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I racconti del Premio Energheia Europa

Una vita ordinaria, Lara Bizjak_Celje

Racconto finalista Premio Energheia Slovenia 2021

Traduzione a cura di Chiara Santambrogio, Università “La Sapienza” di Roma

 

La vista dei bellissimi occhi verdi dall’altro capo del negozio lo colpisce come un fulmine. A Matjaž manca il respiro. Quella tonalità smeraldina l’avrebbe riconosciuta sempre e dovunque. Ma era convinto, che quegli occhi non li avrebbe più rivisti.

Con la mano inconsciamente ancora premuta contro il petto, si nasconde dietro lo scaffale più vicino. Lancia un’occhiata alle bottiglie di birra vicino a lei, come se lo interessassero, quando in verità è a malapena consapevole di ciò che lo circonda. Sotto la stoffa della camicia sente il cuore battere all’impazzata nel petto. I suoi pensieri sono inondati di ricordi, come se, dopo un temporale, un fiume in piena avesse abbattuto una diga che tratteneva l’acqua già al limite delle sue forze.

Sarebbe difficile affermare che la sua vita sia stata più semplice, prima di conoscere Kristina: la conosce praticamente da tutta la vita. Già da bambino, più che dai camion e dai dinosauri, rimaneva incantato dai suoi occhi verdi che lo scrutavano con curiosità dall’angolo opposto della sabbiera, nel parco giochi del villaggio. Il teorema di Pitagora faticava a entrargli in testa, dato che durante ogni ora di matematica pensava solo all’inebriante profumo dei suoi capelli ricci che, come una cascata, le si riversavano sulla schiena, proprio al banco di fronte al suo. All’istituto tecnico, aveva perso ogni interesse per le lezioni. In quel periodo, era completamente immerso nei ricordi dei pomeriggi precedenti, come quando fremendo le aveva timidamente preso la mano lungo la strada per la stazione, o quando per la prima volta le sue labbra tremanti avevano toccato quelle di lei, in quella fredda mattina di gennaio davanti al suo liceo. Le sue serate solitarie erano state presto colorate dalla sua risata melodiosa e i ricci, che per anni aveva ammirato da lontano, ora erano stesi sul cuscino accanto al suo e nella notte gli solleticavano il naso.

Già a diciassette, diciotto anni, sapeva di dover imprimere quelle notti nella memoria. Forse avrebbe continuato a non essere colto, né brillante. Forse avrebbe davvero sprecato tutta la sua vita in una piccola cittadina, con un lavoro faticoso e malpagato. Ma anche allora, già sapeva abbastanza del mondo da capire che qualcosa di tanto affascinane, raffinato e stupefacente come Kristina, prima o poi, gli sarebbe scivolato via dalle dita. E così è stato.

E la vita è più semplice. Più vuota, più solitaria, ma più facile. Niente può spezzarti il cuore, se l’unica cosa a cui tieni è dall’altra parte del mondo.

Ma ora, improvvisamente, è nel suo stesso negozio, nella loro città natale. È sicuro che sia lei. Come sarebbe possibile confonderla con qualcun altro?

Il suo povero cuore gradualmente si calma, i suoi pensieri si schiariscono. Con la mano tremante riesce a raggiungere una bottiglia di Laško, quando sente alle sue spalle una voce familiare.

Matjaž! Sei veramente tu?”

Si volta lentamente. Come previsto, Kristina è in piedi dietro di lui. Sul suo viso c’è un grande e luminoso sorriso e, prima che Matjaž si renda conto di ciò che sta succedendo, si ritrova stretto in un caloroso abbraccio. Sorride goffamente e la stringe delicatamente a sé. Le sue dita scivolano lungo il suo maglione di lana. Le narici sono inondate dal profumo inebriante che tanto chiaramente disegna nella sua memoria quelle immagini dei tempi delle scuole superiori.

Se in così poco tempo fosse in grado di capire cosa succede, probabilmente non la libererebbe mai dall’abbraccio, invece si limita a dire: “non sapevo che fossi a casa.”

Già, sai, le vacanze…” Kristina si stringe nelle spalle e si sistema i capelli dietro l’orecchio. Qualcosa luccica sulla sua mano. Un anello.

Matjaž sussulta, ma con una risata maschera abbastanza bene lo stupore. “Che razza di gemma hai al dito?”

