La signora Martinez, Ana Kuprivec
Menzione Premio Energheia Slovenia 2025
Traduzione a cura di Milesa Ilić, Università di Padova
Ieri ho preparato la cena. Già di primo mattino avevo iniziato a tagliare le cipolle e a rosolare la carne macinata affinché non rimanesse cruda. Nella padella ho messo tre cucchiaini di sale marino aromatizzato e due cucchiaini di pepe. Poi ho pelato le carote, tritato le zucchine, tolto i semi di tre grandi peperoni rossi, li ho tagliati e ho aggiunto quei colorati cubetti nella padella, ormai troppo piccola. Inondata dal buon profumino dello stufato, iniziai a preparare anche la besciamella. Dopo un’ora tolsi le sfoglie di pasta all’uovo dall’acqua bollente e iniziai a disporle nelle pirofile di vetro: besciamella, sfoglia, besciamella, ragù, besciamella, formaggio grattugiato, sfoglia, besciamella, ragù, besciamella, formaggio grattugiato, sfoglia, besciamella con l’uovo.
Guardavo la mia massa e – chi l’avrebbe mai pensato – ho fatto tre lasagne. Guardavo le mie lasagne crude ed escogitai un piano al volo: una l’avrei messa in congelatore, tra oggi e domani avremmo mangiato metà pirofila e dopodomani… con chi avrei potuto condividere questo ragù così prezioso?
Buongiorno, signora Rodrigez, com’è il tempo? ho preso il telefono in mano e ho chiesto, sebbene vivesse con il marito a pochi passi da casa nostra.
Tutto bene, signora Martinez, fra un po’ uscirà il sole. Da voi, invece?
Sì, sì, ma non perdiamo troppo tempo. Senta, vicina, cosa fa oggi pomeriggio? Boh, non saprei, c’è una nuova serie in TV… Ah, chissà quali misteri mi aspettano … Ma quella può anche registrarsela. Venga da me che ho fatto le lasagne!
Sistemai quindi i primi due piatti sulla grande tavola decorata, circondata da dieci sedie, e mi misi a fissarla. Avevo ricalcolato con attenzione che il tavolo sarebbe bastato per otto persone, quattro coppie. Per esperienza, ormai, sapevo che due sedie dovevano per forza rimanere vuote. Se durante il pasto fossero occupate tutte e dieci le sedie, tutti quelli che pesano più di quaranta chili starebbero stretti, e quelli che ne pesano quaranta non verrebbero nemmeno invitati perché odiati da tutti in quanto riceverebbero una porzione grande come quella degli altri. Almeno una sedia deve comunque restare libera per quelle gran signore che fulminerebbero qualcuno con lo sguardo, se mai dovessero appoggiare la loro borsetta per terra. Otto persone quindi. Dovevo trovare altre due coppie. Una volta chiamavo i Tatarinov, ma l’ultima volta la signora è arrivata talmente tanto truccata che mi pare di vedere ancora oggi i segni del suo rossetto impressi sul bicchiere. C’era sempre la possibilità di invitare i Juan-Loréen. Due ricchi stranieri dall’accento molto forte, che si credono dell’alta società, anche se non hanno mai invitato nessuno a casa loro. Forse, però, mi son detta, avrebbero portato una bottiglia di vino e ho ripreso il telefono in mano.
Ma buongiorno, signora Juan-Loréen, come va?
Ha aspettato un attimo e poi, leggermente disinteressata, ha risposto.
Bene, bene, cara vicina. Tra un po’ uscirà il sole.
Senta, senta, è assolutamente necessario che verso sera venga con il marito da noi a cena. Abbiamo di nuovo troppa lasagna e nel congelatore non c’è più spazio.
La lasagna si fa sempre in quantità enormi. L’ultima volta ho provato a farne solo due porzioni, per me e il signor Juan-Loréen, ma non aveva più lo stesso sapore. Se la ridono tutti quando per la lasagna compro più di un chilo di carne, ma, credetemi, una ragione c’è.
Allora, verrete?
Certo, ovviamente non possiamo permettere che del cibo venga buttato via.
Ho preparato anche gli altri posti a tavola: per i Juan-Loréen, noi due e un’altra coppia. All’una ho messo a cuocere la prima lasagna, perché due erano troppo grandi per starci nel nostro vecchio forno. Ho deciso che era ormai l’ora di portare fuori la spazzatura, ma fuori…
Buongiorno, signora Martinez!
Buongiorno anche a Lei, signora Martinez.
Ma cosa sta preparando di così buono? C’è un profumino che arriva fino al nostro cortile! Sto cucinando la lasagna.
La lasagna? Oh, è proprio da tanto che non la mangio. L’ha sicuramente fatta seguendo la ricetta di mamma Maria …
A quel punto sapevo perfettamente che trovare un’altra coppia in due ore sarebbe stato difficile. Questo è stato l’unico motivo per cui ho invitato anche mia cognata a cena.
