I racconti del Premio Energheia Europa, Premio Energheia Europa

Incontri al buio, Tom Weber

Traduzione a cura di Petra Doglia, Università La Sapienza Roma

Ci siamo conosciuti anni fa al caffè della Biblioteca Nazionale. Volevi intervistarmi per Mladina1e desideravi incontrarmi di persona. Hai ordinato un doppio espresso e hai iniziato a parlare dei tuoi mocciosi, di quanto siano care le gallerie nei Paesi Bassi e di cosa ti piace mangiare a colazione. Cazzi! Ed entrambi abbiamo iniziato a ridere sguaiatamente, come se fossimo fatti.

Anzi, nooo… ci siamo conosciuti quell’estate in cui avevo deciso di diventare asessuale. Sì, esatto! Poi ti ho visto ballare al Tifla e che dire … ho capito che forse l’asessualità non è fatta per tutti.

Deve essere stato ancora prima, alle superiori, quando ti sei trasferito da Bežigrad2. Ricordo quando sei entrato timidamente nella nostra classe. La Šobrova ha cinguettato: “Date il benvenuto a Jan, il vostro nuovo compagno di classe! Klara, smettila di ridacchiare e dammi quel telefono, porca madonna… insomma, mi aspetto che vi comportiate nel modo più gentile possibile con lui”. Ti sei seduto timidamente al banco accanto al mio e mi hai sorriso, e io sono rimasto senza parole di fronte alla tua bellezza angelica. La mia attenzione si è ridotta sulla superficie del tuo viso, e i miei jeans diventavano ogni secondo più stretti.

Aspetta, ora lo so! È stato quando sono diventato libero professionista nel settore culturale e, dopo qualche mese, ho capito che nemmeno quello avrebbe risolto tutti i miei problemi finanziari. Allora mi sono aperto un profilo su OnlyFans, e sei stato uno dei primi a scrivermi, chiedendomi di inviarti una foto del mio buco del culo. Esatto!

Hmmm… però, potrebbe anche essere stato qualcun altro; non ricordo più la tua foto. Forse… sì, ora ricordo: ci siamo incontrati per la prima volta durante quella missione “Nutria Rossa”, quando volevamo rapire il Papa! Eravamo sul treno per Roma, sei entrato nel mio scompartimento e mi hai chiesto se anche a me piace dare da mangiare ai cigni. Ho annuito brevemente: era infatti la parola d’ordine, il segnale per la nostra missione. Hai posato con eleganza la tua valigia Louis Vuitton sulla mensola sopra la mia testa e mi hai osservato con uno sguardo curioso e incoraggiante.

No, ma come sono stupido. Ora lo so, stavolta davvero! È stato quando, a venticinque — o forse ventisei — anni, mi sono trasferito a Berlino. Ti ho conosciuto in un tardo pomeriggio di ottobre, tornando dall’appartamento di Wilfrid Landauer, a cui insegnavo inglese ogni mercoledì. Non ricordo più bene cosa facevi la prima volta che ti ho incontrato. Ti stavi lucidando le scarpe dal signor Bleiweis? Ricordo invece il tuo volto da ragazzino e la nostra prima conversazione, in un miscuglio tremendo di inglese e tedesco. Mi dispiace tanto che allora non ti permisero di rimanere con me in Inghilterra. Heinz, mi manchi!

Accidenti, mi sembra di aver confuso tutto, aspetta… ma non è che noi due ci siamo incontrati per la prima — ma davvero la prima volta — in quel film di Wes Anderson? Sì, così è stato, questa volta per davvero. Ti ricordi qual era il titolo? Non mi ricordo più nemmeno dove l’avessimo girato. Era inverno e ci trovavamo su una collina, forse addirittura una montagna. Dovevo continuamente andare a fare pipì perché ho preso freddo, e stavamo girando in una specie di castello enorme, tutto rosa — o almeno all’esterno. Tu interpretavi…aspetta, fammi pensare… eri Monsieur Gustave H., quel maggiordomo che si scopava tutti gli ospiti e le ospiti dell’hotel, giusto? Io invece facevo il fattorino, quello che eseguiva qualsiasi, ma qualsiasi, ordine gli venisse dato. I miei preferiti erano i tuoi ordini, anche quando le videocamere erano già da tempo spente.

Hmm… però se ci penso davvero bene no, sai quando ci siamo conosciuti? Adesso sì che lo so! Era proprio all’inizio dei tempi, quando sono sceso sulla Terra per dare un’occhiata, perché lassù in Paradiso cominciavo leggermente ad annoiarmi. Ho iniziato a lavorare come carpentiere, e a curare i malati e cavolate simili, perché il mio vecchio – cioè Dio (in un certo senso ero anch’io come Dio, vabbè, non c’entra) – mi aveva detto che dovevo fare qualcosa della mia vita, e questa mi era sembrata la cosa meno faticosa, cosa che poi alla fine si è ovviamente rivelata per non vera. Poi ho riunito qualche persona che era disposta ad ascoltarmi (cosa che, lo ammetto, non è nemmeno stata sempre facile) e insieme abbiamo cominciato a diffondere il messaggio cristiano. Per qualche anno abbiamo vagato qua e là nel deserto, a dir alla gente come viver meglio, a chillare un po’, bere vino e spassarcela. Pensavo fossimo sulla stessa lunghezza d’onda, e mi ero davvero affezionato a te. Ed è per questo che tutto quello che è successo dopo l’Ultima Cena mi ha davvero sorpreso e ferito. Per davvero: un attimo prima mi limoni come se non ci fosse un domani (non so nemmeno da dove sia uscita questa cosa, ma tanto ero così ubriaco che non m’importava), e quello dopo eccomi lì, inchiodato su una fottuta croce! Giuda, non è stato per niente figo, davvero! Poi sì, sono risorto, ma comunque, certe cose non si fanno ai bro. E dopo, quando finalmente volevo parlarne con te, tu ti sei ammazzato… ma dai, sul serio?!”

Ma tutto questo non è nulla in confronto a quello che mi hai fatto due miliardi di anni fa. Ora ricordo davvero tutto, anche il nostro primo incontro – e sarebbe stato meglio se fosse stato anche l’ultimo. Dopo il Big Bang, ho cominciato a formarmi dalla nebulosa solare. Col tempo diventavo sempre più rotonda e oltremodo affascinante. La mia crosta terrestre venne ricoperta da oceani e fiumi, la mia superficie si sollevò in montagne e, in altri punti, si piegò in sexy valli e canyon. Mi coprirono foreste e prati. Iniziarono a popolarmi le prime forme di vita e poi, all’improvviso, sei arrivato tu e hai fottuto tutto! Con tutta la tua forza ti sei schiantato contro il mio corpicino fragile, provocando l’era ghiacciale, con la quale è stato distrutto ogni mio impegno e sforzo fatto fin ora. Sai quanti miliardi di anni ho impiegato per svilupparmi e a lavorare su me stessa? E da un momento all’altro sono diventata il pianeta più brutto dell’intera galassia. Persino il Sole non voleva più brillare su di me! Ho iniziato a sentire un freddo tremendo e a tremare; i ghiacciai mi hanno ricoperta e, dentro di me, ha iniziato ad accumularsi acqua gelida. Poi, improvvisamente, ho iniziato a sentire dei suoni e, sul mio volto, ho percepito una lingua bagnata. La pressione nella vescica cresceva sempre di più, finché alla fine mi sono svegliato e ho svuotato i miei sogni nella tazza del gabinetto.

Note

1 Settimanale politico progressivo (mladina in lingua slovena significa “gioventù”)

2 Uno dei licei più prestigiosi della capitale