Corso di scrittura creativa, Esercizi PerCorsi di Energheia

24 Settembre 1890, Demy Panico

Esercizi PerCorsi di Energheia 2024

Da una foto un racconto. Docente Antonella De Biasi

***

   Si sedette in veranda quella domenica d’autunno, quando la sua mente iniziò a viaggiare tra i monumenti creati nel tempo, accompagnata dallo stormire del vento che le accarezzava il viso. Una tinta raffinata di un blu notte rendeva quella sera ancora più intensa, insieme allo splendore e alla luminosità della luna, che la conducevano ad una reminiscenza.

   Il suo sguardo inizialmente era rivolto sulla strada, catturato dallo schiamazzo della gente passante, dalle donne che indossavano abiti lunghi con maniche ampie e luminose, dai colori semplici e pallidi, lusingate dalla presenza dei propri amori.

   Rapita da questo scenario guardato con gli occhi colmi di rammarico, Sue non poté evitare che un rumoroso sospiro malinconico le fuoriuscisse dal suo intimo più profondo, conducendola a smarrissi nel ricordo. Le pagine di giornale sfogliate dal vento segnavano una data ben precisa “24 settembre 1890”. Erano passati esattamente due anni dall’ultima volta che si erano dette addio per sempre.

   La vita di Cloudette era semplice, svolgeva mansioni quotidiane: aiutare la madre nelle faccende domestiche, accudire i propri fratelli e di tanto in tanto aiutare il padre nei lavori agrari. Nonostante lei appartenesse ad un rango medio-basso, nutriva fin da piccola una smaniata passione per la lettura, benché non avesse ricevuto una grande istruzione. Grazie a questo suo amore spesso sgattaiolava in città per andare ad acquistare dei libri.

   Era una mattinata tiepida e tranquilla quando Sue si stava incamminando con la sua veste borghese per le vie della città, dopo aver terminato le sue compere abitudinali. Controllò quanti denari le fossero rimasti e notò che erano abbastanza per soddisfare il suo vizio più grande: comprare nuovi libri.

   Nella libreria di quella stessa mattinata, ad un tratto, ci fu un lampo fulmineo; i pianeti si allinearono e una scossa elettrica pervase due avambracci, proprio nel momento in cui essi erano protesi nel prendere lo stesso libro, in un gesto simmetricamente simultaneo.

   Nel rivivere quel ricordo, Sue ebbe un brivido istantaneo: il loro primo incontro era una ferita che ancora, ardentemente, bruciava.

   Improvvisamente il vento autunnale parve farsi gelido; non faceva ancora tanto freddo, eppure Sue in quel momento aveva i brividi che le percorrevano tutto il corpo.

   Da quel primo incontro nacque un amore incondizionato, ma al tempo stesso sbagliato per la concezione sociale dell’epoca.

   Cloudette amava Sue, la considerava come la luce all’interno del suo buio, la via che l’avrebbe portata alla salvezza da sé stessa. Questo sentimento era tanto forte che le permise di capire cosa fosse l’amore: l’essere disposti a tutto per la persona amata, tanto da rischiare qualsiasi cosa.

   Sue ancora stravolta da quell’attimo rivissuto, strappato dal tempo, si mise disperata le mani fra i capelli e con le lacrime che le scivolavano sul viso pensò: “Che cosa ho fatto!”

   Era il “23 settembre del 1888” di una serata cupa. La pioggia batteva fortemente sui tetti, scivolando, poi, placidamente sulle strade.

   Sotto un parapetto le due giovani fanciulle discutevano.

   Sue ricordava perfettamente cosa avesse detto in quell’istante, che, a distanza di tempo, le è rimasto impresso nell’animo.

   Le aveva detto che era rischioso esporsi così tanto e che, malgrado tutto, il loro amore non poteva sopportare l’onta che ne sarebbe derivata, una volta venute allo scoperto.

   No, Sue non poteva sopportarlo.

   Ciò che straziò completamente la giovane borghese fu il sorriso amorevole della ragazza che aveva di fronte.

   Sue si rese conto, solo rimuginando, accasciata per terra in veranda, di quanto, in quel momento, il sorriso mostratole anni addietro nascondesse una profonda sofferenza.

   Quella notte, il giorno prima della disgrazia, Cloudette con le lacrime agli occhi e il cuore lacerato prese dolcemente le mani della sua amata e guardandola colma d’amore le diede un bacio andando via.

   Il loro saluto d’addio non passò inosservato e l’indomani, all’ora di pranzo, la notizia era su tutti i giornali.

   Era impensabile nel 1888 avere relazioni tra due classi sociali così differenti e soprattutto era inconcepibile che l’amore fosse diverso dai canoni tradizionali.

   Ormai Sue con le lacrime che le inondavano il viso e i singhiozzi che le smorzavano il fiato, rivisse tutto. Rivisse di come apparentemente fredda e senza emozioni rinnegò il suo amore per Cloudette, ma non si limito solo a quello. Quel giorno rinnegò di conoscerla, affermando invece di non averla mai incontrata. Seppur con riluttanza la gente le credette, anche grazie alla sua appartenenza sociale.

   Cloudette invece, una povera e insignificante contadina, venne ritenuta “isterica”, pazza e la rinchiusero in un posto distante dalla città.

   Erano esattamente passati due anni e dal quel momento Sue non ebbe modo di vederla, nè seppe più notizie di lei. E con voce tremante urlò nel vento della notte: “Eppure ti amavo!”.