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Futuro Remoto

Visita di controllo_Silvana Omati

paesaggi

Esperienze di periferie

Vengo depositata col deambulatorie nello scantinato di una palazzina dove dovrò attendere il mio turno per la visita di aggravamento, al fine di poter aggiungere, eventualmente, qualche punto di merito rispetto alla mia disabilità.

La sala d’attesa (denominazione impropria!) è un bugigattolo di pochi metri quadrati, già saturo di dolenti figure dotate di un cartellino giallo, appiccicato su faldoni di documenti che attestano la storia sanitaria in declino di ciascuno.

Il foglietto indica il numero progressivo d’ingresso nell’ambulatorio della Commissione che esaminerà il materiale cartaceo in duplice copia, attestante il peggioramento delle condizioni fisiche o psicofisiche del paziente: non sempre le fotografie allegate, scattate in altre epoche, corrisponderanno ai dati somatici attuali dell’interessato.

Sono la numero 11. Seguono altri dieci numeri e sono solo le 14.30! Le sedie sono insufficienti, ma fortunatamente alcuni dei presenti sono in carrozzina.

La mia vicina è giovane, bella e ha il viso in parte coperto da una mascherina: mi spiega che ha valori così bassi e la porta per difendersi da germi patogeni per lei deleteri: peccato che l’aria si faccia sempre più soffocante, specie per lei!

Una vecchia, adagiata su di una carrozzina chiede insistentemente all’accompagnatore come farà a raggiungere l’ambulatorio situato ancora più in basso (2°girone); viene inutilmente e continuamente rassicurata che vi è uno scivolo.

Un’anziana coppia (lei ancora vigile, lui perso nei meandri della demenza senile), accompagnati dall’unica figlia che ha chiesto due ore di permesso al lavoro, hanno due numeri dopo di me; la madre desidera parlare a voce alta, ma viene zittita dalla figlia: fa appena in tempo a chiedermi se io ho figli e le pare impossibile che io ricordi i nomi di ben dieci nipoti!! Mi passerà l’indirizzo di un cinese esperto di agopuntura e così onesto nei prezzi. Un vero toccasana per: dolori alle ossa…!

Due mamme tengono in braccio le loro bimbe che, vestite a festa, nascondono bene i loro malanni. Tre uomini infermi sono collegati a cannule per l’ossigeno.

Rallegrano, si fa per dire, l’ambiente le tute dai colori sgargianti dei volontari di diverse associazioni; ingannano l’attesa per il loro Servizio, commentando i risultati di una partita di calcio molto importante per le squadre in semifinale. È arrivato il mio turno: scendo, frenando, e mi siedo davanti alla Commissione formata da cinque esperti; osservano le mie “pezze giustificative”, si complimentano, perchè sono suddivise in diverse cartellette e, gentilmente, mi licenziano in cinque minuti, avendo l’avvertenza di suggerirmi di risalire nel primo girone pian piano. Una solerte assistente mi apre la porta per facilitarmi l’uscita. Sarò avvisata, riguardo i risultati, ma mi rassicurano che non dovrò andare di persona nel capoluogo di provincia per conoscere l’esito. Anche gli handicappati, nel loro piccolo, godono di vantaggi!?