I racconti del Premio Energheia Europa

Le cronache dello Stato di Primavera: l’udienza

Racconto finalista Premio Energheia Slovenia 2021

Traduzione a cura di Laura Renesto, Università degli Studi di Padova

”Aspetti il generale?” disse dopo un lungo silenzio un uomo seduto in uniforme militare.

Un uomo con la giacca scura, appoggiato con le braccia incrociate al muro di fronte, distolse il suo sguardo dal pavimento e fissò l’altro.

“Sì.”

“Quindi sei qui per l’udienza?”

“Esatto.”

“Anch’io.”

L’uomo con la giacca inscenò un sorrisino amichevole, dopodiché riportò il suo sguardo sul pavimento.

“Io sono Stefan, comunque,” improvvisamente l’uomo in uniforme si alzò e tese la mano. “Sotto il comando del maggiore Foschi. Battaglione Sparo di Ghiaccio”.

Lazarus,“ si presentò con voce profonda l’uomo in giacca, mentre stringeva forte il palmo di Stefan. “Battaglione Morana, sotto il comando del maggiore Cenerini.”

“Piacere di conoscerti.”

“Piacere mio.”

Il silenzio rivestì nuovamente la sala d’attesa.

“Come sono andati i due mesi di prova?” Lo interruppe dopo poco Stefan.

“Mi hanno dato del filo da torcere, devo ammetterlo.”

“Hah. Anche a me. Tutti i preparativi per il rapimento e per la tortura hanno lasciato segni particolari sul mio corpo. Aspetto ancora che mi ricrescano le unghie che mi hanno strappato.”

“Ti è andata bene,” rise Lazarus. “Io non posso aspettarmi che mi ricresca il dente del giudizio.”

Scoppiarono a ridere.

Alcuni si sono beccati ben di peggio,” aggiunse Stefan.

“ Da noi alcuni non sono proprio sopravvissuti.”

“Addirittura?”

“Volevano in tutti i modi arrivare a Fantome e perciò sono andati fino in fondo, ma purtroppo il corpo e la mente non hanno retto.”

“è un onore che abbiamo resistito così a lungo. Da noi, quelli che non ce l’hanno fatta si sono arresi e hanno detto addio ai loro sogni su Fantome. Non so proprio perché si candidino ad un periodo di prova del genere se non sono abbastanza forti. Visto che loro stessi sapevano che avrebbero dovuto mettere a repentaglio la vita. Si sarebbero dovuti aspettare che qui l’addestramento sarebbe stato di un livello di difficoltà davvero alto. La prova per Fantome non può essere un comune addestramento militare.”

“Già,” confermò Lazarus.

Tacquero per qualche momento, poi Stefan ricominciò a parlare: “E? Sei pronto per la prova di Nerone?”

“Se devo dire la verità,” ridacchiò Stefan, “Non riesco minimamente a immaginare cosa mi aspetta. Quindi non so proprio per cosa dovrei essere pronto.”

“Hah. Neppure io. Ma mi hanno detto che il generale Nerone ha molto di più in serbo che una prova di due mesi qualsiasi.”

“Anch’io ho sentito dire così.”

“A quanto pare ha i suoi peculiari estremismi,” ammiccò Stefan. “E in effetti non vedo l’ora di provarli.”

Lazarus annuì e di nuovo mostrò un sorriso cordiale.

All’improvviso, dal fondo della sala d’attesa si aprì una porta dal quale entrò un uomo di grado superiore. La sua uniforme era nobilitata da due brillanti medaglie all’onore e al coraggio.

“Siete qui per l’udienza, signori?”

“Sì, tenente generale,” mostrarono insieme il saluto.

“Allora venite avanti. Il generale vi aspetta,” disse severamente l’uomo e uscì dalla sala d’attesa.

Stefan e Lazarus entrarono in uno spazio buio, penetrato da un lieve gelo e dall’odore di fumo di sigaretta e cenere. Qualche passo davanti a loro c’era una scrivania, sulla quale erano sistematicamente disposte delle cartelle aperte e un registro; un posacenere che emanava un leggero fumo; e una collana con una targhetta di identificazione militare come pendente, su cui era inciso una sorta di codice: “SIGMA”. In un angolo dell’ufficio c’era un uomo alto e robusto in abito nero. Con le braccia incrociate fissava immobile la caserma innevata attraverso l’unica finestra scoperta nella stanza.

