Matera 2019. Città della Vita e della Morte

ULF PETER HALLBERG, Scrittore,

Coordinatore del Premio Energheia Francia

Traduzione a cura di Annalisa Facendola

per Felice Lisanti ed Energheia

Quando il mio primo romanzo, Lo sguardo del flâneur, è stato pubblicato in Italia nel 2002, il mio editore ha ricevuto una lettera da un professore di psichiatria, che voleva parlarmi di “Suicidio e nichilismo nella letteratura e nella cultura del XIX e XX secolo”, perché aveva letto il mio romanzo.

In qualche modo mi sentivo angosciato. I miei pensieri dovevano essere presentati ad una conferenza di psichiatri provenienti da tutto il mondo, scrisse, che avrebbe avuto sede a Ravenna.

Emilia Lodigiani, il mio editore, mi avvertì, dicendomi che avrei perso mesi e probabilmente la mia salute su quel lavoro, e non avevo nemmeno idea del contesto di questa conferenza, che io, un tardo romantico, avrei dovuto scrivere di angoscia e morte, ma non potevo resistere alla sfida.

Così lavorai sull’argomento per un periodo molto lungo e alla fine tenni la relazione a Ravenna, sul tema: la stato di “Nessuna speranza!”, il rinunciare, il togliersi la vita quando tutto è disperazione. Ci ho messo tutta la speranza come un paradosso. I seicento psichiatri mi ascoltavano attentamente in un enorme centro congressi, sentii che almeno un gruppo di loro forse pensava che i loro pazienti potessero in qualche modo essere curati dalla letteratura, invece dei soliti metodi di iniezioni o pillole.

Sentii che alcuni psichiatri volevano concedermi una possibilità. Così feci amicizia con i professori che avevano scritto dizionari sul suicidio, e alcuni di quelli che sentii alla conferenza entrarono direttamente nei miei scritti in seguito. Ero davvero grato all’uomo che mi aveva invitato, il Professor Matteo Magnante. Soprattutto per l’informazione che c’è un trattamento speciale nella Salute mentale, che consente ai pazienti suicidi di giocare a calcio ogni giorno per imparare a convivere con la vita. Passando un colpo, consegni la vita! Matteo Magnante, il professore stesso, aveva una grande attenzione, mi ha detto, contro la malattia, tendenze suicide e tutto il male, e che c ’era una città del Sud, una città che avrei dovuto vedere, una città dove voleva portarmi, la Città della Vita e della Morte – Matera.

Per molti anni sono stato invitato dal professor Magnante a trascorrere l’estate a Matera, ma ai miei figli piace il tennis e la costa nordica a Öresund, non essendo persone che parlano con il padre di letteratura e, così, purtroppo non siamo mai venuti. Tuttavia, il professor Magnante ha trovato un alleato, l’organizzazione culturale Energheia, e nel settembre 2014 sono stato ufficialmente invitato a Matera come scrittore a una lettura e un dialogo, sulla base del mio romanzo Trash europeo, pubblicato dai Iperborea nel 2013.
La mia guida era Felice Lisanti di Energheia, e sono stato presentato a Palazzo Lanfranchi da Matteo Magnante e Maria Nolet. Quella sera di settembre feci davvero amicizia con Matera. Ho imparato a camminare più lentamente, a causa del caldo, ho imparato a pensare di più e spero più in profondità, ispirato dalla città, e ho sentito di aver capito qualcosa di più sulla generosità. Tre di loro erano figure scintillanti, pura apertura mentale – e così erano gli amici che ci circondavano. Nella notte successiva, ho sentito che c’era un vento speciale che mi parlava di ciò che è importante nella vita e di ciò che non lo è, l’oscurità della valle della Murgia e il bel lampo di Matera che mi insegnava cose, e quando il calore si è sciolto in un’atmosfera fresca e chiara di notte, ho sentito – Penso proprio come tutti a Matera – che ci sono momenti in cui possiamo essere noi stessi un po’ come Socrate. È tutto incentrato sul posto, e sull’aria rinfrescante che può trasformarci.