Anche Kristina sorride e allunga la mano verso di lui. Sull’anello d’argento svetta un’enorme gemma blu scuro. “Ce l’ho solo da due settimane. Ogni volta che qualcuno me lo chiede, me ne stupisco.”

Wow!” Matjaž deglutisce osservando l’anello. “Quindi, chi è il fortunato?”

Si chiama Ralph” Kristina abbassa timidamente lo sguardo. “Ci siamo conosciuti al lavoro.”

Wow!” ripete Matjaž. “Congratulazioni. Sono davvero felice per te.”

Kristina annuisce con un sorriso forzato. Fra loro cala un silenzio imbarazzante.

Tutto sommato non è strano. La mamma di Matjaž, ogni volta che incontra i genitori di Kristina (e in una piccola cittadina accade spesso) accenna a quanto lei stia bene in Francia. Come se questo lui non lo sapesse già. Kristina vive nel centro di Parigi e scrive per una qualche prestigiosa rivista francese, di cui Matjaž non sa pronunciare il nome. Sembra proprio come a diciassette anni, se non anche meglio: tutta elegante e sofisticata, leggermente truccata, vestita di beige e grigio. Il cappotto che tiene sul braccio è probabilmente più costoso dell’intero guardaroba di Matjaž. Al posto dei lunghi ricci, i suoi capelli, di qualche tono più chiari, ora le cadono sulle spalle e le incorniciano il viso, che negli ultimi dieci anni da innocente quale era, è diventato femminile, ma non per questo meno bello.

Di conseguenza, non sorprende che anche la sua vita amorosa stia andando bene. Matjaž non sa come abbia fatto ad aspettarsi diversamente. Probabilmente la sua sorpresa deriva dal fatto che sotto sotto ancora ci sperava, pur sapendo fin troppo bene di non poterselo permettere.

Vedo che bevi ancora la Laško” dice Kristina. L’atmosfera tesa fra di loro si rilassa leggermente.

È ovvio! Tu invece sei sempre una fan dell’Heineken?” avevano sempre scherzato sul fatto che a Kristina piace avere il meglio. Si è scoperto che, nello scherzo, c’era molto più che un briciolo di verità.

In realtà penso di non aver mai bevuto birra, da quando sono in Francia.”

Cosa?” esclama Matjaž divertito. “A questo dobbiamo rimediare. Lascia che ti offra questa Heineken.”

È stato inappropriato? A questo pensa solo dopo aver pronunciato la frase, ma Kristina si limita a sorridere.

Ti faccio una proposta: comprane due e ti chiamo uno di questi giorni per bercele insieme.” Matjaž la guarda stupito.

Se vuoi, ovviamente” aggiunge subito Kristina. “Sono davvero contenta di averti incontrato e sarei felice di recuperare un po’…se ne hai voglia”

Ma certo! Non pensavo che ne avessi voglia tu. Comunque, certo.” Matjaž si sfrega il collo. “Per quanto tempo rimani qui?”

Ho il volo il 5 gennaio, perciò troverò sicuramente una serata per te. Il tuo numero è sempre lo stesso?”

Matjaž annuisce: “è lo stesso. Beh, perfetto, non vedo l’ora!”

Anche io” dice Kristina facendogli l’occhiolino, prima di allontanarsi.

Matjaž la fissa per qualche istante, poi scuote la testa per schiarirsi le idee. Prende due bottiglie di Heineken, ma, dopo averci pensato un attimo, le rimette sullo scaffale e preferisce prenderne una confezione da sei.

Matjaž cammina con impazienza per la cucina. Per una trentina di volte prende il telefono dalla tasca, apre i messaggi e legge ancora una volta: “Hei, sono Kristina. Se per te va bene, ci vediamo oggi verso le sette.” Ora mancano dieci minuti. Le ginocchia di Matjaž sono molli come gelatina. Le sei Heineken aspettano in frigorifero. Le ha preparato anche gli spaghetti alla carbonara, il suo piatto preferito ai tempi delle scuole superiori. In realtà non si era parlato di una cena, ma voleva essere pronto ad ogni evenienza. Il piano superiore della casa dei suoi genitori, dove ha ricavato un appartamento, è perfettamente in ordine. Per il tavolo della cucina ha perfino preso in prestito la tovaglia delle grandi occasioni di sua madre. Questo, ovviamente, non cambia il fatto che la cucina è piccola e trasandata, i mobili vecchi e fatiscenti. Per la prima volta dopo tanto tempo, se ne vergogna un po’. Si comporta come se si stesse preparando per un appuntamento. No, per gli appuntamenti non è mai stato così nervoso. Inoltre, questo non è certo un appuntamento. Kristina è fidanzata! Le piacerebbe fare una chiacchierata con un vecchio amico…. Beh, erano stati un po’ più che amici! In ogni caso, se lei avesse saputo cosa gli stava passando per la testa, probabilmente avrebbe disdetto all’istante.

