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I racconti del Premio letterario Energheia

Storia di fiabe_Martina Di Pumpo, Cà Savio(VE)

_Racconto finalista undicesima edizione Premio Energheia 2005_

 

Un cane corre per strada inseguito da un ragazzo. Una lunga corda li unisce, si impiglia nelle gambe dei passanti che brontolano…

“Uffh! Tieni a bada quel cane…” oppure “Fai attenzione, ragazzo!”

Ma nessuno sembrava minimamente propenso ad aiutare Alex e il suo fedele cagnolino, Rob. Eh sì, era sempre stato così, fin dal primo momento in cui Alex era atterrato su Milkovich, precisamente il pianeta n. 363 della trecento sessantatreesima galassia, aveva capito che avrebbe dovuto arrangiarsi, fare tutto da solo. Nessuno in quella galassia sperduta in un altro universo si preoccupava del prossimo e tanto meno era disposto ad aiutarlo quando questo si trovava in difficoltà.

Alex era un ragazzo di sedici anni, aveva i capelli lunghi neri e li portava legati con un laccio, come era moda in quel periodo. Niente di lui lo faceva apparire diverso dagli altri sedicenni del pianeta Milkovich. Solo un occhio attento avrebbe saputo riconoscere nel laccio di cuoio fra i capelli di Alex: un particolare dispositivo in grado di esercitare una potentissima quanto antica magia!

Eh sì… era stata proprio quella magia, la caratteristica che aveva reso Alex fin da quando ricordava, diverso da tutti gli altri.

Ad un certo punto della vita era arrivato ad odiare la sua diversità.

Infatti a causa di quest’ultima era stato costretto ad abbandonare il suo Mondo, la sua vita, i suoi amici… Ma ora non aveva rimpianti! Tutto quel che aveva fatto e aveva ottenuto lo doveva solo a se stesso e… Beh! Forse un po’ anche a Rob.

Quel cane, come gli ripeteva spesso Erika, era una benedizione, mandata da non so chi per aiutarli nelle difficilissime imprese che usava affidare loro Sapius, un famoso druido delle galassie intermedie.

Era proprio da lui che Alex e Rob, un po’ correndo, un po’ inciampando, si stavano dirigendo in quella nuvolosa giornata.

Era la prima volta che Alex tentava di mettere il guinzaglio a Rob che, a quanto pareva, non aveva apprezzato più di tanto la cosa.

Ecco, finalmente erano arrivati, ancora un po’ più di corsa e sarebbe morto stecchito!

Si trovavano davanti ad una casa abbandonata e piuttosto malmessa. Che strano posto per un appuntamento segreto, si ritrovò a pensare Alex. Sarebbe stato un miracolo entrare evitando di beccarsi in testa una di quelle tegole pericolanti.

Ma Sapius non era una persona comune, era più sapiente, più intelligente degli altri. Anche lui diverso, proprio come Alex che, alle volte, si ritrovava in lui.

Ma ora stava arrivando anche Erika, tutta trafelata per la corsa: “Non provare mai più a mettere il guinzaglio a Rob!” gli intimò, autoritaria come al solito.

Erika era una graziosa ed ostinata ragazza di diciassette anni, aveva quindi esattamente sette mesi in più di Alex e, per questo si sentiva autorizzata a dargli ordini. “Beh, cosa stiamo aspettando? Entriamo, no?” esclamò interrompendo i suoi pensieri. Alex decise di non provare a spiegarle quanto avrebbe potuto essere pericoloso per la loro incolumità fisica entrare nell’edificio. Erika aveva già percorso, decisa come sempre, la maggior parte del cortile della casa con Rob al fianco, ora libero dal fastidioso guinzaglio e niente avrebbe potuto distrarla dalle sue intenzioni. Così entrarono nella vecchia villa e si ritrovarono quasi immediatamente davanti a Sapius. Nella penombra dell’edificio sembrava ancora più alto del solito, indossava come di norma una lunga tunica che cambiava colore, secondo il suo umore.