Aspettiamo degli ospiti, le ho detto. Venite da noi tra circa sei ore, per favore. Ma davvero?
Certo, certo, tanto siamo vicini.
Sono tornata dentro. Fissavo la lasagna in forno. Avevo quindi invitato tutte e sei le persone. Ma perché dovevano venire proprio i Martinez, la mia adorata giovane cognata e suo marito terribilmente noioso. È stata una tua decisione sposarti in questa famiglia, mi son detta, solo tua.
Alle sette di sera, entrambe le lasagne erano pronte e coperte sulla tavola. Mi sono tolta il grembiule da cucina e al viso, completamente coperto di trucco, ho aggiunto gli orecchini più luccicanti che avevo. Poi mi sono seduta sulla sedia più vicina alla porta e aspettai. Quando avevo attentamente ricontrollato il soffitto per la quinta volta, suonarono il campanello il signor e la signora Rodrigez.
Benvenuti, prego, entrate, entrate pure dentro, ho detto, aprendo la porta d’ingresso.
Oh, grazie, vicina cara, ha detto la signora, facendosi avanti e guardandosi intorno.
Mi dica, dove posso appoggiare la mia borsetta? È nuova, non ha neanche un graffio.
C’è una sedia in fondo alla sala da pranzo, può appoggiarla là.
Perfetto, disse, sorridendo.
Si sono seduti sul lato destro della tavola. La signora Rodrigez ha appoggiato la sua borsetta sulla sedia in fondo alla sala da pranzo e la avvicinò a sé (per evitare che qualcuno gliela rubasse, ovviamente). Io mi sono seduta di nuovo sulla sedia più vicina alla porta, per poter dare il benvenuto anche agli altri ospiti.
È molto gentile, signora Martinez, per averci invitato, ha detto, la signora Rodrigez. Mi fa piacere che siate venuti.
Saremo in molti?
Otto in totale, noi compresi, ho detto mostrando i posti a sedere. Alla fine, avete avuto bel tempo?
Sì, stupendo, era persino uscito il sole. E da voi? Anche da noi, è stato davvero un pomeriggio magico.
Nel bel mezzo di quest’animata conversazione, suonò il campanello. Ecco alla porta i Juan-Loréen. Aprì loro la porta, sorrisi dolcemente e con un gesto della mano li invitai ad entrare.
Bentrovata, signora Martinez, com’è gentile per averci invitato.
Ma certamente, cara vicina, risposi mentre il mio sguardo era già sulla bottiglia di vino che la signora aveva in mano. All’improvviso ricordai che proprio quella bottiglia l’avevo già vista ieri nel nostro negozio di alimentari in fondo alla via. Era il più economico, buono solo per i sughi e gli spezzatini.
Ecco, vicina, un piccolo pensiero, ha detto, spingendomi il vino tra le mani, con un sorrisino anche fin troppo dolce.
Grazie, cara vicina. Mi scusi se chiedo, ma ha preso questo vino rosso in negozio da Rita?
Oh, non saprei … Tesoro, tu lo sai? I Juan-Loréen si scambiarono un’occhiata, alzarono le spalle, ma non risposero nulla.
Ah, curioso, pensai, portando la bottiglia in frigo. I Juan-Loréen andarono verso il tavolo e si misero a sedere dallo stesso lato dei Rodrigez, in modo che tutti, attraverso la finestra, avessero la vista sulla strada. Ancora prima di sedermi, squillò il telefono.
Pronto? Risposi al telefono un po’ sorpresa.
Lora, stai già facendo da mangiare? Ho ancora del lavoro da fare in ufficio, non tornerò presto … Signor Martinez, abbiamo degli ospiti nella sala da pranzo, ho preparato la cena.
Abbiamo ospiti di nuovo? Ah, stupendo … Beh, io non ci sarò, non aspettatemi.
Ancora prima che riuscissi a rispondergli, mi mise giù e il silenzio rimbombò nelle mie orecchie. Ecco che mille domande potevano sorgere nella mente dei nostri ospiti. Appiccicai sul viso un sorriso ancora più dolce e ritornai al mio posto.
Come va questi giorni, signora Martinez? disse il signor Juan-Loréen.
Meravigliosamente, davvero. Ieri sono andata a fare una passeggiata, poi la spesa e oggi ho fatto le lasagne. Tutto procede come previsto, risposi.
Mi fa piacere sentirlo. E oggi abbiamo avuto anche il sole, aggiunse.
Ah, avete avuto il sole? Anche da noi è uscito, ma solo dopo le due. C’era un caldo quasi magico questo pomeriggio, disse la signora Rodrigez, intervenendo nella conversazione.
Sì, sì, anche da noi lo stesso, disse ridendo la signora Juan-Loréen.