Suona il campanello. È di cinque minuti in anticipo, come una volta.

È in piedi sulla porta, con un grande sorriso. Stavolta non è truccata, porta i jeans e i capelli legati. Tuttavia, nel corridoio spento di Matjaž, sembra brillare come l’unica stella in un cielo nuvoloso.

Cos’è questo profumo?” dice, mentre Matjaž la aiuta a togliersi il cappotto. “Non è che mi hai preparato la cena?”

Ed è la tua preferita!” Matjaž appende il cappotto ad una gruccia in corridoio e fa un leggero inchino.

O almeno spero che lo sia ancora”.

Spaghetti alla carbonara?” esclama Kristina entusiasta “oh, hai decisamente migliorato la serata.”

Obiettivo raggiunto allora” Matjaž le sposta la sedia dal tavolo. La sua bocca si apre in un sorriso spontaneo.

Vedo che sei ancora un gentiluomo” Kristina si siede e si guarda intorno con curiosità. “E hai davvero sistemato l’ultimo piano, come hai sempre detto.”

Eh già”

E anche molto bene, sembra. Dopo cena devi farmi fare un giro completo.”

Nessuno dei due accenna al fatto che una volta erano stati progetti comuni, che a volte avevano fantasticato sull’idea di sistemare una casa insieme, ma questo pensiero non passa per la mente di Matjaž, mentre le versa un bicchiere di vino. Kristina, invece, si chiede come sarebbe andata, se avessero deciso veramente di vivere insieme. Se la sua vita fosse stata questa, invece dell’affascinante Parigi. Poteva accontentarsi di qualcosa, di qualcuno, tanto ordinario e noioso? Ma l’espressione sul suo viso non rivela questi pensieri.

Oh, buonissimi!” dice, dopo il primo boccone di spaghetti. “Sei ancora il cuoco eccellente di una volta, se non anche più bravo.”

Matjaž sorride, sperando di non arrossire. “Migliore, ovviamente! Ora ho anni di pratica alle spalle.”

Sicuramente inviterai qualcuna da te ogni settimana, per impressionarla con le tue abilità culinarie.”

Ora la sua faccia è senza dubbio rossa come un pomodoro. “Ma come ogni settimana; ogni sera!” Kristina sorride. “Questo non mi sorprende affatto.” Dopo un sorso di vino, aggiunge: “Beh, ci sarà sicuramente un fondo di verità. Direi…che hai una ragazza?”

Beh…sai…” Matjaž agita la mano. Senza un preciso motivo, si sente un po’ a disagio. “Niente di serio da molto tempo.”

Le supposizioni di Kristina non sono così sbagliate: Matjaž porta spesso qualcuna a casa, ma nessuna relazione dura più di alcune settimane, raramente pochi mesi. Potrebbero, se solo gli importasse. In fondo, gli sembra inutile costringersi in una relazione seria con qualcuno con cui non sente davvero un legame. L’ultima persona a cui si era sentito legato…era Kristina.

Il più delle volte non ne sentiva la mancanza. Nemmeno di avere qualcuno accanto. Ma ora che Kristina è qui, con il suo sorriso luminoso e gli occhi color smeraldo che lo riescono a capire senza bisogno di parole…

Da sempre si ostina a desiderare ciò che non può avere.

Ma il tuo fidanzato?” chiede, nel disperato tentativo di cambiare argomento. “È dai tuoi genitori?”

No.” Kristina abbassa lo sguardo, l’ilarità svanisce dal suo viso. “È rimasto a Parigi.”

Aha” la risposta di Matjaž è confusa, ma è meglio non approfondire.

Kristina sospira e prende di nuovo il bicchiere, che ormai è quasi vuoto.

