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Rassegna Stampa

Arriva il ciclone Freccero. Dai palinsesti televisivi fino ai gusti dell’italiano medio, tutto è al centro della sua curiosità creativa

Nella Giuria del Premio Energheia e tra gli studenti, analizza epoca e tendenze

Il Quotidiano Sabato 17 settembre 2011 

Lezione all’Olivetti: “Come fare un programma di successo”

“L’Auditel prima di tutto”

Ore 11: lezione di televisione

Gli studenti dell’ITCG Olivetti, ieri hanno avuto un insegnante d’eccezione. Severo, ma appassionato, ha parlato ai ragazzi ai quali erano stati distribuiti dei palinsesti-tipo.

“Oggi vi spiegherò come si fa un programma di successo – ha esordito, soffermandosi, subito dopo, sul target di riferimento di canali come La 7 (basata sull’informazione) o Rete 4 (Tv per pubblico anziano).

Regola numero 1 per la redazione della direzione programmi è analizzare i dati di ascolto, perché a dettare i termini di fatturato su cui ragionare è proprio il livello di attenzione dei telespettatori.

Carlo Freccero, guru della tv anti-noia, terrore della tv popolare alla Enrico manca, e oggi direttore di Rai 4, ha appena rilasciato una intervista televisiva davanti ad una cabina aerea in un’aula per le simulazioni.

Nulla deve essere uguale a se stesso, per lui. Nemmeno una botta e risposta veloce.

Come si affrontano i ragazzi che oggi usano I pad, cellulari multifunzionali e non guardano la tv?

Come convincerli che la tv è ancora interessante, che non bisogna spegnerla? “La televisione non scomparirà. Oggi ha la capacità di creare l’agenda dello spettatore. Oggi la sua specificità è di eventizzare tutto, dal Festival di Sanremo ai fatti più importanti che creano condivisione. Bisogna superare la manipolazione, avvicinarsi all’integrazione tra mezzi di comunicazione, un fenomeno creato dal digitale”.

Il rischio di normalizzazione è da escludere.

“E’ tutto in evoluzione, vince chi è più in sintonia col comune sentire”.

Matera si candida a capitale europea nel 2019. come sarà, secondo Carlo Freccero la cultura, fra 8 anni?

“Non dobbiamo pensare alla cultura che abbiamo studiato noi. La dimostrazione è l’Istituto in cui ci troviamo oggi che, una volta, formava ragionieri e geometri; oggi prepara simulatori di volo. La cultura oggi ha un maggiore senso pragmatico, oggi si devono formare intelligenze creative in un cambiamento costante e vertiginoso”.

L’aula Magna è tutta per lui. La prima cosa che chiede è il silenzio. D’ora in poi, insieme con Carlo Freccero, parlerà la storia della televisione.