“Scusate per l’odore, signori,” si annunciò. La sua voce era profonda e solenne. “Il tenente generale ha davvero una brutta abitudine che un giorno gli costerà i polmoni.” Si voltò verso i soldati e si avvicinò lentamente alla sua scrivania. “Cè un po’ di buio qui, vi dovrete abituare.”

Si sedette e avvicinò a sé due cartelle sulla scrivania, poi le guardò a lungo in silenzio, mentre Stefan e Lazarus osservavano dritti e calmi le sue azioni.

Sergente Lazarus?” Nerone stabilì un contatto visivo profondo con l’uomo in giacca. Gli occhi del generale erano di un pigmento insolito: rosso fuoco. Generavano uno sguardo cupo e freddo. Il loro riflesso fece svegliare in Lazarus un sentimento oscuro che non aveva mai provato prima.

“Sì, generale.”

“E sergente Stefan,” Nerone guardò l’uomo in uniforme.

“Sì, generale”.

Con calma aprì il suo registro e scrisse qualche nota, dopodiché si alzò e incrociò le braccia.

“La civiltà sta crollando. Voi due siete qui perché avete deciso di rimetterla in piedi attraverso la guerra. La guerra è caos creato dall’umanità, quando è sola nel caos. È una via necessaria per la transizione verso il progresso e un nuovo mondo. A Fantome conoscerete l’oscurità che un individuo nasconde in sé. Conoscerete la piena libertà che un individuo nasconde in sé. Conoscerete il caos. Il caos nella sua pienezza. Mi assicurerò di farvelo toccare e tirare fuori. Sarà per voi lo strumento più importante per qualsiasi ostacolo che vi si presenterà davanti.” Nerone tacque per un minuto e lentamente si avvicinò ai soldati. “Ma prima che io svegli in voi questa forza nascosta, vi dovrete confrontare con un’ultima prova per entrare nel mio gruppo elitario. Ovviamente già lo sapete”.

“Sì, generale,” affermarono all’unisono Stefan e Lazarus.

“Di sicuro sapete anche che la prova d’ingresso non è facile. Se pensate di essere pronti, lo siete anche per i suoi rischi.” Nerone tacque nuovamente e guardò i soldati.

“Generale,” parlò improvvisamente Stefan. Nel suo tono si poteva riconoscere una leggera incertezza, che provava a nascondere.

Nerone lo osservò cupo per qualche istante. “Sì, sergente Stefan? Volete forse chiedere qualcosa?”

“Sì,” Stefan deglutì leggermente. “Vi chiederei, se posso, qual è esattamente questo rischio? Voglio dire, ne ho sentito parlare, ma mai…”

“Per un motivo,” lo interruppe freddamente Nerone. “Il corso delle mie prove rimane segreto. Non permetto a nessun candidato di parlarne dopo averlo vissuto.” Tacque per un momento e squadrò entrambi i soldati. “Anche solo l’accettare il rischio è un rischio. Voglio che mi mostriate come vi confrontate con l’imprevedibile; con ciò per cui non siete affatto preparati. Una tale prova non avrebbe senso, se sapeste cosa vi aspetta,” spiegò cupo. “Non credete?”

“Sì, generale,” dissero insieme.

“Il rischio è un elemento chiave in questa prova. Come lo affronterete mi dirà chiaramente se appartenete a Fantome,” continuò in modo calmo il generale. “Ma questa è ovviamente una vostra scelta. Adesso avete l’ultima occasione di andarvene da qui, se avete dei ripensamenti. Vi do la piena libertà di scelta fino ad un attimo prima dell’inizio della prova.”

Lazarus guardò per un istante Stefan. Percepì un grado di incertezza maggiore sul suo viso e sul suo corpo di quanto egli non avesse mostrato prima.

“Quindi! Sergente Stefan. E sergente Lazarus. Possiamo iniziare?”

“Sì, generale,” risposero valorosamente, sebbene Lazarus sapesse che la risposta di Stefan non fosse del tutto sincera.

“Ottimo,” sorrise freddamente Nerone. “Adesso vi siederete ognuno alla propria sedia,” indicò ad entrambi dei posti dietro di loro. “E vi porrò tre domande. Dopo la terza domanda saprò se avete la stoffa per Fantome, e concluderemo.”

