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I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2013 – Nice di Maria Fini_Guardiagrele(CH)

Anno 2013  (I sette peccati capitali – l’invidia)

mercatino2Nice gironzola senza fretta tra le bancarelle del mercato. Ha tutta la mattina per sé; suo marito è via per lavoro, i ragazzi sono all’università.

Camminando si specchia in una vetrina: ha fatto bene, pensa, ad andare dal parrucchiere, si sente a posto con i capelli ben pettinati. Non bella, certo (bella non si è sentita mai), ma a posto. Sono anni che non viene al mercato, forse da quando i figli erano ancora piccoli. Non c’è mai stato molto tempo. La sua vita è trascorsa tra la casa e la macelleria dei suoceri. Bisognava aiutare, e lei non si è mai potuta tirare indietro. Mentre cammina pensa, come le capita sempre più spesso, agli anni trascorsi dimenticandosi quasi di se stessa, al fatto che adesso, a sessantacinque anni, è troppo tardi per cambiare le cose, per vivere un’altra vita.

All’improvviso, il suo sguardo è attratto da una donna. Non la vede bene, seminascosta com’è dietro ad un bancone di tessuti, ma qualcosa nella sua figura le è familiare. Si avvicina; la donna si gira verso di lei, le dice “Prego?” e subito un lampo illumina i suoi occhi.

“Cleonice!”.

mercatino3E’ il suo nome, Cleonice, ma nessuno la chiama più così. Per tutti lei è Nice o, semplicemente, mamma.

“Cleonice, ma sei proprio tu?”.

“Laura!”. L’incredulità le spezza la voce. Laura! E’ lì, davanti a lei, l’amica della sua adolescenza, l’unica amica che abbia mai avuto. Nello spazio di un istante, il ricordo di quegli anni la colpisce come uno schiaffo.

Laura, la bellissima Laura.

Lei al suo confronto, è sempre stata niente. Bruttina, insignificante, un po’ in sovrappeso. Laura era snella, bionda, con quell’eleganza naturale che la faceva soffrire più di ogni altra cosa. Le voleva bene, Laura, la considerava la sua migliore amica. Le raccontava i suoi amori, la portava alle feste dove lei non veniva mai invitata, le prestava i vestiti. Non si accorgeva di quanto la facesse soffrire vederla così ammirata, corteggiata da tutti, mentre lei, Cleonice la brutta, rimaneva in un angolo ad aspettarla, senza che nessuno la degnasse di uno sguardo. Quanto ha sofferto, quanto avrebbe voluto gridarle in faccia tutto il suo odio!, ma non poteva, Laura era così amorevole con lei, così dolce.

mercatino4Adesso è qui, davanti a lei, e quasi non la riconosce.

“Come stai, Cleonice? Da quanto tempo…”.

Dove sono finiti i suoi capelli biondi, le sue gambe lunghe? Dov’è finito il suo meraviglioso sorriso?

Di fronte a lei c’è una donna sfiorita, appesantita; i capelli spenti legati alla nuca; le gambe gonfie, che la gonna lunga non riesce a nascondere.

Laura l’abbraccia, sinceramente felice di rivederla. Le sorride, e per un attimo riappare la luce dei suoi occhi color smeraldo. Quanto ha odiato quel sorriso, quanto le ha invidiato quegli occhi. L’invidia le ha avvelenato la giovinezza, tanto che è dovuta scappare via per potersi salvare e forse è vero che anche per le brutte nella vita c’è un po’ di felicità, perché poi si è sposata, ha avuto due figli, non ci ha pensato più.

“Ma dove sei stata tutti questi anni? Ti ho cercata tanto, sai…”.

Nice risente nella sua voce tutto il suo affetto, quell’affetto che non ha mai saputo ricambiare.

Laura le racconta di sé. Si è sposata due volte, ma adesso è sola. Non ha avuto figli; forse è per questo, dice, che entrambi i matrimoni sono finiti. Lo dice con voce opaca, con appena un’eco di un antico dolore.

mercatino5Lei ripensa ai suoi figli, a suo marito che, a suo modo, le ha voluto bene e pensa che dalla vita, in fondo, ha avuto tanto.

Davanti a lei c’è una donna sola, povera. Nonostante fossero entrambi ricchi, i suoi mariti non le hanno lasciato nulla. Lo dice senza astio, Laura. Buona come sempre, fino all’ultimo.

Nice la guarda ancora una volta: il trucco non riesce a nascondere le rughe, il viso è sfatto. In uno slancio di affetto, l’abbraccia forte.

“Anche tu mi sei mancata, Laura!” le dice, e per la prima volta è sincera.

Gli anni di dolore scompaiono; di tutto il rancore non rimane più niente.

La vecchiaia le ha rese uguali, finalmente.