Rassegna Stampa

Pubblicati in formato digitale i documenti del Concorso Internazionale per il recupero dei Rioni Sassi, promossi dal Comune di Matera nel 1977

L’associazione Energheia inizia con questa nuova pubblicazione digitale, una sezione dedicata al Concorso per il recupero e risanamento dei Rioni Sassi, svoltosi nel 1977, con una serie di studi e documenti che fungevano da corollario al bando.

A metà gennaio 1978, a “Palazzo Bronzini” sito in via Sette Dolori nel Sasso Barisano venne
inaugurata la mostra dei progetti presentati al Concorso Internazionale per il restauro urbanistico-
ambientale dei Sassi previsto dalla legge 17 maggio 1971 n. 1043.
Il percorso “istituzionale” per l’espletamento del concorso è stato lungo e travagliato. Il decreto
ministeriale di nomina della Commissione, prevista dalla legge n. 1043 del 1971 istitutiva del
concorso, con l’incarico di definire l’oggetto e le modalità del bando fu emanato nel giugno 1972 ed
avrebbe dovuto concludere i suoi lavori entro il 30 giugno 1973. Il bando predisposto dalla
commissione prevedeva la messa a disposizione ai concorrenti di una documentazione composta da:
– una memoria sulla vicenda storico-sociale dei Sassi;
– una indagine con la definizione dei caratteri architettonici e urbanistici dei Sassi;
– uno studio geologico-geotecnico dei Sassi;
– un estratto del piano regolatore della città.
Tale documentazione fu però pronta soltanto alla fine del 1974, alla vigilia della scadenza
dell’Amministrazione comunale presieduta dal Sindaco Franco Gallo.
Toccò dunque alla nuova Amministrazione comunale presieduta dal Sindaco Francesco Padula,
dopo la ricomposizione con decreto della relativa Commissione, concludere il concorso nel febbraio
1977.
Con una lunga e circostanziata relazione finale la Commissione del concorso spiegò le ragioni e le
considerazioni che l’avevano indotta a non assegnare il primo premio ma a stabilire una graduatoria
di merito a partire dal secondo premio.
Molti progetti presentati al concorso avevano “forzato ed esasperato le loro ipotesi propositive
nel giustificato intento di incidere col progetto sulla futura gestione perciò non era stato possibile
individuare fra i concorrenti un progetto che rispondesse in modo completo a tutte le specifiche
richieste fissate dal bando di concorso”.
Per queste ragioni ma anche per un’attenta valutazione delle implicazioni relative alla norma del
bando che prevedeva l’assegnazione al solo vincitore dell’incarico per la redazione dei piani
particolareggiati esecutivi la Commissione si ritrovò unanime sull’opportunità di non assegnare il
primo premio. La mancata assegnazione riconduceva il tutto nelle mani dell’amministrazione, che
avrebbe avuto maggiore libertà di iniziativa potendo ricorrere a diversi strumenti esecutivi.
Ripotiamo alcuni considerazioni della Commissione:
– il recupero dei Sassi, per caratteristiche e per dimensione, era fondamentalmente un problema di
gestione di lungo periodo;
– il concorso aveva comunque offerto all’Amministrazione Comunale una grande quantità di
suggerimenti e di indicazioni fondamentali per avviare una concreta politica di intervento;
– le responsabilità che il risanamento dei Sassi poneva all’Amministrazione Comunale erano pesanti
e difficili a partire dalle scelte di politica urbanistica e dalla creazione di una specifica struttura
tecnica ed amministrativa;
– il recupero e la rivitalizzazione dei Sassi non potevano infine prescindere dagli insediamenti
residenziali;
– per accelerare l’avviamento del risanamento sarebbe stato perciò necessario concentrare nei Sassi
tutti gli stanziamenti pubblici per l’edilizia economica e popolare assegnati a Matera.
La relazione si concludeva con una graduatoria di merito sui progetti presentati con una breve
valutazione tenendo conto dei criteri prestabiliti dal concorso, vale a dire l’inquadramento dei Sassi
nel contesto territoriale, il rapporto fra Sassi e restante organismo urbano, dettagli di sistemazione di
ambiti dei Sassi.
A conclusione, i primi due progetti indicati dalla Commissione furono i seguenti:
– 2° premio al progetto del gruppo capeggiato dall’ arch. Tommaso Giura Longo;

