I racconti del Premio letterario Energheia

La tempesta, Federico Bruni_San Benedetto del Tronto(AP)

Finalista Premio Energheia 2025 – sezione giovani

-Apri vecchia strega! Sappiamo che sei lì dentro!- tuono battendo sulla pesante porta di pino.
-Magari è uscita- echeggia mio fratello alle mie spalle,
-Sì, e guarda caso è uscita proprio a ridosso della Tempesta- riprendo io continuando a battere i battenti d’ottone,
-Non serve a niente fare una scenata, andiamo via-.
La vecchia strega viveva da sola in un casale ai confini del regno, immerso nella parte più fitta della foresta nera ai piedi delle montagne di nebbia dentro il quale nessuno osava addentrarsi.
-Tra poco farà buio e sarà impossibile seguire la strada per tornare a casa…- riprende lui, -…andiamocene prima che si alzi la nebbia- conclude stringendosi le spalle nella mantella.
Il vento di fine Ottobre muove i rami degli oramai spogli alberi, staccando silenziosamente gli ultimi resti di vita della foresta, che ora appare ancora più tetra senza le dolci fronde delle betulle.
Un alito di vento muove le ultime foglie staccate dagli alberi in piccoli vortici concentrici per terra, alimentando un breve turbinio dai colori dell’autunno; gli ultimi animali rientrano nelle proprie tane, consapevoli dell’imminente catastrofe che grava sul regno.
Si preparano per un inverno particolarmente aspro e duro, che quest’anno arriverà prima. Il vicino cielo plumbeo cinge oramai ogni angolo del regno: secondo gli strateghi la Tempesta colpirà prima della nuova luna piena.
-Viaggiatori! Che bello avere visite- risponde una voce alle mie spalle mentre contemplo il nostro prossimo, disastroso, futuro.
-Vecchia strega- grido io avvicinandomi a passo svelto verso le imposte della casa. Gli stivali sbriciolano foglie secche al di sotto dei miei piedi mentre la mia mano impugna la testa del pugnale. Apro con la forza un varco nell’anticamera della sua vecchia catapecchia, facendo barcollare la vecchia megera nelle sue logore vesti arcaiche.
-Dimmi perché non dovrei ucciderti qui e adesso- sentenzio puntando il pugnale alla sua gola.
La strega si appoggia presso il tavolo del piccolo soggiorno, ancora impiastricciato con Dio solo sa cosa. La pesante crocchia di capelli canuti si era ora disfatta e i capelli ricadevano sulle spioventi spalle e il cadente petto come se animati da una propria volontà.
-Perché sono l’unica che sa come fermare la Tempesta- risponde lei fissandomi coi suoi occhi gelidi.
-Entrate pure- fa stavolta ridotta a mio fratello, -E’ sempre bello chiacchierare con i figli del re-.
Ogni angolo della scialba catapecchia della strega pullula di libri e cianfrusaglie: esoticità e strani arnesi riempiono le pareti dove la muffa o antiche rune lasciano posto.
Solo una teiera di oro zecchino fischia distante in chissà quale angolo della sporca cucina.
-Cian, Fionn, posso offrirvi da bere? Sembrate molto stanchi- insiste spingendoci in grosse poltrone tappezzate mentre scompare dietro pesanti pile di libri.
-Come fa a conoscere i nostri nomi? sussurro a Cian, -Non è piuttosto ovvio conoscere i nomi dei due eredi al trono?-, -Non vi hanno mai detto che bisbigliare è da gran cafoni?- tuona la vecchia sputando in una arrugginita sputacchiera.
-Vecchia strega come osi parlarci in questo modo, non abbiamo tempo da perdere- grido alzandomi dalla poltrona e sguainando nuovamente la spada, -Fionn, basta!- grida mio fratello stringendomi fermamente un polso, -Ci stai facendo solo perdere tempo- continua con voce ferma e le guance rosse dall’imbarazzo.
Mai prima di questa volta avevo sentito una presa tanto forte da parte di Cian. Le sue lentiggini sembravano brillare come stelle sul rossore delle sue guance.
