Cannibali del Bene Comune
di Michele Morelli
La cannibalizzazione dei beni comuni sta trasformando profondamente il tessuto urbano e sociale della
nostra città, spazi di fruizione collettiva ridotti a “prodotti finanziari” e a “operazioni immobiliari”, la
nuova frontiera della “rigenerazione urbana” .
GENERALMENTE, si parla di cannibalismo come atto rituale all’interno di culture primitive. Esistono reperti
archeologici di ossa umane variamente manomesse che sembrano attestarlo, anche se non ci sono documenti
che spieghino veramente le ragioni delle manomissioni. Per questo alcuni antropologi hanno negato
l’esistenza del cannibalismo, definendolo un mito, del quale mancano prove materiali concrete oppure le
presunte prove sono frutto di interpretazione errate e frettolosa. Il cannibalismo resta in ogni caso uno dei
grandi tabù del pensiero umano occidentale, più ancora dell’incesto, e può affiorare come atto materiale in
situazioni di gravi psicopatologie. È, per lo stesso motivo, un mezzo di propaganda usato per screditare
nemici e avversari. Furono accusati di cannibalismo anche gli ebrei, i cristiani, gli irlandesi, spesso i popoli
etichettati come “incivili” da altri che si considerano “civili”.
Essendo, oggigiorno, l’accusa di cannibalismo un’accusa infamante, il dibattito sulla esistenza di società con
pratiche cannibali è in parte viziato dal bisogno di fornire localmente interpretazioni politicamente corrette.
Tuttavia, il cannibalismo è esistito ed esiste, e si può distinguere in varie categorie.
Il tema del cannibalismo è stato spesso utilizzato nella letteratura come metafora per raccontare aspetti oscuri
dell’animo umano. Nel cinema, per esempio, nel 1969 Liliana Cavani porta in scena il suo film I Cannibali
per raccontare la crudeltà dei regimi totalitari. “Sicché, signorina, lei fa parte di un gruppo rivoluzionario
fuori dal nostro controllo”, chiedono i potenti alla ragazza protagonista del film, mentre sorseggiano alcolici
e la guardano come fosse un raro esemplare. Per la Cavani il cannibalismo non è altro che l’esercizio del
potere, cieco e arrogante, che non ha rispetto per l’altro e per gli individui. Un potere privo di umanità, ottuso
guidato da ottusi. Il tema del cannibalismo è stato riproposto anche nel film The Road di John Hillcoat .
Negli ultimi anni si parla anche di cannibalismo politico, un modo efficace e immediato per descrivere il
pessimo stato di salute della politica nel nostro paese.
Il cannibalismo è diventato una categoria del pensiero contemporaneo, trasversale, che si manifesta in varie
forme anche in ambienti insospettabili, persino in ambito culturale.
Si parla di cannibalismo nella finanza, di speculatori affamati di territorio da cementificare, di predatori di
storia e di futuro.
Per restare a casa nostra, l’assalto alla città e al paesaggio che la circonda da parte della rendita, la
privatizzazione del patrimonio demaniale dei Sassi, dei beni culturali e dello spazio pubblico (da murgia
Timone alle piazze e vie del centro storico, da Parco dei Monaci al centro agricolo di Pianelle, da Casa Cava
a palazzo Malvezzi ), non è altro che la fotografia di una realtà sgradevole: un cannibalismo strisciante dei
beni comuni.
I residenti pagano anch’essi: nei luoghi di culto, nel Parco della Murgia e, tra poco, ci verrà imposto un
biglietto persino per accedere o respirare negli antichi rioni. La privatizzazione travolgere anche gli impianti
sportivi di prossimità e i luoghi della cultura. La turisticizzazione è presentata come l’unico modello di
sviluppo possibile: la destra come la sinistra non fanno altro che alimentare il libero mercato, il
cannibalismo della cosa pubblica,.
Turisti a casa nostra.
La cannibalizzazione dei beni comuni sta trasformando profondamente il tessuto urbano e sociale della
nostra città: spazi di fruizione collettiva ridotti a “prodotti finanziari” o a “operazioni immobiliari” , la
nuova frontiera della “rigenerazione urbana” .
Il trasferimento di beni pubblici (demanio, spazi verdi, edifici storici) o comuni (risorse naturali) a soggetti
privati che operano con logiche di mercato, attraverso concessioni a lungo termine (12 anni /20anni),
rischia di sottrarre tali beni all’uso collettivo e al controllo democratico.
Persino l’offerta culturale (quella dei grandi eventi) è parte di questo meccanismo.
L’istinto antropofago non risparmia nemmeno la sanità, i servizi sociali, il diritto alla casa, il lavoro
dignitoso: pilastri fondativi del nostro welfare, così come lo abbiamo conosciuti nel secolo scorso.
Che cos’è la guerra se non l’esercizio del potere, cieco e arrogante, la forma estrema di Cannibalismo,
il male più atroce, figlio dell’assuefazione umana alla violenza.
*Cannibali è il titolo di un articolo scritto nel 2009 in occasione dello sfratto esecutivo del Teatro Sassi dalla ex scuola Garibaldi e del destino di Casa Cava.











