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Dalla primavera all’inverno arabo? Analisi della situazione con il Professore Vittorio Emanuele Parsi.

Sabato 26 novembre 2011 nella Sala Carlo Levi del Palazzo Lanfranchi a Matera, con inizio alle ore 19.00, incontro con il Professore dell’Università Cattolica di Milano.

Con la Sharia a Tripoli comincia l’inverno arabo? E’ la domanda che molti si pongono in Occidente dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) libico, Mustafa Abdel Jalil, circa la volontà di fare della sharia «la fonte del diritto» per la nuova Libia. Del resto, il timore che nel mondo arabo alla colorata primavera rivoluzionaria dovesse seguire un grigio inverno islamista non ha mai davvero abbandonato i governi e le opinioni pubbliche occidentali e le dichiarazioni di Jalil sembrano fatte apposta per dare corpo ai peggiori fantasmi dell’Occidente.

I risultati della rivoluzione araba detta “primavera” saranno del tutto diversi dalle nostre aspettative? Certo il povero Muhammed Bouazizi che, con tragica e spontanea mossa, si immolò e dette fuoco ai regimi arabi corrotti non si sarebbe immaginato che le prime elezioni libere nel suo Paese, dal partito islamico Ennahda, che si presenta come islamico moderato.

Né l’inno alla non violenza che noi occidentali abbiamo cantato per l’insorgenza araba prevedeva nel suo immaginario un linciaggio feroce come quello di Gheddafi; così come non si pensava che gli egiziani si sarebbero di nuovo attardati in un regime militare, con morti e violenze sulle donne.

La rivoluzione araba è in fase di misteriosa transizione, ha la faccia di un’incertezza violenta e dello scontro millenario fra sunniti e sciiti, specie fra Arabia Saudita e Iran.
Abbiamo esclamato, noi occidentali, che si è aperto un mondo migliore. In realtà, con tutto il rispetto per l’aspirazione alla libertà che ha portato tanti giovani, tanti coraggiosi, a sfidare la morte contro orribili dittatori assassini come Gheddafi, se guardiamo negli occhi la realtà, è un buco nero.      Per Boualem Sansal, lo scrittore algerino a cui quest’anno viene assegnato il Friedenspreis – Premio della pace a Francoforte, «La Primavera araba non è ancora cominciata. I grandi problemi sono ancora irrisolti. E non si tratta solo dei dittatori, che naturalmente debbono scomparire. No, c’è la questione della cultura e quella dell’islamismo. Voglio aiutare a preparare la riconquista della democrazia dopo tanti anni di menzogne. Ai giovani viene insegnata una storia ufficiale totalmente falsa, piena di menzogne. E in più pesa su di loro il pericolo della propaganda fanatica dell’islamismo estremista. Solo quando gli algerini, i tunisini, gli egiziani, i libici si saranno liberati da questo castello di menzogne, solo allora potrà cominciarela Primavera araba. Per questo rimango in Algeria». Questi i temi che saranno affrontati nel corso dell’incontro.

Vittorio Emanuele Parsi, Professore presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con indirizzo politico internazionale. Editorialista prima del quotidiano Avvenire e poi deLa Stampa. Hainsegnato alla Georgetown University di Washington D.C, alla Royal University, di Phnom Penh in Cambogia, alla Kazakhstan Law Academy di Alma Ata in Kazakhstan, alla Novosibirsk State University in Russia e alla Saint Joseph University di Beirut in Libano.