Lazarus e Stefan si guardarono confusi. Negli occhi di Stefan c’era persino sollievo. Solo domande? Pensava Lazarus.

“C’è qualche problema, signori?”

“No, generale,” risposero, si diressero verso le loro colonne e si sedettero.

Erano l’uno opposto all’altro: Lazarus sedeva a sinistra e Stefan a destra; erano voltati verso Nerone. Lazarus incrociò le braccia, Stefan le appoggiò sui braccioli.

“Allora ditemi, signori: perché avete deciso di venire a Fantome?”

Le facce di Lazarus e Stefan espressero di nuovo un lieve smarrimento.

“Scusi signore,” prese la parola Stefan. “Questa domanda è parte della prova?”

Nerone lo squadrò freddamente. Lazarus notò che il generale aveva un ciondolo d’ambra attaccato alla sua uniforme. In esso era incastonato un esile fossile di scorpione nero.

“Certo,” rispose calmo Nerone. “Dato che abbiamo concordato di poter iniziare.” Per un momento calò il silenzio nella stanza. “Può iniziare proprio lei, sergente Stefan,che ha reagito per primo. Mi dica cosa l’ha portata qui.”

Stefan deglutì leggermente e tacque per un attimo, mentre Nerone lo osservava freddo con i suoi insoliti occhi rossi.

“Ho deciso di venire a Fantome perché voglio migliorare come soldato e addestrarmi fisicamente e mentalmente per il grado più alto. Perché voglio istruirmi nei ranghi degli impavidi combattenti d’élite. Perché voglio raggiungere il mio massimo potenziale. Mi piacerebbe svegliare in me la più grande forza, magari proprio quella che ha nominato prima.”

Dopo la risposta di Stefan il silenzio avvolse la stanza. Il generale lo fissava ancora. “Sergente Lazarus?” si voltò improvvisamente verso l’uomo in giacca. “Perché lei è qui?”

Lazarus guardò il pavimento per alcuni istanti. “La morte mi ha portato qui,” disse con voce profonda e si confrontò con lo sguardo freddo del generale. Stefan lo squadrò con curiosità e anche sul viso di Nerone si destò dal nulla interesse.

“La morte?”

“Sì. Certe persone mi hanno causato dolore e hanno svegliato in me una rabbia e un odio assoluti. Credo che a Fantome otterrò il completo controllo su queste emozioni e che le impiegherò nella guerra. Così sarò completamente pronto per la vendetta. E per questo ho scelto la strada del soldato. Quando finalmente mi addestrerò, non permetterò alle persone che mi hanno maledetto per tutta la vita di sfuggire al loro giusto destino.”

Il generale si accarezzò la barba. “Soffre a causa di queste persone.”

“No,” negò con fermezza Lazarus. “Mi causano dolore. La sofferenza non è più in me. Era presente all’inizio, quando mi hanno causato sventura, ma ho imparato a controllare la sofferenza e l’ho trasformata in abilità militari. La rabbia e l’odio, i miei dolori, non mi tormentano, piuttosto vivono dentro me e si trasformano in forza.”

“Hm,” sorrise freddo Nerone. “Non vede il dolore e la sofferenza come ad una cosa sola.”

“Certo che no. Sono due stati mentali completamente diversi. Il dolore nasce dalla disgrazia e ci segna per sempre, tuttavia creiamo la sofferenza di nostra spontanea volontà. Ciò è del tutto inutile. Quindi, perché non rimuoverla e usare il dolore a proprio vantaggio.”

Il generale guardò cupo Lazarus per qualche momento.

“Passiamo alla prossima domanda,” disse improvvisamente. “Quante persone avete ucciso?” Guardò Stefan. “Può cominciare di nuovo lei, sergente.”

Stefan era sempre più sopraffatto dall’incertezza, la quale si poteva vedere sul suo viso. “Penso….no, non lo so con esattezza. Molto probabilmente circa quindici, venti. Forse poco meno. Fra di loro sicuramente non c’erano civili. Solo forze militari nemiche. Ma se devo essere sincero, non ho mai contato…”

“E lei cosa dice, Lazarus?”

