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L'angolo dello scrittore

La crisi non c’è, e si vede… Le spese e gli eccessi continuano, che si tratti di una crisi “fittizia”?

di Roberto Colucci_

Molto spesso, dallo start del III millennio, siamo stati invogliati, dai media o chi per loro, a parlare e sparlare di crisi economica. Successivamente, con l’avvento dell’euro, e quindi dopo l’ultimo saluto alla lira, complice il rincaro dei prezzi. la fiammella è divampata, originando un fuoco, di cui si è presto perso il controllo. Di lì, una continua escalation di avvenimenti, quali fallimenti di istituzioni bancarie, scandali economici rilevanti -vedi Mediaset, Bankitalia e Telecom- giungendo sino al deficit economico pregresso, e quindi non improvviso, che ha portato allo scatafascio un colosso automobilistico d’influenza mondiale, qual’è General Motors.

   Tuttavia, allo stesso tempo, in concomitanza delle varie festività quali il “Santo” Natale e la “Santa” Pasqua, nei TG comparivano intervistati felicissimi di aver speso, nonostante la “crisi”, un paio di stipendi in regali e colombe. Puntulmente, poi, in periodi di campagna elettorale, le spese folli erano (e sono tutt’ora) una routine. Manifesti elettorali, volantini e spese per il volantinaggio, avviamento di progetti irrealizzabili o irrealizzati -ma pur sempre avviati, e quindi finanziati-. Questo accadeva e continua ad accadere dovunque, prima e durante le elezioni. Pensate Signori, che nella nostra piccola e dispersa Basilicata, agli inizi di Maggio di quest’anno, è stato avviato un progetto in favore di istruzione e formazione che porterà nelle casse provinciali ben 54 milioni di euro. Praticamente 2 milioni di euro per ogni Comune Lucano in cui si vota, tanto per dirla in certi termini; termini aspri, come aspra è questa verità. Sia fatto presente, infatti, che quando i giovani in generale e gli studenti nello specifico, si affacciavano alle varie istituzioni provinciali, contestando il fatto che non vi fossero fondi che preservassero i diritti inalienabili di studio & lavoro, la risposta dei “potenti” era: “non ci sono fondi”.

   Queste le risposte ricevute dagli studenti materani, che chiedevano all’amministrazione comunale di assumere personale nella Biblioteca Provinciale, affinchè potessero essere osservati orari di lavoro adeguati alle esigenze degli stessi studenti (ndr). Episodio particolare, caratteristico, eppure non isolato, né circoscritto, dato che in Italia e soprattutto nel Mezzogiorno, simili corbellerie sono frequenti. Eppure, in periodi come questo, pare che la Comunità Europea ed il Ministero della -Pubblica- Istruzione, sulla stessa lunghezza d’onda del buon Dio, siano in grado di moltiplicare pani e pesci. Di qui un’invettiva importante, nei confronti di chi questa crisi, che quindi pare colpire solo proletariato e colossi mal gestiti, la sbeffeggia. Ovvero quei Politici, Ministri, Onorevoli, Senatori ed Amministratori che quella maiuscola non meritano. Senza tralasciare i Media, che puntualmente permettono alla “crisi” di riemergere, ma solo quando vengono a mancare i vari casi di Avetrana e Brembate, tanto per citare i più recenti.

     La verità, Signori, è che la crisi vera, quella che doveva portare il pianeta, o meglio l’Europa e perchè no, in particolare l’Italia, sul lastrico non c’è stata, non c’è. Che l’Italia abbia un PIL che cresce così rapidamente, tanto da far invidia ad un bradipo, ormai è un dato di fatto. Tuttavia, fortunatamente, siamo estranei a quel vortice di difficoltà (non crisi) economica che coinvolge alcune potenze mondiali, soprattutto a causa di sperequazioni elitarie mal riuscite. Per una volta, Cari Lettori, abbandonate le vostre preoccupazioni, come anche le vostre perplessità. La crisi non c’è, davvero, e ciò è deducibile anche dal fatto che, per quanto egoisti e masochisti possano essere i membri della nostra classe dirigente, essi non vorranno mai morire di fame e di stenti, sarebbe troppo patriottico, garibaldino. Per questo, non spenderebbero mai fior di quattrini (nostri quattrini) in avvocati e processi, sapendo di non avere ricchezze da cui poi attingere. Per questo il denaro c’è, ma ciò non esclude che una simile crisi possa venire a fare capolino dalle nostre parti.

   Tuttavia, date le nostre capacità premonitrici, basterà qualche semplice contromossa per scacciare qualsiasi visione negativa. Abbiamo un Parlamento ormai troppo conservatore, oligarchico e di prospettive poco lungimiranti. La soluzione è semplice e lampante. In Italia, l’età del pensionamento ruota attorno ai 60\65 anni. Basterebbe avviare alla pensione i vari OVER, rappresentati dai cari Silvio “75” Berlusconi, Rosy “60” Bindi ed Umberto “70” Bossi. Un ricambio generazionale oltre a favorire le nuove leve, e quindi rimediare parzialmente al problema della disoccupazione, sarebbe utile per lo svecchiamento di un governo che rassomiglia tanto ad un ambulatorio geriatrico. Due piccioni con una fava, quindi. Non resta altro da fare se non convincere questa banda di anzianotti, ancora troppo potenti, del fatto che il loro tempo è scaduto.