– 3° premio al progetto del gruppo capeggiato dall’arch. Giovanni De Franciscis.
La scelta della Commissione sulla mancata assegnazione del primo premio fu unanimemente
condivisa dall’opinione pubblica materana.
Così come fu sufficientemente condivisa l’attenzione posta dalla Commissione al progetto
dell’équipe materana coordinata dall’arch. Tommaso Giura Longo che venne giudicata come un
sostanziale meritevole primo premio, aderente all’idea di recupero maturata nella comunità
materana.
Il progetto del gruppo Giura Longo era accompagnato da una lunga premessa sulla storia sociale
ed economica della città e sul suo sviluppo urbano; il progetto illustrava poi l’ipotesi di un piano di
riutilizzazione dei Sassi a fini abitativi per una popolazione stimata di circa 4.000 abitanti e di
servizi a scala territoriale adeguati al potenziale attrattivo della città che comprendeva tutto il
territorio metapontino con il suo potenziale sviluppo agricolo e turistico.
A indicare l’integrazione urbana dei Sassi con la città del Piano veniva riproposto il progetto degli
anni ’30 di un collegamento diretto tra Piazza Vittorio Veneto e Sasso Barisano. Infine il progetto
non trascurava di sottolineare la funzione urbana del grande parco rupestre della murgia
auspicandone la conservazione dei caratteri ambientali e storici.
Il progetto terzo classificato del gruppo napoletano dell’arch. Giovanni De Franciscis, anche per
la presenza nel gruppo di due componenti materani, l’arch. Vincenzo Baldoni e il designer Mario
Cresci, fu valutato dall’opinione pubblica locale in una sorta di diretto rapporto-confronto con il
progetto del gruppo Giura Longo. La peculiarità del progetto De Franciscis era la previsione, nel
contesto di un assetto territoriale metapontino-bradanico con l’armatura urbana di Matera in
funzione di cerniera, di un incredibile asse stradale che partendo dall’area del previsto centro
direzionale avrebbe sottopassato in galleria il centro storico e lo sperone della Civita e lo stesso
Duomo, attraversato i Sassi e sorpassato il torrente Gravina con due grossi viadotti, ripartendo
infine dall’altipiano murgico per collegarsi alla fascia costiera metapontino-tarantina. Il rapporto
Sassi-città del Piano veniva realizzato attraverso la connessione delle nuove funzioni urbane:
residenziali, commerciali e di servizio da ubicare negli ambienti dei Sassi da recuperare con questo
asse di penetrazione. La rivitalizzazione dei Sassi veniva insomma affidata soprattutto alla funzione
commerciale a livello territoriale giacché quella residenziale veniva riservata per lo più agli

esercenti di quelle attività terziarie.

La conclusione del concorso sembrava preludere ad una rapida predisposizione di un primo piano
sperimentale di recupero stante anche la disponibilità finanziaria dei 3,5 miliardi stanziati dalla
legge 1043 del 1971 ma negli anni successivi non fu prodotto nessun risultato rispetto alla
prospettiva di un rapido e concreto inizio dell’opera di recupero.
I circa 3,5 miliardi stanziati dall’ultima legge speciale non furono utilizzati e successivamente non
furono più disponibili.
Per il vero avvio del recupero funzionale degli antichi rioni bisognerà aspettare la seconda metà
degli anni ottanta grazie all’approvazione della (ennesima) legge speciale n. 771/1986 che, questa
volta, a differenza del passato, punterà in modo esclusivo alla salvaguardia e valorizzazione degli
antichi rioni e del prospicente altopiano murgico consegnando l’intero patrimonio demaniale nelle
mani della comunità materana.

Michele Morelli

(molti spunti sono tratti da “la vergogna cancellata” di Alfonso Potrandolfi)

La Biblioteca di Energheia

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