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Rassegna Stampa

La distanza per amare. Ne parla il libro di Michele Bracco, presentato a “Lentamente”

Il Quotidiano – Venerdì 27 giugno

Il tema è inedito per la letteratura sociologica

“Perché si possa amare qualcuno, è opportuno che ci sia una distanza. Si desidera, infatti, ciò che è lontano, e amare l’altro significa vivere la distanza. Si può amare qualcuno se si è perennemente liberi di abbandonarlo”.
Parole di Michele Bracco, autore del saggio “Sulla distanza. L’esperienza della vicinanza e della lontananza nelle relazioni umane” (Stilo editore), presentato nei giorni scorsi nella piazzetta Ridola durante la rassegna “Lentamente”, organizzata dall’associazione Energheia con la collaborazione dei centri diurni del Dipartimento di salute mentale e della libreria dell’Arco.
Bracco, originario di Toritto, è insegnante di filosofia e storia nei licei ed è stato per diversi anni docente in alcuni seminari di storia della filosofia e di antropologia filosofica all’università di Bari.
Attualmente svolge l’attività di ricerca presso il Centro italiano di ricerche fenomenologiche di Roma ed il Cenro studi interdisciplinari di Chiavari.
Curando la voce “prossemica” per l’encicolpedia Treccani Bracco ha deciso di scrivere “Sulla distanza”, una pubblicazione che in Italia colma una lacuna nel settore: se si eccettuano infatti studi americani di taglio sociologico, la tematica della distanza interpretata fenomenologicamente è stata affrontata solo dallo scrittore pugliese
“Il segreto – ha affermato l’autore – è trovare la giusta distanza per cui le cose sono raggiungibili e non opprimenti. La distanza è spreco, ricerca ossessiva di abbreviazione, un’eccessiva vicinanza è insopportabile. Si ha paura di essere avvicinati, di essere toccati, il contatto è sempre rischioso perché mette in pericolo la nostra identità”.
“Tommaso Campanella – ha proseguito Michele Bracco – ha scritto che percependo qualcosa noi ci alieniamo in questo qualcosa per cui conoscere significa impazzire. Quello con cui entro in contatto mi aliena. Nelle persone che soffrono di malattie mentali, il contatto è rischioso. In alcune psicosi la presenza dell’altro è così insopportabile da mettere in pericolo la propria identità. L’amore è una situazione paradossale perché è una sfida ad uno dei principi della fisica secondo cui non è possibile che due corpi occupino lo stesso spazio”.

Nella foto_La presentazione del libro durante l’iniziativa Lentamente