Solo ora, Matjaž si accorge che questa volta non porta l’anello al dito. Strano…

Dimmi di più del tuo lavoro.” Le chiede. “Mi interessa davvero ciò che fai.”

Il viso di Kristina si illumina di nuovo. “Con piacere. Dunque, come sai, scrivo per Cahiers du cinéma…”

Da qui la conversazione scorre liscia: parlano del lavoro, della famiglia, della vita, ricordano i vecchi tempi insieme e si interrogano sul futuro. Per un attimo sembra che nulla sia cambiato: sono ancora due adolescenti che si capiscono meglio di chiunque altro al mondo.

Dopo cena, come promesso, le mostra tutto l’appartamento e poi si accomodano sul vecchio divano in soggiorno, ognuno con la propria bottiglia della tanto attesa Heineken.

Mmmh” dopo il primo sorso, Kristina rovescia la testa all’indietro dal piacere. “Non sai quanto sia bello bere di nuovo una birra dopo dieci anni.”

Matjaž sorride: “Ci credo! Non riesco ad immaginare tutti questi anni senza birra. Perché hai proprio smesso di berla?”

In realtà, non lo so di preciso” Kristina alza le spalle. “Sembra che sia poco indicato. E poi, l’ho sempre bevuta solo con te.”

Beh, evidentemente questo non è cambiato.”

E non c’è molto altro, anche se a prima vista sembra tutto diverso.

Matjaž è sempre stato per Kristina la fonte di tutto ciò che le piace, ma che allo stesso tempo non le fa bene. La birra ne è un perfetto esempio. Matjaž può permettersene una ogni sera e nessuno penserebbe mai che sia poco indicato.

Si ricorda di quella sera d’estate, quando lui la stava aspettando sulla veranda dei suoi genitori e casualmente l’ha sentita parlare con suo padre: “Per quanto ancora hai intenzione di perdere tempo con lui? Sai che non durerà? Sai che ha una cattiva influenza su di te?” Kristina lo aveva difeso con tutte le forze, con passione e sentimento. L’onestà era resa evidente dalla rabbia nella sua voce. Ma le parole di suo padre erano rimaste impresse in Matjaž e lo avevano ferito nel profondo. Non avrebbe mai immaginato, che si sarebbe trovato d’accordo con lui.

È sempre stato palese. Kristina può capirlo fino in fondo, ma lui non ci è mai riuscito. Non importava quanto si sforzasse, non riusciva a farglielo entrare in testa. Anche se lei lo spronava a fare qualcosa da solo, a dare il massimo a scuola, a fare progetti per il futuro, a lui sembrava tutto inutile. Quando gli raccontava del suo sogno di andare all’estero, negli occhi di lui non c’era lo stesso bagliore che c’era nei suoi, ma solo paura, perché sapeva che l’avrebbe persa. Ed ora non è cambiato niente. Lui aveva cercato più volte di aiutarsi con qualche misero traduttore online, per leggere gli articoli che Kristina pubblicava su quella prestigiosa rivista francese, di cui non sa pronunciare il nome, ma senza successo. Aveva guardato alcuni dei film sui quali lei aveva scritto una recensione, ma si era sempre addormentato dopo mezz’ora al massimo.

Kristina con lui sembrava sempre contenta. Perfino l’entusiasmo per il suo appartamento sembra sincero, anche se immaginandosi come si viva qui, si rattrista. La vede appassire dalla noia e dal potenziale inespresso. Stasera non deve lasciare che questi pensieri lo appesantiscano, chissà se avrà mai un’altra opportunità di passare una serata con lei. È il caso di approfittarne.

Dopo più di qualche bicchiere di vino a cena e tutte e sei le birre, sono entrambi un po’ allegri e a Matjaž non è chiaro se sia stato lui ad avvicinarsi a Kristina, o lei ad avvicinarsi a lui. In ogni caso, le loro ginocchia si stanno toccando. Il suo corpo viene invaso dallo stesso brivido di una volta, alle scuole superiori.

Ti ricordi di quando quella volta siamo rimasti tre ore in fila per prendere i biglietti del concerto dei Kingston, e alla fine ci siamo persi?!”

Perché abbiamo mancato l’uscita!” Matjaž conclude la frase in una risata. “Certo che me lo ricordo, eri così arrabbiata!”

