Caricamento in corso
I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2021. Al centro del bianco, Benedetto Mortola_Genova

anno 2021 (Bianco)

La sveglia sul comodino suona.

La mia mano annaspa nell’aria.

Non la trovo. Poi non la sento più.

La sveglia è sparita.

Mi guardo intorno.

È sparito anche il comodino.

Strano, mi dico.

Mi alzo.

Mi volto. Sparito anche il letto. Con mia moglie addormentata.

M’infilo pantaloni e camicia. Faccio per prendere la giacca, ma non c’è.

È sparita con l’attaccapanni.

Strano, mi dico.

Ci penso qualche secondo. Ma devo andare a lavorare.

Calze. Scarpe. Portafoglio. Chiavi. Patente.

Mi giro. Nella stanza non c’è più niente.

Scendo di corsa.

Esco dal portone. In strada.

Dovrebbe essere giorno. Invece è sempre buio.

Ci sono ancora le luci accese.

Mi volto e non vedo più il condominio.

Strano, mi dico. Ci abito da otto anni. È vero: sono appartamenti piccoli.

E anche esposti male. E cari.

Ma non sono mai spariti. Non è mai successo.

Sale una strana nebbia. Scura. Lenta.

La strada deserta. Il parcheggio vuoto. A quest’ora è sempre strapieno.

Tiro fuori le chiavi. La mia auto grigio perla. C’è. Dove l’ho lasciata ieri sera. È l’unica auto.

Faccio per aprire, ma l’auto sparisce.

Tendo le mani. Tocco l’aria. Qui. Dov’era la mia auto. Solo un attimo fa.

Passa una signora. Strano cappellino. Mi guarda.

Scuote capo e cappellino.

Poi sparisce anche lei.

Mi guardo intorno. Un signore viene verso di me. Con valigetta 24 ore e ombrello. Fuma una sigaretta. Voglio chiedergli cosa ne pensa. Di questo tempo scuro. Di questa nebbia. Di tutto questo sparire.

Ma di colpo lui non c’è più.

Cammino.

Arrivo alla fermata del bus. Ci sono una signora, un ragazzo e una bambina. Ma esistono davvero?

Tocco il ragazzo. Lui si volta incazzato. Mi sono sbagliato. Faccio per chiedergli scusa, ma è sparito.

E poi svanisce la signora.

Restiamo io e la bambina. Qui. In questa strana mattina.

Lei guarda uno dei pupazzetti del suo zainetto. Possibile che non si sia accorta di nulla?

“Scusami. Hai visto che…”

Sparisce anche lei.

La nebbia ora è più chiara. Lattiginosa.

Un rombo.

Arriva il bus. Vedo le luci. Sbuca dalla nebbia.

Faccio segno. Si ferma.

È pieno di gente.

Apre le porte.

Qualcuno scende. E svanisce nella nebbia.

Io salgo.

No. Non sono salito.

Ho fatto solo il gesto. Uno dei miei piedi si è alzato. E sono rimasto così.

Il bus è sparito.

Cammino nella nebbia pallida.

Un ronzio nell’aria.

Qualcosa che rotola. Si avvicina. Davanti a me. Prende forma nella nebbia. Un ragazzino sopra lo skateboard. Viene avanti tranquillo, deciso.   Proprio nella mia direzione.

Sono felice di vedere qualcuno.

Finalmente!

Agito una mano: “Ehi! Ciao!”

Lui non rallenta. Ce l’ho quasi sopra. All’ultimo momento piega di lato.

Mi scansa.

E sparisce.

Resto fermo in questo grande silenzio.

In mezzo alla nebbia bianca.

Proseguo lungo la strada. La conosco bene. La faccio in auto tutte le mattine. Per andare al lavoro.

Oggi la faccio a piedi. E in questa nebbia troppo bianca.

Svolto un angolo. Poi un’altra strada. Sempre nebbia. Sempre più bianca.

Il rumore dei miei passi.

Vedo dei fari. Un’auto!

Mi butto in mezzo alla strada.

Mi sbraccio: “Fermati!”

L’auto non si ferma. Viene avanti. E prima di colpirmi, sparisce.

Dietro questo isolato c’è il mio ufficio.

Nebbia bianchissima.

Sono davanti al portone aperto. Entro. Nessuno. Ascensore. Quinto piano. Corridoio. Porta del mio ufficio. Spalancata. Entro. C’è tutto.  Scrivania. Poltrona. Portapenne. PC acceso. Pianta di ficus. Okay. Qui non c’è nebbia. Qui tutto è a posto.

L’incubo è finito.

Rumore di passi. Mi volto. Gianna. La collega. Mi guarda. Sorride.   Bellissima.

Folata di vento. Finestra spalancata. Luce intensa. Gianna sparisce.

Guardo lo schermo del PC. Schermata di Google. Digito “TUTTO SPARISCE”

Lo schermo diventa bianco. Poi il PC sparisce. Il portapenne sparisce. La scrivania sparisce. La poltrona sparisce. La pianta di ficus sparisce.   L’ufficio sparisce. Il palazzo sparisce.

Tutto l’isolato è sparito.

Sono qui. Su un’immensa piazza.

Cammino.

Tra una nebbia incredibilmente bianca, accecante.

Si alza il vento.

La nebbia sparisce.

Sono in uno spazio immenso.

Vuoto.

Sono solo.

E sono al centro del bianco.