Naturalmente c’è sempre un premio a tutto, così il giorno dopo Felice Lisanti mi ha chiesto, se potevo collaborare con Energheia e dare la possibilità ai giovani francesi di scrivere brevi racconti lasciando che un vincitore venisse a Matera ogni anno, per sentire la Città della Vita e della Morte, proprio come avevo fatto io. Ho convenuto che questo suggerimento aveva una certa logica, e che poteva essere una soluzione su come salvare le Nazioni quando sono in gravi difficoltà. Insieme al mio collega e amico, il professor Sylvain Briens a études nordiques, all’Università di Sorbona, ho fondato Energheia France e abbiamo anche creato una cerimonia per i vincitori alla Sorbona – invitando Felice Lisanti – senza avere ancora compreso appieno il significato di questa collaborazione con Matera per me.
Prima di dirvi questo, voglio condividere tre passaggi dei miei studenti sulla loro esperienza di Matera. Perché questo rende il lavoro importante, l’energia che tutti i miei studenti mostrano e le esperienze che fanno e condividono quando scrivono le loro storie – e per alcuni fortunati, quando vengono a Matera.
Quindi ecco i miei tre vincitori, con le loro parole, e poi proseguirò:

Annelore Herrmann 2016

Mercoledì 15 settembre. Aeroporto di Bari, 19:04.
Ho posato i miei piedi su questa terra mediterranea con tante idee in testa e il mio vestito estivo più bello nella mia valigia. Sono venuta per la cerimonia del Premio Energheia.
Il giorno dopo il mio arrivo era giunto il grande giorno. La cerimonia di premiazione era stata annunciata da molto tempo per sabato, 17 settembre. Erano le 8 di sera, molti amanti della cultura italiani erano venuti al giardino del Museo Ridola. I posti circondati da cipressi e ulivi sono stati rapidamente occupati.
Tutti gli ospiti aspettavano con ansia il grande momento. Ulf Peter Hallberg, lo scrittore svedese che dirigeva il progetto in Francia, mi informava sugli ultimi dettagli per la premiazione.
Alla fine, la presentatrice della serata parlava al microfono ed era l’inizio di un momento molto festoso.

Mathis Ferroussier 2017

Eccomi qui. E per quanto io ci sia, non riesco a capirlo. Spesso è solo la nostalgia dei momenti passati che ci ricorda il loro valore. Il momento presente, troppo nudo, troppo luccicante, troppo accecante, attira il nostro occhio, ma ci costringe a distogliere da esso il nostro sguardo. Ma eccomi qui e sto cercando di non lasciare che questo momento mi sfugga.
Girare nelle stradine selvagge, ripassare cento volte davanti agli stessi caffè, gli stessi negozi, entrare in ognuna delle decine di chiese dove le vedove addolorate si firmano teatralmente davanti al corpo di un Cristo misericordioso; entrare negli edifici con le porte spalancate e salire su tetti sconosciuti per contemplare la città; lasciar cadere la notte e sorprendere, in mezzo agli ammassi anarchici di case scavate nella roccia, delle coppie impudicamente abbracciate, protette dall’oscurità; nella notte, vedere la città di roccia trasformarsi in una lussureggiante oasi di luce che carica ogni silhouette di una tragica bellezza. Vedere la foschia alzarsi dalle gole che squarciano la città in due e coprire quelli che sfidano l’oscurità di una sottile pellicola d’acqua; vedere i vermi neri a migliaia scivolare sulla pietra bagnata, amici benevoli dei girovaghi insonni. E, accovacciato nel silenzio, appostato nella parte più alta della città, vicino alle case troglodite rimaste disabitate, annusare il profumo aspro e ostinato di un luogo da cui ogni notte escono i fantasmi di centinaia di anni di storia.