-Piuttosto che chiedermi scioccamente come mai so i vostri nomi, chiediti piuttosto come so che tuo fratello è malato- risponde scostando la lama con la mano raggrinzita.
Mi giro di scatto guardando mio fratello con nuovi occhi, accorgendomi solo ora del suo insolito pallore e delle perle di sudore che gli ornano le tempie.
Rinfodero la lama e passo una mano sulla fronte umida di Cian, scostando i ricci rossi dello stesso colore delle gote.
-Cian, cos’hai?- dico prendendogli il volto tra le mani,
-Non è niente, sarà solo lo stress- risponde scostando la mia mano. Le sue dita sono fredde come ghiacciai.
-Non è solo lo stress, e tu lo sai bene- replica la strega posando la teiera sul tavolino davanti a noi. I suoi occhi guardano fisso dentro quelli di Cian, in una misteriosa conversazione alla quale non mi è dato sapere niente.
La vecchia distoglie lo sguardo da mio fratello e si appresta verso il suo leggio intagliato, prendendo a sfogliare nervosamente il suo grimorio. Scorre le ossute dita tra le righe ingiallite di inchiostro incomprensibile per poi prendere a ticchettare con l’unghia su una parola in particolare.
Il libro si chiude all’improvviso con un tonfo sordo che fa cadere alcune gocce all’evidente teiera strapiena e mi fa gelare il sangue.
-Sei fortunato, ho la medicina che fa al caso tuo- comincia la strega frugando nella vicina credenza, -anzi, fortunatissimo- prosegue tra un tintinnio e l’altro per poi tirar fuori una piccola boccetta cristallina, suggellata con una vermiglia ceralacca.
-E’ l’unica dose rimastami- prosegue tornando verso di noi e porgendo la boccetta direttamente a Cian, -Quanto le devo?- risponde secco rigirandosi l’ampolla fra le mani, -Oh, niente. Sai benissimo il perché- risponde la strega sprofondando in un vecchio divano sfondato.
Lui guarda la vecchia con occhi severi e rompe il sigillo di ceralacca con un unico colpo sonore che risuona per la stanza.
-Di solito consiglio di diluirla con una tazza di tè e di dormirci sopra- riprende versando l’odorosa miscela dalla sgargiante teiera in due tazze sbeccate.
-Io e tuo fratello abbiamo molto di cui discutere se volete ripristinare l’equilibrio nel regno- annuncia la strega affondando le gambe nelle pieghe del divano. Cian rovescia il flacone nella tazza e lo scola in un unico sorso, guardando il vuoto con occhi truci.
-Ho una camera che riservo solo ai miei ospiti più importanti là, in fondo al corridoio- continua indicando la lunga strettoia in pietra dietro di lei.
-Va’ a riposare, Cian, non ti preoccupare qui ci penso io- dico posando una mano sulla sua schiena. Al tatto è gelida come erano poco fa le sue dita.
Cian abbozza un sorriso e si alza, barcollando leggermente per la stanza, ma si ferma sulla soglia del corridoio e ruota la testa verso la strega.
Cian fissa le pupille della vecchia strega, con gli stessi occhi con cui lei l’ha guardato poco fa. Ecco un altro inafferrabile discorso a cui non riesco a prender parte.
-Scopri tutto il necessario per salvare il regno- dice prima di richiudersi la porta alle spalle.
-Allora, spiegami un po’: perché siete venuti solo ora? La Tempesta colpirà tra pochi giorni. Non sono mica la vostra ultima risorsa, spero-,
-Sei la nostra unica risorsa- sospiro io con lo sguardo fisso per terra, -Io non volevo nemmeno venire, l’idea è stata di Cian-.
-Capisco, e cosa speri di ottenere da me? Non ho niente da dire che possa andarti bene- risponde la strega dopo un lungo sorso dalla sua tazza sporca.
