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Futuro Remoto

Futuro Remoto_Antonio Petrocelli

paolo 3Da piccolo, cresciuto a Montalbano Jonico, pensavo che Matera fosse il luogo dell’ospedale, il luogo dove si nasce e si muore e il luogo dove c’è il medico specialista. Nel mio immaginario infantile, Matera è stata sempre questa roba qui, un posto da raggiungere dopo aver percorso una strada tortuosa, alzandosi la mattina presto, nell’attesa che alle 7 in punto il noleggiatore suonasse il clacson davanti alla porta di casa, per avvertirci che era ora di partire. E ancora adesso Matera è raggiungibile, se non percorrendo una tortuosa strada provinciale, che nelle sue curve sinuose, si diverte a fare apparire e scomparire la città, nel percorso di avvicinamento.

È passato più di un secolo da quando l’onorevole Zanardelli visitò la Lucania nel 1902 e da quando il rapporto dell’allora sindaco Francesco Manfredi denunciò al primo ministro la necessità di legare Matera al resto dell’Italia con una ferrovia, ricordando la fervida attività culturale della città, il ruolo strategico nella regione e il suo importante contributo all’Unità d’Italia. Una tradizione a cui Matera non si è sottratta anche in tempi più recenti: basti ricordare la resistenza ai tedeschi nel settembre del ‘43. Tuttavia Matera resta sempre tagliata fuori dai collegamenti ferroviari, pur avendo una stazione realizzata in un periodo di grande ottimismo e fiducia nel futuro ma non avendo i binari, che portino ad un altrove qualsiasi. E la stazione sta lì, con il suo inerme silenzio e pare una testa spiccata da un corpo ormai disperso e introvabile. Tuttavia questo non ha impedito alla città, orgogliosamente legata alla sua storia e alla sua autenticità, di presentarsi al mondo come un patrimonio di civiltà e cultura. La città non si è compiaciuta nel vittimismo provinciale, ha comunque continuato ad esser un punto di riferimento importante nella regione e si imposta all’attenzione mondiale per l’importanza della sua storia millenaria. Non solo dunque Sassi, ma intelligenze, uomini e iniziative che hanno disegnato il profilo di una città culturalmente vivace. Poeti, scrittori, artisti, e semplici cittadini che hanno tenuto connessa la città al resto del mondo. Il sindaco Francesco Manfredi ricordava all’onorevole Zanardelli “illustri intelletti” come Antonio Persio, Egidio Romualdo Duni, Tommaso Stigliani, Alessio De Sariis e il patriota Cesare Firrao.

Io potrei ricordare intellettuali raffinati come Rocco Mazzarone e Raffaele Giuralongo, il pittore Luigi Guerricchio, il poeta effimero Roberto Linzalone, fino ai giovanissimi scrittori emergenti come Mariolina Venezia, Dora Albanese e Antonello Morea.

Illustri intelletti che sono usciti fuori dalle macerie dei Sassi, come racconta nel suo intenso poema la Montagna di tufo Michele Parrella:

guarda, da quella

porta possono uscire

i poeti, gli zingari,

i ladri, gli assassini.

Da quella porta

possono uscire gli ultimi

ma con l’orgoglio di essere

ultimi.

Da quella porta

sono usciti i nostri padri

i nostri fratelli,

che in Europa fanno ruotare

i mulini, i torni.

E dal buco nero che un giorno fu una porta sono usciti anche, con la loro vivacità culturale, tutti coloro che hanno dedicato il loro tempo al premio Energheia, che con ostinata caparbietà, ormai da venti anni, si è imposto all’attenzione nazionale, segnalando i giovani scrittori di maggior talento. L’associazione Energheia, con la sua proposta culturale, è l’esempio concreto di un Sud che racconta il mondo e che con esso si confronta. Il pensiero, l’intelligenza, la consapevolezza del valore della propria identità, sono stati i binari veri, che hanno fatto di Matera una città in contatto perpetuo con il resto del mondo, molto di più di quanto lo possa fare una ferrovia che per ignavia politica non ci sarà mai.