I racconti "brevissimi di Energheia"

I Brevissimi di Energheia 2025 – Non è più Estate, Giorgia Scaramazza_San Benedetto del Tronto(AP)

Anno 2025 (Le stagioni: Estate) – Menzione

È un caldo pomeriggio estivo. Il tempo è sospeso. C’è silenzio.

Una mosca vola in cerchio intorno ad un lampadario spento e cerca, smarrita, una via di fuga.

L’orologio appeso al muro fa “tic tac” e i mobili di legno antico talvolta scricchiolano.

La televisione è accesa ma senza volume, nessuno sta osservando le figure che si muovono al suo interno.

All’improvviso un tonfo, poi dei passi in breve successione. L’aria si sposta e il piccolo cagnolino, che se ne stava accucciato per terra in cerca di un po’ di frescura, inizia ad abbaiare.

Il silenzio è rotto da una piccola bimba dai capelli biondi che corre all’impazzata per tutta la casa.

Apre i cassetti e ne mette a soqquadro il contenuto, sposta i soprammobili, tira le tovaglie ricamate a mano della nonna, corre, corre e corre.

Arriva in cucina e ad aspettarla c’è un omone alto e dalle spalle larghe, i capelli bianchi e dei grandi occhi verdi. Eri tu, nonno, con il tuo sguardo severo ma il cuore gentile.

Non parlavi mai e non potevi sentire la mia voce, eppure ti è bastato guardarmi un secondo soltanto per capire che avevo combinato l’ennesimo guaio.

Mi aggrappai alle tue gambe e tirai forte la stoffa dei tuoi pantaloni per farti infuriare e tu, per tutta risposta, iniziasti a inseguirmi per tutta la casa mentre io ridevo come una matta e tu brontolavi per il disastro che avevo combinato.

Così ricordo le giornate d’estate della mia infanzia, nella tua casa con il tavolo in legno rotondo attorno a cui sedavamo a pulire la verdura.

Mi insegnavi a tagliare via le punte dei fagiolini oppure a spogliare i finocchi delle parti più dure.

Non parlavi mai, nonno, ma per me non è mai stato strano, non mi sono mai chiesta il motivo.

Sarà che mi bastava sentire il ronzio delle mosche, il frinire delle cicale fuori in giardino oppure il ticchettio del tuo orologio. Sarà che d’estate le giornate sono lunghe e il tempo sembra essere sempre sospeso.

Oppure sarà che tu, nonno, non avevi bisogno di chiedermi nulla perché mi capivi con uno sguardo ed io, invece, mi incantavo a guardarti, ed ho imparato così tanto, solo osservandoti, che le parole sarebbero state sovrabbondanti.

Mi facevi sedere sulle tue ginocchia e disegnavi con il tuo pennarello rosso mostriciattoli di ogni tipo per farmi ridere, per far scorrere un po’ più veloce quelle giornate in cui non c’era nulla da fare e mi vedevi giocare annoiata con le tue monetine delle vecchie lire che conservavi gelosamente come ricordo.

I tuoi disegni erano brutti; gli occhi storti, le bocche allungate, le corna appuntite che facevi spuntare da ogni testa e le code lunghe che attorcigliavi ad ogni sagoma. Mi divertiva prenderti in giro, dirti che proprio eri negato, perché quando ti facevo notare che le braccia erano sproporzionatamente lunghe ed i piedi troppo grandi tu, facendo finta di non capire, procedevi a distorcerli ancora di più. E allora mi incaponivo e continuavo, tra mille risa, ad indicare con il piccolo indice paffuto ogni difetto che tu procedevi a deformare ancor di più.

Compresi il tuo talento per il disegno solo quando, anni dopo, mi appassionai anche io ad esso. Compresi che quello era il tuo modo preferito di parlarmi, perché ti bastavano poche linee su un foglio bianco e il tuo sorriso gentile per riempire quelle calde giornate infinite. Chissà se oggi, nel vedermi disegnare, saresti stato tu a ridere di me…

Come sarebbe stato averti ancora qui me lo chiedo ogni volta che percorro quel corridoio ma, entrando in cucina, non trovo più la tua sagoma.

Me lo chiedo ogni volta che guardo il lampadario ma nessuna mosca gli gira intorno perché ora, sulle finestre, nonna ha messo le zanzariere.

Me lo chiedo quando mi guardo intorno ma al posto del tuo tavolo rotondo ne vedo uno diverso, più lungo, e invece dei tuoi mobili di legno scuro, ora, ce ne sono di più moderni.

Eppure io ti vedo. Ti vedo negli ortaggi freschi, quelli che d’estate crescono succosi e colorati. Ti vedo nelle rondini che tanto amavi e che ogni anno, al primo soffio di zefiro, tornano ai loro nidi. Ti vedo nelle giornate calde, quelle silenziose in cui il tempo sembra fermarsi e non voler continuare a scorrere.

Quelle giornate che eri solito rallegrare senza dire nulla, solo con il tuo sorriso.