I racconti del Premio letterario Energheia

Il campo di girasoli, Giulia Cattaneo_Castagnole Piemonte(TO)

Finalista Premio Energheia 2025 – sezione giovani

Nina è una ragazza di diciassette anni, vive con suo padre nella caotica Londra, ma quando scopre che suo nonno materno è morto, è costretta a tornare per l’estate nel suo paese di origine, nella periferia di Roma. L’Inghilterra le ha insegnato l’educazione e la professionalità necessarie per fare carriera, seguendo le orme del padre, ma la sua Roma l’ha cresciuta e non può negare che le sia mancata la libertà e la spensieratezza di quel posto. Nina non vedeva sua madre da sette anni e temeva di non conoscerla più, o meglio, che sua madre non riconoscesse più la buffa e dolce Nina di tanti anni prima nella ormai giovane donna risoluta e sicura di sé. Si era rassegnata all’idea di non vedere più i suoi genitori di nuovo insieme, ma sperava che suo padre l’accompagnasse nel viaggio in aereo. Dopotutto, lei non aveva mai viaggiato da sola e sperava di avere almeno un punto di riferimento una volta tornata in Italia. Suo padre le voleva bene, ma era riservato ed il suo modo di dimostrare affetto non era esattamente convenzionale, perciò non si aspettava, al contrario di ciò che accadde, che suo padre la stringesse forte a sé prima di lasciarla andare. Nina si preparò mentalmente a rispondere alle domande della famiglia e a parlare dopo tanto tempo con sua madre, sperando di non trovare una completa sconosciuta al posto della dolce Francesca che la crebbe. I suoi timori fortunatamente si rivelarono infondati, una volta che al suo arrivo una donna sulla cinquantina la accolse calorosamente con un forte abbraccio e le lacrime agli occhi. All’improvviso, un profumo vanigliato la avvolse e lei si sentì di nuovo a casa. Quella donna era sua madre, la sua mamma, e lei non poté fare a meno di ricambiare l’abbraccio, cercando di compensare i tanti anni distanti l’una dall’altra. «Due gocce d’acqua», così le avevano sempre definite tutti. Ora che Nina era più grande, la somiglianza era ancora più evidente. I capelli ricci erano uguali a quelli di sua madre, castani con riflessi più chiari dovuti all’esposizione solare. Avevano gli stessi occhi luminosi e sognatrici e il naso all’insù che nascondeva verità più grandi di quelle che si possano immaginare. Il carattere invece, era quello del padre, più serio e determinato. L’aria di Roma le sembrava vitale, e l’inquinamento di Londra non era minimamente paragonabile. Le era sembrato di trattenere il fiato per sette lunghi anni e solo adesso, alla vista della casa in cui era cresciuta, aveva ripreso a respirare di nuovo. Nina esplorò con lo sguardo la villetta che l’aveva vista fare i primi passi, pronunciare le prime parole e concepire i primi sogni. Non era cambiata, ma portava sulle pareti i segni del tempo. Ad accoglierla c’era la sua abuela, Soledad. Come il suo nome lasciava intendere, aveva passato gran parte della sua vita in solitudine, con un’infanzia segnata dalla povertà e dalla perdita di persone care. Soledad era un’anziana signora di origini spagnole, molto attaccata alle leggende e alle tradizioni della sua cultura. Era stata proprio lei a raccontarle molti anni prima una storia sui girasoli che sussurrano. Secondo le voci che giravano, nei dintorni di Roma c’era un campo di girasoli magici che ogni tanto iniziavano a sussurrare ai più fortunati che si trovavano con loro. Nina non le aveva mai creduto, essendo lei da sempre scettica e realista; tuttavia, quando al suo ritorno in Italia le aveva ricordato questa storia, Nina era determinata a scoprire quale fosse la verità e capire perché sua abuela fosse convinta di una