“Quarantanove,” rispose senza bisogno di riflettere.

L’ufficio venne colto dal silenzio mentre Nerone rifletteva, dopodiché disse: “Ho sentito dire dai miei subordinati che i suoi compagni la chiamano Ombra. È così, sergente Lazarus?”

“Sì, generale.”

“Da dove viene questo soprannome?”

“Lazarus guardò ancora il pavimento, poi guardò Nerone: “La mia tattica di guerra consiste nel nascondermi e in attacchi impercepibili. So sorprendere il nemico sul proprio territorio, senza che si accorga della mia presenza. Sono capace di liquidarlo in un istante senza causare alcun suono.” Stefan scrutò Lazarus con interesse. “Ho avuto l’opportunità di mostrare la mia abilità in particolare nella missione in Nevonia, dove con il battaglione Morana abbiamo individuato un piccolo accampamento nemico vicino a uno dei villaggi. Di notte, mi sono intrufolato io stesso e ho giustiziato ventitré avversari, facendo così strada al battaglione, che ha potuto senza difficoltà circondare e assediare l’accampamento. I prigionieri sopravvissuti hanno detto che i loro compagni hanno iniziato dal nulla a cadere uno dietro l’altro, senza sapere cosa fosse e da dove venisse il pericolo, tanto che hanno pensato di essere attaccati dalla loro stessa ombra. Da qui il mio soprannome.”

Nerone sorrise freddamente. “Il suo istinto omicida è insolito, sergente Lazarus. Da quanto tempo si addestra nell’esercito?”

“Sei mesi.”

Stefan si sorprese.

“è arrivato così in fretta al battaglione Morana e ad un numero tale di uccisioni?” chiese serio Nerone.

“Sì, generale.”

“Eccezionale,” aggiunse e lasciò spazio ad un breve silenzio. “Quindi, a breve concluderemo. Ci aspetta solo un’ultima domanda. Ma prima…” Nerone indietreggiò verso la scrivania e si sedette. “Guardate sotto i vostri posti.”

Stefan e Lazarus si guardarono con sorpresa, poi si allungarono lentamente sotto le proprie sedie.

Ma che…?” borbottò fra sé e sé Stefan, mentre toccava un oggetto di metallo duro.

Lo estrasse da sotto la sedia. Anche Lazarus. Osservavano con stupore una pesante revolver d’argento nelle loro mani. Sulla scrivania appoggiò la propria, prima sistemata in un cassetto, anche Nerone.

Allora, sergenti,” disse e scrisse una nota sul suo registro. “Le vostre armi sono cariche. Con esse risponderete alla mia ultima domanda.”

Stefan era madido di sudore. Il viso di Lazarus mantenne la sua serietà e tranquillità.

“La domanda è: per Fantome siete pronti a sacrificare anche un vostro commilitone?”

Il silenzio soffocava la stanza. I soldati non sapevano come rispondere.

“Generale, questo è…”

“Non dica nulla, sergente,” Nerone interruppe Stefan con voce fredda. “All’ultima domanda mi dovrete rispondere con i fatti.”

“Ma questo è…”

“Sergente. La mia prova era una decisione totalmente volontaria. Vi ho dato l’opportunità di evitare i suoi rischi. Ma ora non si può più tornare indietro,” disse in tono molto freddo e guardò cupo Stefan. “Sergenti. Ora avete a disposizione solo due scelte.” Prese in mano la sua revolver e si alzò. “Mostratemi chi di voi è idoneo a Fantome, oppure oggi nessuno di voi due lascerà questa stanza vivo.”

La stanza iniziò ad essere sopraffatta da un’oscura tensione, che lasciò i due soldati ammutoliti.

“Lazarus,” esordì Stefan fuori di sé.

Il suo commilitone lo guardò amaramente, ma in pace con se stesso, negli occhi spaventati.

*

Sulla parete c’era del sangue. Sul pavimento giaceva un cadavere. Freddo e oscurità tormentavano ancora l’ufficio. E dentro c’era ancora odore di fumo.

Il generale raccolse dalla sua scrivania il pendente con la targhetta militare. Si avvicinò al soldato e glielo porse: “Benvenuto a Fantome, sergente. Il tuo nome ora è stato cancellato. Da oggi in poi sei solo un codice: SIGMA49.”