C’era troppo buio nella stanza per individuare il colore del mantello ma Alex avrebbe giurato che avesse una sfumatura turchina. “Ben arrivati ragazzi -. stava dicendo Sapius con il suo solito timbro di voce profondo e, come sosteneva

Erika, leggermente inquietante. – Sarà bene arrivare subito al punto”.

Eccolo lì il Sapius di sempre, sapiente quanto basta per evitare giri di parole inutili.

Quale sarebbe stata questa volta la missione di Alex, Erika e Rob?

Eh sì ormai Alex era abituato… non era certo la prima volta che venivano convocati lui e i suoi amici dal Segretissimo Consiglio per l’Incolumità dei 1.117 Universi di cui naturalmente Sapius era il portavoce. Gli sembrava passata un’ eternità dal suo primo incontro col druido… in effetti alle volte aveva l’impressione di avere molti più anni di quelli che aveva realmente. “Vi starete chiedendo il perché io e gli altri del Consiglio vi abbiamo fatti venire a Milkovich…” Alex si fece più attento, era da qualche tempo che lui ed Erika se lo domandavano. “…Come ben saprete il Mikovichoni (prefetti di Milkovich)”, continuò Sapius “hanno varato in questi ultimi tempi altre nuove leggi che si aggiungono alle precedenti tutte sul solito tono: – bada solo a te stesso – sei importante solo tu – non aiutare il prossimo -…”

“Per caso ce n’è una che obbliga i cani a portare il guinzaglio ovunque?” Lo interruppe Erika ricordando gli avvenimenti precedenti.

“Certamente, le rispose il druido – a Mikovich i più deboli o i meno intelligenti e chi viene giudicato tale”, aggiunse osservando Rob che non aveva affatto l’aria stupida o debole “devono essere sottomessi ai più forti. E quello che più spaventa è che si tratta di leggi ben precise e non barbare e antiche usanze. Naturalmente noi del Consiglio ci siamo interessati alla cosa e dopo aver studiato il caso con attenzione…”

“Siete arrivati alla conclusione che non potevate fare a meno di noi”. Completò la frase Alex procurandosi così un’occhiataccia di Erika della serie non-si-usa-quel-tono-conuna-persona-della-sapienza-di-Sapius.

Ma quest’ultimo apparentemente in alcun modo turbato li ammonì con parole che fecero drizzare i capelli (e nel caso di Rob i peli) in testa a tutti “La vera ragione per la quale abbiamo deciso di intervenire è molto più grave. Naturalmente ora qui a Milkovich siamo solo all’inizio ma… se le cose peggiorano… una simile indisposizione nei confronti del prossimo porterà questi abitanti all’estinzione più totale. Dai tempi dei tempi gli esseri umani si sono riuniti in gruppi per sopravvivere ed ora, separarli non può che comportare il peggio”.

“Scusa -, interruppe per la seconda volta Alex – hai detto separarLI, giusto? Ma perché non SI separano da soli?”

“No! – lo contraddisse con decisione Sapius (la veste divenne di un rosso acceso) – a tenere in pugno la situazione ci sono i Milkovichoni, i legislatori che sperano di ottenere più ricchezze e potere”.

“Non è possibile -, esclamò Erika – è chiaro che se i cittadini si ammazzeranno a vicenda verranno presi di mezzo anche loro”. “Infatti -, aggiunse Alex – si troveranno presi proprio nel bel mezzo dell’estinzione!”

“Sapevo che sareste stati entusiasti della missione -, esordì Sapius con uno dei suoi rari sorrisi (la sua straordinaria tunica ora tornava turchese) – perciò lascio a voi il compito di risolvere la situazione e, a proposito, quel tuo straordinario laccio magico potrebbe risultarti utile, Alex”.

