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Rassegna Stampa

Lo scrittore Aldo Nove: “La Puglia ignora i cannibali”

Corriere del Mezzogiorno – Giovedì 31 agosto 2001

Domani a Matera per il Premio Energheia, lo scrittore lombardo racconta la sua idea di letteratura. E il suo rapporto inesistente con “un pezzo” di Sud.

La Giuria del Premio Energheia di Matera, nonché tra le manifestazioni in programma, troviamo lo scrittore Aldo Nove, all’anagrafe: Antonello Satta Centanin, Varese, 1967. Discusso, discutibile, sicuramente uno dei talenti più autentici della recente scena letteraria. Salito alla ribalta grazie all’antologia-fenomeno Gioventù Cannibale( Einaudi 1996), esordisce come narratore coi racconti di Woobinda( Castelvecchi 1996). Seguono ancora per Einaudi Stile Libero, i romanzi Puerto Plata Market( 1998) e Amore mio infinito( 2000). Negli anni novanta è stato caporedattore di importanti riviste poetiche, quali Testo a Fronte (Guerini editori) e Poesia(Crocetti). Ha pubblicato in passato diverse raccolte di versi ed è tornato di recente al suo antico amore infinito con il volume collettivo Nelle galassie oggi come oggi – Ccovers( Einaudi 2001).
Aldo Nove fa parte, insieme a Niccolò Ammaniti, Andrea Demarchi, Chiara Gamberale e Alberto Scarponi, della Giuria del Premio letterario Energheia, la cui consegna è prevista per sabato 1 settembre, a Matera, in Piazza Sedile…
D. Un concorso letterario è anche un’occasione per censire lo stato della scrittura attraverso un campione cospicuo. Qual è la qualità complessiva?
R. La qualità è medio alta, dal punto di vista della scolarizzazione e della consapevolezza letteraria: scrivono tutti molto bene. Il criterio in questi premi, di narrativa o poesia, è la ricerca di quel guizzo in più che fa la differenza e che è la formula stilistica individuale: originalità più personalità, uguale stile. Spesso, leggendo un racconto inviato al concorso, mi chiedevo: è scritto bene, e allora, che cosa manca? Lo stile, appunto. Dal punto di vista dei generi, c’è un incoraggiante varietà, con il giallo, la sci-fi, il folklore, rispetto al prevedibile diarismo adolescenziale. In molti autori, comunque, l’ego è ancora incombente. Ho anche notato, ed è questo un connotato della nostra tradizione, una maggiore attenzione al linguaggio, alla scrittura, rispetto ai meccanismi della trama, della storia chiusa, cinematografabile, che dai giovanissimi ci aspetteremmo, anche alla luce dell’attribuzione del Premio Viareggio all’amico Niccolò Ammaniti (anche lui nella giuria dell’Energheia), un narratore bravissimo appunto nell’assemblare trame…

Nella foto_L’invito della cerimonia di consegna del Premio Energheia 2001