storia tanto surreale, perfino per una anziana signora come lei. Quel pomeriggio si celebrò il funerale del nonno, che lei non aveva conosciuto bene, ma il ricordo lontano delle giornate a cucinare insieme o delle passeggiate nel centro città le faceva salire un senso di nostalgia nel cuore, come un sapore dolceamaro nella bocca. Nonostante la sua fosse stata spezzata dalle divergenze, Nina teneva molto all’unità famigliare e in futuro sperava di poter creare una famiglia legata dall’amore; per questo, sapere che un altro piccolo pezzo di sé si era staccato per sempre da lei la rendeva triste. Il mattino seguente, per rallegrarsi un po’ e dare un senso a quella storia, Nina prese la sua bicicletta e trascorse la giornata a cercare quale potesse essere il posto giusto. Di campi di girasoli, Roma ne era colma, poiché piuttosto comuni nelle periferie. Nina, dovendosi assicurare di trovare il campo giusto, si fermava ogni volta che ne vedeva uno. Si avvicinava, osservava il giallo eccentrico dei girasoli, annusava il loro profumo, ascoltava il loro suono. Tutte le volte, anche se non c’era mai il silenzio di chi non ha niente da raccontare, Nina non sentiva i famosi sussurri. Non sapeva se il problema fosse lei, che non era abbastanza speciale da ascoltare quei suoni, o se il campo non era quello giusto. Per questo, tutte le volte che arrivava in un campo di girasoli, si girava intorno, cercando qualcuno che avesse le risposte che desiderava. La prima volta incontrò una giovane coppia, che le raccontò di essersi trasferita in quella zona per iniziare una nuova vita. Aspettavano un bambino, nella speranza che fosse una gravidanza più fortunata della prima, in cui purtroppo il bimbo non ce l’aveva fatta. Erano dispiaciuti di non poterle dare le informazioni che cercava, ma Nina fu più colpita dal dolore che avevano condiviso con lei. La seconda volta, conobbe un gruppetto di amici, un po’ più giovani di lei. Avevano il desiderio di giocare a calcio per sempre e diventare famosi, ma senza dimenticarsi di chi era stato loro accanto lungo il percorso. I ragazzi giocavano insieme nel campo, là dove la terra era più rovinata e i girasoli non crescevano più, ma non avevano mai sentito parlare di sussurri. La incoraggiarono a continuare la sua ricerca e lei li spronò a perseguire i loro sogni. La terza volta incontrò una ragazza poco più grande di lei che aveva appena finito l’università. Non aveva le idee chiare sul suo futuro, ma voleva coltivare una delle sue più grandi passioni: l’arte. Era lì per dipingere il campo di girasoli, perché secondo lei, nella sua semplicità, racchiudeva una complessità comprensibile solo a pochi. Nina si trovò ad essere d’accordo con lei: a volte, le cose più semplici sono quelle più difficili da capire. Per la prima volta, qualcuno le disse di aver già sentito parlare dei sussurri del campo di girasoli. A Nina si illuminarono gli occhi: forse tutto quello che stava facendo aveva davvero un senso. Forse la sua abuela aveva avuto ragione per tutto il tempo. In quella storia si stava insinuando una minuscola, insignificante possibilità che fosse tutto vero, che stava andando sulla giusta strada. Non sapeva perché si era emozionata tanto, ma adesso si sentiva come più leggera, e la sensazione non le dispiaceva affatto. La ragazza non seppe indicarle dove si trovasse il campo giusto, ma le regalò un sorriso e le disse che avrebbe trovato la giusta strada prima o poi. Nina le rispose che forse la stava già percorrendo. La quarta volta vide un anziano signore che teneva gli occhi chiusi e respirava profondamente l’aria di Roma. L’uomo si accorse della sua presenza e la invitò a sedersi accanto a lui, sull’unica