. Il tempo ha rallentato solo per deridermi. Il mio piede continua a battere forte sul pavimento. Il solo movimento che riesce ancora ad ancorarmi alla realtà. I minuti scorrono ma mai abbastanza in fretta. Le viscere mi si contorcono lasciando una sensazione di disagio che mi striscia dentro. Un vuoto nel petto. L’ansia mi si avvinghia pronta a stritolarmi come un boa con la sua vittima, mettendo finalmente la parola fine alla sua miseria. Il cuore batte forte e non ha nessuna intenzione di rallentare.
Ancora tre minuti…
Il sudore mi cola negli occhi, sulla schiena mi si raffredda a contatto con il fianco della vasca cui sono appoggiata. Cerco di distrarmi, conto le piastrelle del pavimento, una, due, tre, quattro…nulla funziona, i pensieri continuano ad inondarmi la mente, traditori.
E se questa volta avesse funzionato? Dopotutto avevano fatto tutto bene, avevano seguito alla lettera le indicazioni del dottore. Deve funzionare, ad ogni costo, non posso permettermi di essere nuovamente un fallimento, un difetto per gli occhi del mondo e dei miei cari.
Marco mi ha sempre rassicurata “non è colpa tua”, “andrà tutto bene”, “ci riproveremo e andrà meglio” ma non va meglio! È tutto sbagliato! IO sono sbagliata! Perché non riesco a fare una cosa tanto semplice per cui Madre Natura stessa mi ha progettato! Il tempo mi scorre tra le dita come acqua e più cerco di afferrarlo più questo scivola via.
Due minuti…
Ha iniziato a piovere, ora il tic-tac dell’orologio si è mescolato alle gocce di pioggia che picchiettano sul vetro della finestra. Un’altra uggiosa giornata autunnale. Marco è uscito, avevo promesso di aspettarlo ma non l’ho fatto, non avrei sopportato il suo sguardo ancora deluso. Ho sempre detestato l’autunno, le troppe piogge non fanno altro che infangare le strade e far marcire le foglie che si staccano dagli alberi e cadono morte al suolo. Il mondo stesso piange le sofferenze degli uomini. Distolgo lo sguardo, non ne sopporto la vista in questo momento.
Le foglie secche e gli alberi spogli non fanno altro che ricordarmi la mia miseria. Finirò per essere proprio come loro: un grembo un tempo florido che ora sta lentamente marcendo e prima o poi sarà secco e arido, spoglio, pronto per l’inverno. Infertile.
Un minuto…
Le lacrime mi riempiono gli occhi ma non le lascio cadere, non ancora. Ho bisogno di ancorarmi a quell’ultima speranza che sia positivo. Mi ero già immaginata troppe volte: la pancia che cresce gonfia di vita, il sorriso di Marco e la felicità delle nostre famiglie. La corsa folle in ospedale, il suo primo pianto, la prima poppata. Pensieri dolorosi. Anche le nausee mattutine le avrei accolte volentieri.
Tempo scaduto. Il momento del verdetto è arrivato.
Mi alzo lentamente con braccia e gambe intorpidite, il coccige dolorante per essere stata seduta sul pavimento freddo e duro. Prendo un respiro profondo e mi sembra di averlo fatto per la prima volta. Le orecchie fischiano. Allungo la mano e con delicatezza stringo il test di gravidanza.
Apro gli occhi che non mi ero neanche accorta di aver chiuso.
Dopo aver contemplato il risultato per un po’ butto il test nel cestino ed esco dal bagno chiudendomi la porta alle spalle.




