Tra Bi Tova Christ-Salomon, giovane autore ventenne della Costa d’Avorio, vince il Premio Energheia Francia 2026
Tra Bi Tova Christ-Salomon, 20 anni di Gohitafla (Costa d’Avorio), con il racconto Les vivants ne répondent toujours ( I vivi non rispondono sempre) vince l’edizione 2026 del Premio letterario Energheia Francia. Menzione per Charles Kayssieh, 21 anni di Pont-de-Veyle, con il racconto Côté jardin (Angolo giardino). Il Premio Energheia Sorbona – del prestigioso Ateneo francese – a Noélie Marchiso, 20 anni di Dompierre-Sur-Mer, con il racconto La femme qui collectionnait les secondes (La donna che collezionava i secondi).
L’iniziativa, promossa nel Paese transalpino ha visto il coinvolgimento dell’Institut Français presieduto dalla Direttrice dell’Istituto Florence Alibert; della Sorbona di Parigi con il Professore Sylvain Briens, Direttore del Dipartimento di lingue Nord-europee e lo scrittore Ulf Peter Hallberg.
L’opera vincitrice ci immerge in un dialogo impossibile tra un figlio e sua madre, ormai passata nel regno del silenzio. Esplora i meccanismi del dolore, della memoria e della solitudine, così come quei legami invisibili che la morte non sempre riesce a spezzare. In una realtà in cui il quotidiano assume una dimensione perturbante, la scrittura diventa l’ultimo ponte tra i vivi e coloro che continuano ad abitare i nostri ricordi, elevandosi a linguaggio supremo dell’amore.
Ricordiamo che i racconti saranno raccolti nell’antologia I racconti del Premio Energheia e sul sito dell’associazione. Il vincitore sarà ospite alla Cerimonia di consegna del Premio letterario Energheia insieme allo scrittore Ulf Peter Hallberg prevista sabato 12 settembre sulla terrazza del Museo di Palazzo Lanfranchi a Matera, oltre che partecipare al Corso Internazionale di Scrittura Creativa in programma dall’7 al 12 settembre e che vede il coinvolgimento dell’Ambasciata di Spagna in Italia e dell’Università degli Studi di Basilicata.
Ecco alcune note sul giovane vincitore: Tra Bi Tova Christ-Salomon, scrive spesso sotto lo pseudonimo di Ubuntu, un termine che in lingua Banti viene riassunto dal pensiero: “Io sono perché noi siamo”. Da ciò trae una convinzione che guida la sua scrittura “Una persona esiste pienamente solo all’interno dell’umanità che condivide”. Nato il 20 agosto a Gohitafla, in Costa d’Avorio, si dedica interamente alla scrittura. Il suo percorso è stato costellato da diversi riconoscimenti: vincitore del Premio per l’Eccellenza AJERTA 2022, conferito dall’Associazione dei Giovani Nativi di Tanda (AJERTA); finalista agli “Oscar dei Giovani Talenti Artistici” 2025 per la poesia “Solidarité africaine”; vincitore del concorso di racconti del Séverin Bouatini Fan Club (FCSB) del 2026 con “Le Mât de la Paix”. Attraverso la sua scrittura esplora la memoria, la dignità umana, la giustizia e la speranza, con la convinzione che la letteratura possa avvicinare i popoli e dare voce che il silenzio cerca di cancellare.
Charles Kayssieh, autore del testo menzionato ha 21 anni e studia informatica alla Télécom di Parigi. Suo nonno gli ha trasmesso l’amore per la narrazione, che ha iniziato a praticare tenendo i diari delle sue spedizioni scout. Appassionato di escursionismo, apprezza l’attenzione che questa attività richiede ai paesaggi, agli incontri, ai sentieri percorsi. Lettore di Albert Camus e ammiratore di Jacques Brel, si sente attratto da una letteratura di sobrietà, dove ciò che non viene detto ha lo stesso peso di ciò che viene detto. Scrive per recuperare, nelle traiettorie umane più discrete, ciò che viene tramandato senza mai essere nominato.
Il testo presentato racconta di una donna che è rimasta per diciassette anni, dietro le quinte di un teatro, esattamente dove finisce la luce del palcoscenico, senza mai metterci piede. Ne conosce ogni gesto, ogni silenzio, ogni segno di usura sul pavimento, meglio di chiunque altro. Ma un quaderno dimenticato sullo scaffale del direttore di scena scuoterà la sua certezza, ponendosi il quesito: e se anche lei fosse sempre stata osservata? Côté jardin esplora la memoria custodita nel corpo, la fedeltà silenziosa e ciò che viene tramandato senza mai essere detto, cercando di esplorare ciò che il corpo trattiene quando Il discorso non ha posto.











