Corso di scrittura creativa, Esercizi PerCorsi di Energheia

Il sorriso nella penombra, Vittoria Natalia Abate

Esercizi PerCorsi di Energheia 2024

Da una foto un racconto. Docente: Antonella De Biasi

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   Francesco profuma di bosco, di faggi dorati nel sole di novembre.

   Lo respiro come se fossi alla finestra di questa baita, lo respiro come se fosse l’alba su questa montagna. Il suo odore mi trascina indietro, mi spinge forte nel vento di questo autunno e mi fa rabbrividire, come se non ci fossimo mai allontanati dal vialetto che saliva al liceo.

   Una rimpatriata a dir poco rocambolesca ed eccoci qui, vent’anni dopo, senza corrente in mezzo al nulla dell’Appennino lucano. Due ingegneri in classe e nessuno che sa far ripartire il generatore!

   L’urlo di Alessandra, con quella voce acuta da bambina, è stato lo stesso di quando prese una pallonata in faccia durante l’ora di Educazione Fisica in palestra: “Non ci vedo più, non ci vedo più!”, continuava a gridare mentre, accasciata a terra, eravamo tutti intorno a lei per soccorrerla.

   Stasera a non vederci più, all’improvviso, siamo stati tutti e nove, in mezzo al bosco, durante il fine settimana tanto voluto da Tatiana per incontrarci.

   Le candele decorative, poggiate sul camino della stanza centrale, ci hanno salvato dall’usare le torce dei cellulari che, poi, si sarebbero scaricati. Due divani in pelle bordeaux messi ad angolo retto, un tavolo da pranzo in legno scuro con sei posti a sedere, e tre sgabelli tolti al piano snack per starci tutti.

   Sembra di preparare una seduta spiritica: evocare i fantasmi della nostra adolescenza o l’anima del prof. di greco che ci parlerebbe per l’ennesima volta della sua comparsata nel film di Pasolini, girato a Matera negli anni ‘60.

   Seduta al tavolo, con una camicia a righe bianche e blu, i capelli castani con la mia storica frangetta tagliata davanti allo specchio e le lentiggini sparse per tutte le guance, respiro Francesco.

   Nella luce della candela, mentre si sporge per accendere una sigaretta, gli sorrido… gli sorrido nella penombra, come in quella mattina di fine novembre, nel cinema comunale, seduti sulle scale di moquette, nel buio del film proiettato per l’assemblea d’Istituto. Quello stesso sorriso che mi costò un bacio, un bacio che avrebbe segnato la fine della nostra adolescenza e della nostra amicizia.

   I capelli neri, ricci, hanno solo qualche filo di bianco; le rughe d’espressione intorno agli occhi, le ciglia nere, le palpebre semichiuse, la bocca che stringe la cartina bianca della sigaretta e la inumidisce; il colletto bianco della polo che contrasta con la sua pelle scura. Appoggio il gomito sul tavolo, inclino la testa e la lascio cadere nel palmo della mano, alzo gli occhi e gli sorrido, gli sorrido nella penombra, come in quella mattina di fine novembre.

   Quello stesso sorriso che mi costò un bacio, quanto mi costerà questa volta?