Presentato a Matera “Turisti a casa nostra” di Antonio Di Siena
_di Leonardo Cotrufo
Giovedì 12 Marzo, presso l’Archivio di Stato di Matera e a cura dell’Associazione
Energheia, l’avvocato e blogger Antonio Di Siena che scrive di politica, economia e
geopolitica e dal 2019 cura la rubrica “Il Dissenziente” su L’AntiDiplomatico, già
autore del testo: “Memorandum – Una moderna tragedia greca”, ha presentato la sua
ultima opera: “Turisti a casa nostra”. Il libro di Di Siena non vuole essere né un
saggio e né un reportage, ma un ibrido che mescola narrazione, analisi e
testimonianza diretta. Dalle piazze in fiamme di Atene all’austerità invisibile dei
nostri quartieri, l’analisi dell’autore svela il meccanismo neoliberista che trasforma il
diritto all’abitare in un privilegio per pochi.
C’è stato un tempo in cui la crisi del Sud Europa aveva il volto del dramma collettivo.
Erano gli anni delle piazze greche avvolte dai gas lacrimogeni, degli anziani in
lacrime davanti ai bancomat serrati e dei titoli di borsa che colavano a picco in diretta
mondiale. Quella crisi era tangibile, concreta, quasi incendiaria nella sua evidenza.
Oggi, quel sipario è calato e la narrazione ufficiale ci dice che l’emergenza è finita.
Ma la realtà che emerge da Turisti a casa nostra, racconta una storia diversa: la crisi
non è svanita, ha solo cambiato natura. È diventata simile al “gatto di Schrödinger”:
viva e morta contemporaneamente, un fenomeno che esiste solo se si ha il coraggio di
osservarlo dietro le quinte della vita quotidiana. Non devasta più con il fragore della
sciagura collettiva, ma lavora in silenzio, come un nido di termiti (metafora
dell’autore) che corrode le fondamenta delle nostre case dall’interno.
La tesi centrale del libro è che non stiamo più vivendo una fase transitoria destinata a
risolversi con un nuovo ciclo economico favorevole. Siamo entrati in un’epoca in cui
la crisi si è fatta sistema e le sue ferite sono diventate la “nuova normalità”. Quella
che un tempo era una crisi delle banche e dei mercati si è evoluta in una
colonizzazione dei quartieri, trasformandosi in una forma di austerità urbana
pervasiva.
La turistificazione non è descritta come un semplice aumento del turismo, ma come
un processo sistemico di colonizzazione finanziaria.
Le città smettono di essere luoghi di riproduzione sociale per diventare “città-merce”
o “quartieri-piattaforma”. Il capitale finanziario estrae valore mercificando l’uso delle
abitazioni (affitti brevi) e finanziarizzandone la proprietà attraverso l’indebitamento e
l’espropriazione sistematica da parte di banche e fondi. Questo processo recide i
legami personali e disgrega le comunità, rendendo più difficile la resistenza
democratica e il conflitto sociale. Vivere la città in pianta stabile smette di essere un
diritto universale e diventa un privilegio per pochi eletti.
Il punto di osservazione privilegiato per l’analisi di Di Siena è Atene, città che
l’autore ha attraversato non da turista ma da testimone diretto. Tuttavia, il caso greco
non è un’eccezione isolata, ma lo specchio in cui si riflette il destino di molte
metropoli mediterranee: da Napoli a Siviglia, da Marsiglia a Palermo, ma oramai
anche di molte città medio-piccole del sud Europa.
Uno dei concetti più innovativi espressi nel testo è quello di “welfare surrogato”. In
un modello economico dove lo Stato si ritrae, il turismo selvaggio e la precarietà
lavorativa non sono incidenti di percorso, ma dispositivi sistemici.
In questo scenario, pignoramenti, aste giudiziarie, sfratti e rigenerazione urbana non
sono vicende scollegate, ma parti di un unico meccanismo intrinseco al modello
neoliberista.
L’analisi non risparmia le istituzioni comunitarie, indicate come l’architetto di questo
modello. L’Unione Europea viene descritta come un “sovrastato” che, fin dalle origini
(SME e Mercato Unico), ha lavorato per neutralizzare il potere contrattuale dei
lavoratori attraverso il “vincolo esterno”.
Con la rinuncia alla sovranità monetaria, i paesi del Sud hanno perso la capacità di
reagire alle asimmetrie economiche, se non attraverso la svalutazione interna. Questo
significa, in termini brutali, tagliare salari, diritti e spesa pubblica per restare
competitivi sui mercati internazionali. La crisi del debito è stata dunque
“ingegnerizzata” per imporre riforme radicali che hanno trasformato le società del
Sud in vere e proprie “colonie interne” del capitale globale.
Il testo di Antonio Di Siena non contiene trame lineari o finali consolatori. Ogni
capitolo è una porta aperta su un edificio che va in pezzi, dove le uniche voci che
risuonano sono quelle di chi resiste “soltanto perché non ha ancora finito di crollare”.
È un invito a non abituarsi al silenzio e a recuperare una sovranità che parta dalla
comunità come base della democrazia.