Poi però mi hai portata al loro concerto per il mio compleanno.” Kristina gli sorride, con lo stesso sorriso benevolo di prima. I loro occhi si incontrano, e nessuno distoglie lo sguardo.

Stavamo così bene” dice Matjaž. La sua voce è appena più alta di un sussurro. È come ipnotizzato dagli occhi color smeraldo di Kristina.

Gli anni più belli della mia vita”, risponde Kristina. Niente può distrarli.

Matjaž si morde il labbro. Non importa quanto si sforzi, non riesce a distogliere lo sguardo.

Kristina si sporge improvvisamente verso d lui e lo bacia. Le sue labbra sono rimaste le stesse, delicate e morbide come il velluto. Prima ancora che la sua mente realizzi cosa sta accadendo, Il corpo di Matjaž agisce rapito da quel dolce sapore che così tante volte lo ha perseguitato nei sogni. Quando se ne rende conto, con riluttanza si tira indietro.

Kristina lo fissa con gli occhi spalancati. Le sue guance sono leggermente arrossite e la sua bocca è semichiusa.

Il tuo fidanzato”, sussurra Matjaž.

È in Francia. Se non sarai tu a dirglielo, non lo saprà mai.”

Matjaž la fissa sbalordito per un istante, poi annuisce. Stavolta, è lui a baciarla. Questa non è una cosa che la Kristina che lui conosce farebbe mai, ma come potrebbe rifiutarsi?

I capelli di Kristina sono sparsi sul cuscino come un velo di seta e le sue palpebre si contraggono ogni pochi minuti. Probabilmente sta sognando: Matjaž, si chiede cosa. Per tutta la notte non ha osato chiudere gli occhi. Pensava che non avrebbe più trascorso una notte come quella. Questa probabilmente è davvero l’ultima, perciò vuole ricordarne ogni dettaglio: la forma del suo corpo sotto la coperta, una mano infilata sotto il cuscino, le labbra leggermente chiuse, il dolce ritmo dei suoi respiri leggeri, le lentiggini sparse sul naso, le lunghe ciglia che le sfiorano le guance.

Si chiede se questa notte diventerà il suo ricordo preferito, o la sua ossessione.

Kristina, invece, è fidanzata: dovrebbe essere perseguitata dalla coscienza. Invece, in qualche modo, non se ne pente. Inoltre, il fatto di essere riuscito a reprimere i pensieri che la riguardavano per tutti questi anni, per ritrovarsi ora al punto di partenza, non lo preoccupa più di tanto. Per ora, è grato per i momenti incredibili che la notte gli ha regalato.

Grato, che nemmeno a Kristina importi.

Non le è mai importato.

Si ricorda di quel pomeriggio di aprile, quando lei gli disse di essere stata accettata in un’università francese. La prima cosa che gli disse, fu: “Staremo bene anche a distanza. Tornerò a casa per ogni vacanza.”

Ma Matjaž sapeva che quello era l’inizio della fine, che era solo questione di tempo prima di diventare superfluo per lei. Non ha mai voluto essere un ostacolo sulla sua strada per il successo assicurato. Era sempre stato il suo sogno. All’inizio si sarebbero visti un paio di volte l’anno, durante le quali gli sarebbe stato sempre meno chiaro ciò che gli raccontava, finché un giorno semplicemente non sarebbe più tornata.

E se Matjaž fosse andato in Francia? Cosa avrebbe potuto fare lì?

No, era la scelta migliore per entrambi. È ancora convinto di aver preso la decisione giusta quando ha messo fine alla loro relazione, ancor prima che lei partisse. Era la cosa più difficile che avesse mai dovuto fare. Le parole gli rimasero in gola, pur sapendo che doveva prendere in mano la situazione. Kristina ha pianto a dirotto. Più cercava di convincerla che fosse la scelta migliore per entrambi, meno ci credeva lui stesso. Mentre se ne andava, una voragine enorme si è aperta dentro di lui, che ancora non è riuscito a riempire.

E oggi la guarderà andarsene di nuovo. Si sta facendo lentamente giorno e vorrebbe poter fermare il tempo, mentre presto i primi raggi del sole spunteranno dalla finestra della camera da letto.

Com’è possibile, che due persone siano state fatte l’una per l’altra, ma create per vite così diverse?