panchina del campo. Nina si avvicinò. Sembrava affaticato dalla vecchiaia, ma lui emanava una forte energia. Non lo riconobbe subito: erano passati anni dall’ultima volta che metteva piede in quella città e tutti quelli che conosceva erano diventati persone completamente diverse. Era un amico di suo nonno. L’uomo le raccontò che si conoscevano sin da bambini, e non c’era stato giorno della loro infanzia in cui non avessero corso in quel campo di girasoli. Si inventavano giochi, si rincorrevano, oppure stavano semplicemente sdraiati sull’erba a guardare il sole cocente, parlando di tutto ciò che passava loro per la mente. Erano venuti lì anche qualche giorno prima che morisse. Suo nonno Armando sapeva che i suoi ultimi giorni erano vicini; lo sentiva lui, e lo sentiva anche il suo amico. Si erano incontrati nel campo senza dirselo. Si erano capiti senza parole. Non avevano detto nulla. Avevano guardato il sole raggiungere il suo apice e poi scendere lentamente, spegnendosi, proprio come Armando. Nina sentì una goccia scenderle sul viso. Alzò lo sguardo per vedere se stesse iniziando a piovere, ma il sole splendeva nel cielo più che mai. Sentire qualcuno parlare così di suo nonno la colpì profondamente. Aveva sempre saputo che era stato amato da molti, che la sua gioia e solarità portavano luce ovunque andasse. Ma quell’uomo sembrava averlo conosciuto come nessun altro. Ai suoi occhi, erano due anime racchiuse in una sola, e Nina sperava che, se davvero esisteva un aldilà, suo nonno e quell’amico potessero ritrovarsi e correre di nuovo insieme nel loro campo di girasoli. I due si salutarono con abbraccio, poiché quella conversazione con uno sconosciuto era diventata la più profonda della sua vita. Nina aveva passato tutta la giornata a cercare il giusto campo di girasoli e, sebbene si fosse un po’ scoraggiata, era riuscita ad apprezzare la Roma più tranquilla, ogni suo angolo, ogni sua storia. Per questo, in fondo, si sentiva bene. L’ultima volta trovò un campo vuoto. Si faceva compagnia da solo, immerso in un’assenza assordante di rumori. Ormai il sole stava per tramontare e lei doveva tornare a casa. Nina si disse che, se quello non era il campo giusto, allora la leggenda del campo che sussurra non era altro che una storia. E sebbene sarebbe rimasta delusa da quell’esito, era felice di aver trascorso del tempo con la sua città natale. Il campo di girasoli sembrava un normalissimo campo di girasoli. Eppure era tutto stranamente silenzioso. Aveva passato l’intera giornata a navigare nelle parole e nei pensieri di tutte le persone incontrate, e quasi non si ricordava più com’era l’assenza di suoni. Non sentiva nemmeno il cinguettio degli uccellini o il suono della città. Più guardava il campo, più lo trovava affascinante. Le vennero in mente, all’improvviso tutti i pensieri, le preoccupazioni, i sogni di chi aveva incontrato quel giorno. Un leggero fruscio del vento sfiorò le corolle gialle dei girasoli. E fu lì che la magia ebbe inizio. Nina chiuse gli occhi si lasciò trasportare dalla natura. Il campo stava sussurrando a lei. Si sentiva speciale. Ma soprattutto, era sollevata dalla verità. Il campo di girasoli raccontava storie: di chi era nato lì, di chi c’era solo passato, e di chi aveva trascorso lì i suoi ultimi giorni. Raccontava la sua storia, quella dell’amore tra i suoi genitori, dell’infanzia di abuela. Raccontava la nascita di una nuova vita, e la fine di una vecchia. Custodiva desideri, angosce, riflessioni. E in quel momento, Nina pensò di essere finalmente sulla strada giusta. Sentiva tutto. E si chiese se stesse per piovere di nuovo, o se fosse il suo cuore a lacrimare dall’emozione. Nina pianse. Pianse e sorrise.