-Che intendi? Se c’è qualcuno che può fermare la Tempesta sei tu-,
-Giovane Fionn, devi capire che anche se questo maleficio è stato inflitto al vostro regno con la magia e non c’è niente che io possa fare per fermare questa imminente disgrazia afflittavi da una divinità i cui poteri vanno ben oltre i miei-,
-Quindi siamo venuti fin qui per niente?-,
-Se speravate che io potessi fermare la Tempesta allora sì-.
Ammutolisco guardando la vecchia strega intrattenersi nel mischiare un vecchio mazzo di carte che ha trovato sparso alla rinfusa sul tavolino e per terra.
-Bugiarda!- grido alzandomi di scatto e rovesciando tutte le cose sul tavolino. Il frastuono non sembra però infastidire minimamente la vecchia strega, ancora impegnata con le sue logore carte.
-Tu mi aiuterai che ti piaccia o no- sibilo tra i denti e con il pugnale in mano.
-Sguaini troppo quel tuo pugnale, giovane Fionn. Eppure sono certa che quando arriverà il momento di doverlo usare per davvero, indugerai a lungo e maledirai quella stessa lama che ora mi punti contro. Ti ho detto che non posso fermare la Tempesta, non che non sappia come fermarla-. conclude con tono risoluto smettendo di mescolare il mazzo di carte.
-Allora parla- dico appoggiando la punta della lama contro la sua gola.
La vecchia a quel punto mi guardò con un ghigno negli occhi e iniziò a profetizzare la mia sventura pescando tre semplici carte dal suo mazzo.
“La torre, la morte e il carro. Le tre carte rappresentano rispettivamente il tuo problema, il tuo ostacolo e la tua soluzione e poiché dubito che tu sappia il vero significato di anche solo una carta, lascia che ti spieghi cosa il futuro ha in serbo per te, Fionn.
La torre indica una crisi e un prossimo cambiamento forzato; non è un caso che due monarchi immersi in un cielo plumbeo vi siano raffigurati mentre crolla la torre, simbolo delle loro precedenti certezze. La Tempesta è una maledizione scagliata da un dio altrettanto potente e vendicativo che sprigionerà contro il vostro regno un potente uragano che eradicherà via qualunque cosa amiate. E’ una maledizione lenta, che logora dall’interno il suo ospite, consumando ogni sua energia vitale e aumentando in tal modo il suo potere distruttivo.
Il tuo ostacolo è anche l’unico mezzo con cui puoi liberare il tuo regno: la morte. Per spezzare la maledizione occorre uccidere la persona contro cui è stata scagliata prima che la Tempesta finisca di prosciugare le sue energie vitali e assuma la sua forma successiva.
Ed eccoci arrivati alla tua unica soluzione: il carro.
Contrariamente a quanto tu possa pensare, il carro è una carta che simboleggia l’equilibrio: come il carro funziona correttamente solo quando i carichi sono ben equilibrati sulle ruote, così nella vita puoi proseguire solo se riesci a bilanciare le miserie e le gioie; non puoi pretendere di liberarti di una grande sventura se non sei disposto a sacrificare una delle cose a cui tieni di più.
Solo trovando l’equilibrio, Fionn, riuscirai a salvare il tuo regno” e detto questo tacque compiaciuta.
-Quindi per poter salvare tutti devo uccidere la Tempesta prima che si trasformi in uragano-,
-Precisamente- ribadì la strega con sguardo assente, -E come riesco a capire chi è la Tempesta?- chiedo deglutendo il mio grande dubbio, -Oh, penso che questo tu lo sappia già- dice la strega guardando alle sue spalle.
Cian stava a piedi scalzi sulla soglia della porta con le spalle incurvate dalla malattia. Sul capo aveva come sottili fili argentei che gli invecchiavano ancor di più il volto di quanto non facesse già il suo tetro pallore. Aveva il volto smunto e le labbra, un tempo piene e rosse, sottili e screpolate. Con le sue nuove ossuta dita teneva nervosamente in mano il suo pugnale da caccia, nella cui punta si avvertiva un leggero tremolio che partiva dalle mani.
-Cian, che ti succede?- chiesi io fissando la sua flebile figura,
-Non lo capisci?- mi domandò con occhi vitrei pieni di lampi.
-Io sono la Tempesta-.