Dai suoi pensieri lo scuote il suono di uno sbadiglio. Kristina strizza gli occhi un paio di volte nella penombra. Non sembra sorpresa di essersi svegliata accanto a lui; si stende verso di lui e intreccia le dita nelle sue.

Perché ho la sensazione che tu non abbia dormito per tutta la notte?”

Matjaž la guarda a lungo: “perché mi conosci troppo bene.”

Quella notte si rivela non essere l’ultima. Dal 27 dicembre al 5 gennaio ce ne sono state altre tre, quindi hanno trascorso quasi la metà delle notti insieme. Adesso è il 5 gennaio e Matjaž, non si sa come, si è ritrovato nel ruolo di colui che accompagna Kristina all’aeroporto. Viaggiano già da 15 minuti, in totale silenzio. Matjaž non sa cosa dire, non è nemmeno del tutto sicuro di essere in grado di parlare. Ha un grosso nodo alla gola. Durante quelle quattro notti, si è talmente abituato alla sua presenza ed all’affetto nei suoi occhi che in qualche modo ha pensato, pur essendo fin troppo consapevole di quanto sarebbe stato impossibile ed egoista, nonché della situazione in cui l’avrebbe messa…di chiederle di restare.

Poi, mentre stava parcheggiando davanti alla casa dei suoi genitori, guardandola sulla veranda con la valigia, si è reso conto di quanto Kristina non appartenga affatto alla loro piccola cittadina natale. Per come brillava in contrasto con i muri sbiaditi delle vecchie case, le strade rovinate ed i campi deserti, si è sentito immediatamente stupido. Perché dovrebbe restare? E perché, per l’amor di Dio, pensava che le avrebbe detto addio? Adesso non sa davvero cosa dire per non peggiorare le cose.

Perché stai piagnucolando adesso?” chiede Kristina con riluttanza.

Matjaž non le risponde.

Starai zitto per tutto il viaggio?”

Matjaž sospira e continua a fissare la strada.

Kristina incrocia le braccia sul petto. “Se avessi saputo che saresti stato così infantile, avrei chiesto a mio fratello di accompagnarmi.”

Probabilmente sarebbe stato meglio così.

Ad un tratto, lei si ritrova a desiderare di non averlo mai conosciuto e allo stesso tempo che sia qualcuno di diverso. Qualcuno che sia il tipo di persona di cui Kristina ha bisogno nella vita. Un uomo come il suo fidanzato, qualcuno che ha conosciuto al lavoro, che parla in francese di argomenti intellettuali. Qualcuno che della sua vita ha fatto qualcosa. Ma Matjaž non è quell’uomo. Non è stato concepito per qualcosa di più di una vita ordinaria. E Kristina non sarebbe felice, se la sua vita fosse ordinaria.

Dopo quarantacinque interminabili, ma allo stesso tempo rapidissimi minuti, arrivano in aeroporto.

Probabilmente vorresti che me ne andassi senza salutare?” chiede Kristina bruscamente, quando Matjaž ferma la macchina.

Matjaž deglutisce rumorosamente. “Vorrei essere abbastanza per te”, risponde tranquillamente.

Il viso di Kristina si contrae in una smorfia di dolore. I suoi occhi si riempiono di lacrime e le loro dita si intrecciano. “Sei sempre stato abbastanza per me. Non osare pensare ad altri che a te stesso.”

Matjaž le stringe la mano, annuendo con gratitudine.

Kristina sospira tremante: “Solo che…”

Lo so” la interrompe Matjaž, che capisce che Kristina non può esprimere a parole ciò che vorrebbe dire. “Non preoccuparti, capisco.”

Kristina lo bacia, gli affonda le mani nei capelli, poi lo stringe a sé. Matjaž respira per l’ultima volta il suo profumo e cerca di imprimerlo nella memoria.

Il dolore, mentre la guarda andarsene, è indescrivibile, come previsto; ma si sente leggermente sollevato dalle parole che gli echeggiano nella testa: “Sei sempre stato abbastanza per me.” Le ripete nella sua mente come un mantra, ancora e ancora. Spera che Kristina si renda conto dell’effetto di quelle parole. Kristina scompare presto in mezzo alla folla davanti all’aeroporto. Matjaž appoggia la testa sul volante e fa alcun respiri profondi, prima di tornare alla sua vita ordinaria.