E così dicendo, il druido come usava sempre, senza un saluto o un semplice –buona fortuna- si dissolse in una nuvola di fumo.

“Bene – disse Alex sarcasticamente, mentre camminava al fianco di Erika e Rob, lungo la strada principale di Milkolandia – ora per colpa di quel druido dobbiamo compiere una missione a dir poco impossibile”. “Smettila Alex, lo sai che non hanno ancora trovato qualcosa per noi impossibile… e poi so quanto rispetti e stimi Sapius anche se non vuoi ammetterlo… allora… qual è il tuo piano?”. “Scusa tanto, cosa ti fa pensare che io abbia già in mente un piano?”. “Beh! Ce l’hai sempre in ogni avventura, quindi…”.

“OK, avevo pensato… che sarebbe utile andare a fare una visitina ai nostri amici prefetti”. “Vuoi dire i Milkovichoni?”, lo corresse Erika “Precisamente”. Le rispose “E lo sai dove risiedono esattamente?”

“Ma è chiaro nella Grande Kasa!”, affermò la ragazza ed aggiunse: “Si dice vivano in comunità (e non sia permesso loro di avere alcun contatto con l’esterno) facendo sempre tutto assieme (così quando gli viene in mente qualche nuovo regolamento possono discuterne immediatamente con gli altri) perciò la Grande Kasa è l’unico edificio con stanze tanto grandi da farli stare tutti dentro contemporaneamente”. “E la Grande Kasa si trova…” Quasi contemporaneamente Alex, Erika e Rob alzarono gli occhi.

Nel bel mezzo di Mikolandia vi era una grossa altura e sulla sua cima si poteva distinguere fin da lontanissimo un castello gigantesco. La Grande Kasa appunto. Quello che più di tutto colpiva dell’enorme maniero non erano le porte e le finestre circolari, né le innumerevoli torri e torrette che si innalzavano da tutte le parti bensì l’enorme struttura muraria che circondava l’intero edificio. “Si direbbe che temano di essere attaccati da un momento all’altro…”, azzardò Erika. “Sì… -, buttò lì Alex – magari proprio da due ragazzini con un cane al seguito… A proposito”, aggiunse guardandosi intorno “E Rob, che fine ha fatto?”. Agitati incominciarono a guardarsi intorno giusto in tempo per vederlo sparire dietro l’angolo in fondo al viale. Inutile dire che corrergli dietro fu un’impresa, soprattutto quando la strada divenne un ripido sentiero. Non lo avevano ancora raggiunto che già Alex si malediceva per avergli tolto il guinzaglio. Quando finalmente Rob si fermò, i due ragazzi rimasero sbalorditi, senza volerlo (o forse proprio per sua intenzione) lo straordinario animale li aveva condotti davanti l’entrata della Grande Kasa. “Che strano – ansimò Alex – pensavo che sarebbe stato più difficile trovare la strada per il castello, insomma, voglio dire… non sembrano molto abituati ad avere visitatori”. “E’ chiaro che Rob ci ha condotto attraverso una scorciatoia”, gli fece notare Erika ed aggiunse eccitatissima “Bravo cagnolino!”. “Ma figurati!”. Esclamò Alex sarcastico “Perché non chiedi al CAGNOLINO se ha qualche idea per varcare questa porta, sembra che sia stata sigillata molto tempo fa e nessuno si sia più curato di riaprirla”.

Dopo lo sguardo di rimprovero che gli lanciò Rob, Alex non poté fare a meno di sentirsi in colpa ma di certo, un cane che si sentiva trascurato, non gli era più di tanto utile!

“Ok – disse alla fine dopo qualche secondo di silenzio – è arrivato il momento di usare il vecchio laccio magico” “Mmmh” lo guardò Erika dubbiosa “Sei sicuro che sia il caso? Lo sai che lo puoi usare solo nei momenti d’estremo bisogno?”. “Beh, questo mi sembra proprio uno di questi momenti, sinceramente -, ribattè Alex spazientito – e poi se non lo usiamo non riusciremo mai ad entrare in questa fortezza e non sapremmo mai che cosa sta succedendo dentro e cosa gli è preso ai vecchi prefetti”. “Milkovichoni!”, ripete per la seconda volta Erika.