Emma Reinhardt 2018

Il tempo non ha presa su Matera. Qui si prendono in giro gli aghi che danzano più e più volte. Ridiamo degli allarmi, degli appuntamenti, delle costrizioni e degli orari. Una sorta di dolce ribellione anima il cuore degli abitanti che vivono al ritmo del sole e ignorano le convenzioni… Sto ingoiando il mio ultimo pezzo di nuvola caffeinata. Presto la macchina tornerà in funzione. I chicchi si allineeranno alle porte del tempo e tutto tornerà come prima.
Maledetta mosca. Mi gira intorno da quasi quattordici minuti e trentadue secondi. Viene ad annunciarmi la fine di questa parentesi fuori dal tempo, fuori da tutto, fuori di me. Per un breve momento, ero uscita dal mio corpo, ero entrata in uno stato secondario, la trascendenza vuota di Friedrich forse, alla ricerca di qualcosa, di tutto e di niente alla volta. Come può un raggio di sole, qualche pietra e un cappuccino portarci così lontano? Ero atterrato nelle profondità, un viaggio nel cuore del viaggio. Preferisco non farmi troppe domande e credere nella magia del luogo. Non molto tempo fa, posavo le mie valigie in terra sconosciuta, ma quando lascio questa terrazza di caffè, anche se nulla mi autorizza, ho la sensazione che qui sia anche casa mia.

***

Devo confessare che nel film il neorealismo italiano batte tutto – prima e dopo che apparisse. Registi come De Sica, Rossellini, Visconti, Ettore Scola e i Fratelli Taviani sono i miei eroi. Ho visto “C’eravamo tanto amati” di Scola otto volte, “Viaggio in Italia” di Rossellini mi fa scrivere cose come: “Il capolavoro di Rossellini è sull’amore e la lotta per la verità. La storia è molto semplice, la sceneggiatura ossa nude”. Mi piace quel tipo di cose, penso che dovremmo cercare qualche verità. John Lennon ha cantato su questo argomento in una maniera straordinaria: ”Sono malato e stanco di sentire le cose da ipocrisia miope-miope-ristretto mentalità: Tutto ciò che voglio è la verità.Dammi solo un po’ di verità.”
Ciò che mi ha avvicinato di più al Neorealismo Italiano è Matera. Ogni volta che ci vado, mi sento come in uno di quei film neorealistici. Nel bellissimo giardino del Museo Domenico Ridola, quando Energheia annuncia i premi e i vincitori, io sono con Ettore Scola. Di notte con amici provenienti da diversi Paesi, o a colazione su una terrazza con vista sui Sassi, sono con Luchino Visconti.

Per non parlare di tutte le mie passeggiate solitarie in quelle strade di ciottoli nella notte, lì sono davvero con Roberto Rossellini. E quando la gente mi ferma per strada, solo per parlare e non so esattamente chi siano, solo perchè sono di Energheia, mi fanno sentire davvero parte di Matera – anche lì sono con Vittorio De Sica.

Infine, quando l’ultima volta, dopo anni di insistenza, ho accompagnato Felice Lisanti, il veterinario, nel suo giro in montagna alle sei del mattino per vaccinare gli animali, ero con i Fratelli Taviani – e recitavamo ancora in Padre padrone, insieme ai contadini e alle pecore. Questo fa tutto parte di Energheia, i diversi lavoratori e le donne, le mani che aiutano, questa è la qualità di un tocco unico sulla vita e la letteratura. L’atteggiamento di Felice Lisanti e di Energheia mi ricorda John Lennon: Amicizia e buon divertimento! E c’è qualcosa di sacro in tutto questo e in Matera.

Sento che la città stessa dia significato per la sua atmosfera, la sua gente e il silenzio di notte sotto il grande cielo nero. Ecco perché farò esibire i Beatles a Matera il 22 settembre 2019, come se John e George non fossero morti, ma qui con noi, per aiutarci ad affrontare la storia. Voglio che si rivolgano a noi come fece John quando stava registrando ”Stand by Me” a New York e gli fu chiesto di salutare la gente in Inghilterra. Lui disse: ”Voglio solo dire ciao a voi gente indietro in Inghilterra…” Poi guardò la telecamera, con quello sguardo infantile, continuando: ”Come va gente? I Beatles di Matera saranno circondati da voci provenienti da case di pietra, dal buio della valle, dal silenzio nelle strade, dai gradini che conducono a punti dove si può davvero vedere la vita come può essere, nei suoi momenti migliori, come su al muro di fronte alla Cattedrale, dove di notte la gente viene a parlare, ad abbracciarsi e a baciarsi, di fronte alla sagoma della città, un luogo dove ci si può dimenticare di se stessi, dei vostri problemi, persino del tempo e ritrovare la notte, la luna, la vita, la morte, il giovane, un collo, un mento, una mano – la grazia e la bellezza di tutto, solo per essere – a Matera.