Il racconto è uno scatto fotografico, Antonella De Biasi
Esercizi PerCorsi di Energheia 2024, docente
Rivoluzionario lo spazio e adottare un punto di vista sorprendente, osservare una fotografia, i lembi ingialliti dal tempo oppure lucente sul display di un telefono, attiva i meccanismi della narrazione che spesso si assomigliano a quelli delle arti figurative.
Nel laboratorio “Il racconto è uno scatto fotografico” siamo partiti da una selezione di fotografie, alcune molto famose, altre prese da fotografi sconosciuti e abbiamo fissato dei punti di osservazione, inquadrature: qualsiasi racconto è un’interpretazione fatta da un preciso punto di vista, che condiziona il modo in cui vediamo le cose e in cui le trasmettiamo agli altri.
Anche nei quadri (ancora prima esistenti rispetto alla fotografia) il meccanismo narrativo è quello: cosa voglio raccontare? Cosa c’è dietro questa scena? Questo paesaggio? Quel gesto? Quelle luci?
Le storie si fondano sullo sguardo e sullo sfruttamento dello spazio d’azione.
Con l’osservazione dell’Annunciazione di Lorenzo Lotto il centro della scena (una delle scene più rappresentate nella storia dell’arte) è spaccato: l’autore per raccontare quello che è un episodio sacro e famoso, inventa un suo modo. Al centro, un piccolo gatto nero fugge, di lato c’è la Vergine Maria, con un’espressione mista allo stupore e allo spavento, l’angelo è altero, con il dito alzato e da una nuvola sullo sfondo Dio piomba nella stanza dove tutta la scena si svolge. È interessante come l’aver proiettato uno dei dipinti più celebri attivi delle interpretazioni originali, spesso profonde: e questo perché Lotto è riuscito a riprodurre un evento straordinario e unico, come collettivo, evocatore di una esperienza personale, che poi, è quello che fa un buon racconto e la letteratura in generale.
Annunciazione, Lorenzo Lotto
La nostra personale capacità di intuire un fatto narrabile coincide con lo sguardo che porta il fotografo allo scatto e il pittore al taglio e all’autrice o all’autore con il punto di vista.
Il maestro Julio Cortazar nel suo saggio “Alcuni aspetti del racconto” spiega qualche trucco – che ho condiviso con il gruppo – e dice subito che un racconto che funziona trasmette “la fugacità nella permanenza” e se si ha una precisa visione delle cose, le cose che si osservano camminando si disporranno in scene dotate della propria visione, col proprio mistero dentro.
Buttare giù il lettore alle prime mosse è la difficoltà dello scrivere un racconto, mentre il romanzo può avere tempi diversi, diluiti. Il racconto deve colpire e coinvolgere. Ho suggerito al gruppo un semplice schema che potesse guidarli nel trovare la loro storia, scegliendo tra una selezione di fotografie, alcune in bianco e nero, altre a colori, da Tina Modotti a Henri Cartier Bresson, dagli street photographer a Cindy Sherman.
Il tema: non sarà quello a fare un racconto convincente, ma il modo in cui fa da attrattore di significato, quindi trasforma un fatto ovvio e quotidiano in un evento simbolico.
Il nucleo atomico: se il racconto avrà questo elemento sarà capace di aggregare intorno all’episodio eventi che rimandano il lettore a significati molteplici e ulteriori, facendogli avvertire lo spessore dell’esperienza finita la lettura.
Tensione e intensità raccontano, invece, dello stile che vogliamo dare al nostro testo. A come vogliamo costruirlo.
Negli scatti di cui ci siamo occupati tutto accade dentro, intorno, accanto, sotto. È nell’insondabile, nei dettagli, in ciò che emerge o resta nascosto, che vive la complessità del racconto, composto di trasparenze, di legami chimici, di memoria, di combinazioni segrete.
Ricordiamoci che il macromovimento della storia che stiamo guardando o che riguarda dei fatti, propri della grande Storia, corrisponde sempre a micromovimenti interni, i nostri.
Nel laboratorio, ognuno ha scelto uno scatto, a volte alcune scelte sono state condivise da più persone e poi, “in diretta” sono state scritte le storie. Sono venuti fuori racconti bellissimi, originali e interessanti: quasi perfetti sin dalla prima stesura.
Letti a voce alta e condivisi: perché la partecipazione delle storie e alle storie è una delle capacità più belle dell’essere umano.