Dica, cara vicina, dov’è suo marito? chiese guardandomi il signor Rodrigez.
Arriva tra un po’. Ha un sacco da fare. Sa com’è – l’ufficio, gli incarichi in ditta, per non parlare dei ritardi con le spedizioni.
È davvero un gran lavoratore il signor Martinez, annuì la signora Rodrigez.
Sì, è proprio così, risposi dando un’occhiata all’orologio. La mia amata cognata e suo marito erano già in ritardo di più di un’ora.
Bene, cari ospiti, che ne dite se iniziamo a mangiare? chiesi guardando intorno alla tavola.
Oh, vicina, non dovremmo, non ci sono ancora tutti a tavola, disse la signora Juan-Loréen.
I Martinez di certo non si offenderanno se iniziamo senza di loro, tanto arriveranno tra poco, obiettai.
Aspettiamoli allora, disse la signora Juan-Loréen facendomi l’occhiolino.
Sentivo la mia concentrazione calare mentre le due signore a tavola riprendevano nuovamente a chiacchierare.
Ho notato che ha una nuova borsetta, signora Rodrigez.
Sì, signora Juan-Loréen, è proprio nuova. Di ottima qualità, direttamente dal centro di Milano. E non vengono tutte da lì! iniziò a ridersela la signora Juan-Loréen.
Ero seduta a tavola e guardavo le due vicine ridere già da tre minuti, mentre i signori fissavano in silenzio ognuno il proprio bicchiere d’acqua. Mi alzai e presi dal frigorifero un’altra bottiglia di vino scadente.
Qualcuno vuole del vino?
Sorrisi e versai attentamente un decilitro di vino in ogni calice. Appoggiai poi la bottiglia sul bancone della cucina dove rimasi ad aspettare gli ultimi ospiti. Dopo dieci minuti, finalmente suonarono alla porta i Martinez.
Buona sera, vicina, mi scuso per il ritardo, ci siamo lasciati prendere dal tempo, disse la signora Martinez mentre ci salutava.
Non c’è problema, entrate pure, prego, dissi spalancando la porta.
Beh, alla fine non siamo poi così in ritardo, mio fratello non c’è ancora … se mai arriverà, rispose il signor Martinez.
Il signor Martinez arriverà a breve, dissi chiudendo la porta d’ingresso. Ne è sicura?
Sì, a breve sarà qui.
Conoscendo mio fratello … il signor Martinez mi guardò dritto negli occhi e aggiunse sarcasticamente: ha detto che ha tanto “lavoro” da fare?
Senta, vicino, se e quando verrà a cena mio marito, è una sua decisione. Io non lo costringerò, se vuole farlo lei, faccia pure. Adesso però … la lasagna si sta già raffreddando, dissi con tono più elevato andando verso la tavola.
Con il coltello nella mano destra e la tavola piena di ospiti, tirai un profondo respiro e scoprii le lasagne. Le tagliai in silenzio, ognuna in otto pezzi uguali. Ho preso poi i loro piatti e ho servito un pezzo a ciascuno.
Cari vicini, grazie di essere venuti. Ecco oggi per voi, finalmente, la lasagna!
Ha un colore magnifico, commentò la signora Rodrigez prima che iniziassero a mangiare.
È proprio ben speziata, c’è del peperone? disse la signora Martinez subito dopo il primo boccone.
Sì, ho fatto saltare i peperoni in padella, risposi.
La lasagna è freschissima, grazie, vicina, ha aggiunto il signor Rodrigez. Grazie, ho risposto, già più serenamente.
È molto saporita, quanto sale ha aggiunto nel ragù? chiese la signora Juan-Loréen.
Esattamente tre cucchiaini.
Ah, interessante, io ne metto solo due.
Eh sì, davvero interessante, ho risposto.
Mangiarono e risero anche un po’ troppo. Stavo già pensando a come avrei pulito al volo la cucina e la sala da pranzo, quando sentii qualcosa stridere fortemente. La signora Juan-Loréen aveva messo in bocca un pezzo di lasagna troppo grande. Volsi lo sguardo verso di lei, quando, ad un tratto, cominciò a soffocare. All’inizio tossicchiava appena, silenziosamente e discretamente. Divenne sempre più rossa, come se da casa sua alla nostra avesse corso. Tossiva da almeno due minuti, quando la signora Rodrigez iniziò a darle dei colpi decisi sulla schiena. Andò avanti a lungo, finché la signora Juan-Loréen riuscì finalmente a riprendere fiato. Fece tre respiri profondi prima di bere un sorso di vino. Pian piano riprese coscienza e con gli occhi spalancati si girò verso di me.
Signora Martinez, ma che cos’era quel pezzetto così duro nella lasagna? La mia fede nuziale, cara vicina. L’ha appena ingoiata.




