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L'angolo dello scrittore

Gli oggetti antichi misurano il tempo – male

_di Roberto Vacca

Se apri un vecchio cassetto, puoi trovare vecchie foto (il pro-zio – Gaetano — o Alberto?), orologi fuori uso (di chi?), lettere con firme illeggibili, certificati. Di rado: un diario rivelatore o un documento datato di rilevanza affettiva – o anche storica. Tracce importanti del passato si trovano in archivi, scritti inediti e pubblicati, edifici antichi, antiquariato, ruderi, opere d’arte. Datarle può essere arduo e incerto. Autori classici hanno lasciato testimonianze ottime  – le leggi e fermi il tempo. Ti sembra di sentire la voce di Plinio, di Giulio Cesare, di Catullo.

Taluno ha pensato di creare capsule temporali contenenti scritti e oggetti che descrivano il nostro mondo ai posteri. L’idea non è recente. Il 31 dicembre 1900, W.C. Maybury, sindaco di Detroit riempì un contenitore di foto, lettere di 56 prominenti cittadini che descrivevano la loro vita e avanzavano previsioni. La capsula fu aperta il 31/12/2000. Non fu una grande rivelazione: offrì solo modeste curiosità.

La Westinghouse produsse un’altra capsula nel 1939 per la Fiera Mondiale di New York. Ci mise oggetti d’uso comune, alimenti, semi, un microscopio, un filmato di notizie, un dizionario, un almanacco, un microfilm con il catalogo delle merci offerte da Sears Roebuck. Il contenitore fu sepolto 15 metri sotto terra nel sito della Fiera. Nel 1965 gliene fu affiancato un altro analogo. L’idea è che vengano aperti nel 6939.

Il 28 maggio 1940 l’Università di Oglethorpe (Atlanta, Georgia) ha sigillato con porte d’acciaio un’intera stanza – chiamata Cripta della Civiltà – che dovrebbe essere aperta nell’8113. Presso la stessa università esiste una International Time Capsule Society che conserva dati   sulle  numerose capsule del tempo costruite nel mondo.  Fra sei millenni  qualcuno dovrebbe ritrovare:

800 libri (fra cui 200 romanzi) – disegni in scala di mezzi di trasporto e di comunicazione; proiettori di film; lettori di microfilm; strumenti di misura scientifici e tecnologici; corsi multimediali di lingua inglese per il caso che sia scomparsa dopo tanto tempo; filmati di eventi storici, vita urbana, processi industriali, argomenti medici  operazioni chirurgiche, eventi sportivi; protesi per vista, udito, dentarie, deambulazione; semi di fiori, piante, frutta, alberi; foto storiche; audio di discorsi importanti;  vestiti; non gioielli, né oggetti di metalli preziosi che sarebbero tentazioni per i ladri; kit cosmetici;  orologi; manichini; grammofono; condizionatore d’aria; telefoni; torce elettriche;  candele per motori a scoppio; canne da pesca; radio; saponette; merletti; giornali; penne; lapis; calze; pipe, sigari e sigarette — e così via.

Dopo  tre quarti  di secolo fa già impressione quanto siano inessenziali gli oggetti e i documenti raccolti. Sembra ragionevole pensare che nell’8113  le carte e i film saranno accartocciati e inservibili. Ricordiamo quanto sia arduo o impossibile leggere nastri e dischi  magnetici dei computer di pochi  decenni fa.

Altre capsule di tempo costituite da piastre metalliche incise con scritte e disegni sono state  fiondate nello spazio in astronavi Pioneer che forse saranno trovate da extraterrestri fra migliaia di anni.

 

Queste iniziative sono abbastanza ingenue. Sappiamo molto  della civiltà, delle tecniche, dei pensieri e dei sentimenti degli antichi – da quando esiste la scrittura. Gli scribi che tracciavano lettere sui papiri, non immaginavano che molti loro  rotoli sarebbero stati letti dopo millenni. Alcuni di noi producono tracce del loro passaggio e messaggi a destinatari contemporanei o futuri. Continuiamo a farlo anche se non riceviamo, né riceveremo mai risposte. È arduo misurare l’efficacia di questi tentativi.

Agevole e utile, invece, misurare l’efficacia di messaggi inviati a contemporanei con uno scopo ben preciso. Qualche decennio fa si potevano acquistare blocchetti di 10 x 15 centimetri  con moduli  di messaggi da mandare a colleghi o dipendenti di una stessa azienda. Si riempivano indicando: mittente, destinatario, numero d’ordine, data e ora. Fra il foglio su cui si scriveva (che si consegnava a mano) e il seguente  si interponeva una carta carbone. Così il mittente conservava copia. Dopo alcuni giorni poteva dire:

“Ieri attendevo conferma che avessi risolto questo problema, ma non l’ho avuta. Che mi dici?”

Oggi lo stesso risultato si ottiene con messaggi e anche con solleciti mandati da computer o da smartphone. Questi, però, qualche volta fanno crash – i blocknotes, no.