Il Premio Energheia conserva il pregio di dosare il silenzio e la parola

_di Veronica Mestice

Abbiamo sempre bisogno di una storia. Anche quando sembra di no, anche nel nostro tempo dei mille racconti. Il “Premio Letterario Energheia” ce lo ricorda da venticinque anni. Lo fa attraverso narrazioni raffinate, sceneggiature inedite, racconti evocativi, affinché possiamo giungere a toccare la nostra essenza dispersa e riconoscerci come individui.

Nel paesaggio di bellezza scavata e terribile dei Sassi di Matera, ogni anno, le storie del nostro tempo si intersecano e ruotano attorno a snodi onnipresenti per ricordarci che la letteratura può unire allo scopo di fare cultura, promuovendo le connessioni tra individui senza limiti di espressione. Giovani e meno giovani – ubriachi dell’apollineo – giungono da Spagna, Israele, Francia, Libano, Ungheria, Palestina, uniti al di là delle diverse frontiere e linguaggi, volenterosi di esserci per essere letti e per questo autentici nel padroneggiare l’inesauribile senso letterario: l’incontro che trascende le identità.

Nei loro, nei nostri occhi c’è un’estrema urgenza di parole, di linguaggio che sappia aderire alle cose e afferrare il tutto che fugge. È la bellezza della letteratura che, nella possibilità di regalare al mondo l’unità che il mondo non possiede, assolve al suo compito infinito: produrre realtà. Sempre la vita rinasce al di fuori del foglio, sgorga impetuosa e trova automaticamente il suo corso, senza mai fissarsi completamente, perché è desiderio di “altro ancora”, perché quello che c’è sulla pagina non basta, non può essere tutto, perché è la vita stessa che non conclude.

Un racconto è significativo quando spezza i propri confini con quell’esplosione di energia spirituale che illumina bruscamente qualcosa che va molto oltre il piccolo e talvolta miserabile aneddoto che narra” – scrive Cortàzar. Raccontare ha il superbo compito di accendere le coscienze, deflagrare certezze, riprodurre il mistero e l’integrità dell’essere umano, rivelare la vita – imperfetta e brutale – senza falsi moralismi, né precise ambizioni. E nella congerie di storytelling odierno, il Premio Energheia conserva il pregio di dosare il silenzio e la parola, l’impeto e la narrazione nelle giuste proporzioni, per rendere l’alchimia peculiare della letteratura: far pensare.