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I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2003 – Sfiorando sui roller di Guido Marcelli_Roma

anno 2003 (I sensi – Sfiorare)

Lo riconosco, sono un soggetto facilmente impressionabile e soprattutto

portato ad imitare tutto ciò che suscita in me ammirazione. Ecco come si

spiega il mio precipitarmi al negozio di articoli sportivi, dieci minuti dopo

aver visto in tivù una gara di pattinaggio su pista. Trecentocinquanta euro:

tanto costa il miglior paio di roller esposti in vetrina. “Pattini da

competizione”, assicura il negoziante con un largo sorriso, “proprio quello

che fa per lei”.
“Per me?”, replico un po’ confuso. “Certo. Riconosco il fisico del campione

anche ad occhi chiusi!”.
Ho quarantatrè anni, vado per i novantacinque chili, fumo un pacchetto di

sigarette al giorno e il mio più recente trascorso sportivo, risale a una

partita di calcetto disputata al campo parrocchiale, all’età di otto anni, ma

se lo dice lui che è un esperto, sarà vero. Esco dal negozio col mio

acquisto sottobraccio e mi sento un leone. Una biondina in minigonna e

tacchi a spillo, getta un’occhiata ammirata ai miei roller fiammanti. Di

sicuro ha già capito di che pasta sono fatto veramente. Avrà notato l’occhio

vivace, la mascella volitiva, il pelo nero che esce dalla camicia sbottonata

e l’atteggiamento sprezzante del pericolo. Per farla cadere tra le mie

braccia, basterebbe ricambiarla con uno sguardo intrigante (non è cosa da

tutti i giorni, incontrare uno come me), ma, purtroppo, ho una fretta

tremenda di provare questi roller. Entro in auto e parto lasciando

sull’asfalto due centimetri di gomme. Di solito non supero i cinquanta e

metto sempre la cintura di sicurezza, ma oggi mi sento in vena di pazzie.

Ora si tratta di vedere dove esprimere le mie potenzialità atletiche. Lo

stadio Olimpico sarebbe il luogo più adatto, ma temo che non mi lascino

entrare. Almeno fino a quando non comincerò a vincere le prime gare

nazionali. Ho deciso: mi avvio verso il parco comunale, dove una stradina

asfaltata corre a zig-zag tra i prati.
Scendo dalla macchina, che per coerenza ho parcheggiato in sosta vietata,

nonostante i numerosi posti liberi. Il sole risplende nel cielo azzurro, i

passeri cinguettano, i mandorli sono in fiore: la giornata è perfetta. Un

minuto e ho già messo i pattini. Chiudo un attimo gli occhi per entrare in

concentrazione, poi conto fino a tre e… via!
Cavoli: mi sembra d’esserci nato, sui roller. Per essere un principiante

assoluto, dimostro un equilibro perfetto. Spingo con forza, tracciando

larghe “V” sull’asfalto, come fanno i pattinatori veri e prendo velocità.

Sfioro a trentacinque all’ora una vecchietta che porta a spasso il cagnolino,

poi mi getto come un pazzo in discesa. Sfreccio ad un paio di centimetri da

un palo della luce e risalgo la china dall’altra parte. Un molosso

napoletano sfugge al guinzaglio del padrone e m’insegue, latrando con la

bava alla bocca. Non ho altra scelta: devo aumentare la velocità. Faccio il

pelo a due vecchi, addormentati su una panchina, lambisco

pericolosamente il laghetto delle papere, supero un ponticello sospeso

sull’acqua, quindi mi ritrovo nell’area giochi dei bambini. Per evitarne uno

mi squilibro clamorosamente e senza volerlo, imbocco un’altra discesa da

paura. Mi giro un istante. Il molosso, forse, ha rinunciato a prendermi,

perché è scomparso all’improvviso. Tiro un sospiro di sollievo, ma ora,

come la metto con questo muro di cemento che mi ritrovo davanti,

all’improvviso? “E chi è questo tipo ingessato quasi da capo a piedi?”.
“Viene dal pronto soccorso, dottò. So solo che si chiama Franco Rossi e

che l’hanno ritrovato al parco comunale stampato contro un muro”.
“Vabbé, visto che è ridotto male, gli assegniamo la stanza del 7° piano,

quella con tutti i confort. Ecco, infermiere, lo piazzi qui. Guardi come sono

buono, Rossi, le accendo pure la tivù. Ma lei è proprio nato con la camicia!

Vede? C’è una gara di tuffo acrobatico da cinquanta metri. Potessi

starmene io a letto, tutto il giorno, a guardare un po’ di sport! Ehi, ma

dov’è sparito? E chi ha aperto la finestra?”.

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