Così dopo aver salutato Rob, Alex arrotolò la sottile corda attorno al polso di Erika e, non aveva ancora finito di legarsela che avvertì un leggero formicolio alle dita… ancora pochi secondi e furono catapultati all’interno della Grande Kasa.

Come al solito, Erika atterrò in piedi mentre Alex rimase a terra privo di sensi. Gli capitava sempre quando era costretto ad usare la sua magia e ci mise parecchio prima di rammentare dove si trovavano esattamente e che cosa ci facevano in quello strano posto. A dire la verità, strano era a dir poco. Si faceva fatica a distinguere bene ciò che li circondava, perché tutto era immerso in un’oscurità quasi totale, inoltre ogni cosa e oggetto sembrava essere stato abbandonato da un’eternità.

Improvvisamente sentirono delle voci, forse quel luogo non era poi completamente abbandonato! Con cautela, Alex ed Erika si avventurarono lungo un buio corridoio rischiando di inciampare a causa delle innumerevoli cianfrusaglie impolverate che tappezzavano il pavimento. Sembrava un deposito d’antiquariato!

Da una porta in lontananza proveniva un sottile spiraglio di luce. Stando attenti a non fare il ben che minimo rumore, i due ragazzi si avvicinarono quel tanto che bastava per poter vedere chi stava parlando. Erano delle persone, sempre se si potevano definire persone quei strani esseri incappucciati, sedute lungo le pareti della grande sala. Al centro ve ne era uno, probabilmente il capo, più alto e più scuro di tutti gli altri.

Sedeva su quello che sembrava un trono invisibile sospeso in aria. Alex ed Erika si scambiarono in silenzio un’occhiata allibita. Quei personaggi non erano di certo i veri vecchietti dediti esclusivamente alla stesura delle leggi del pianeta, a cui era vietata qualsiasi influenza dall’esterno… insomma non si trattava dei Milkovichoni! “Che fine avranno fatto i Milkovichoni?”, si chiesero i due giovani. Alla fine decisero d’ispezionare il castello, con un colpo di fortuna forse in una delle tante ali del castello… Ma non avevano fatto i conti con la quantità di stanze della Grande Kasa. Inoltre per quanto completamente disabitato, il maniero conservava ancora un completo arredamento, il più strano fra quelli che ad Alex ed Erika era capitato di vedere nel corso dei loro innumerevoli viaggi. Ogni stanza aveva un particolare che la differenziava dalle altre. Tra queste quella che piacque più ad Erika, a giudicare dalla quantità di tempo che impiegò Alex a trascinarla fuori, era ricoperta di specchi giganteschi. A colpire invece il ragazzo fu un anello, apparentemente dimenticato in un angolo di una delle stanze più tetre. Rimase a fissarlo tanto a lungo, prima di decidersi a raccoglierlo, che sentì Erika borbottare risentita “Se uno si guarda UN ATTIMO allo specchio perde tempo, invece di rimanere lì ad osservare una vecchia cianfrusaglia…”

Alla fine decise di tenerlo ma non lo infilò al dito, aveva sentito parlare fin troppo del potere non sempre buono di certi amuleti. Il loro percorso continuò ancora per molto, prima che i ragazzi si ritrovassero davanti ad una porta chiusa a chiave, precisamente la prima fra tutte quelle che avevano varcato fino a quel momento. Inutile dire che forzarla risultò praticamente impossibile, tanto che alla fine Alex dovette usare nuovamente il laccio magico.

Ma come del resto si aspettava questa volta impiegò molto più tempo a rinvenire “Te la senti di continuare?”, gli chiese Erika più di una volta seriamente preoccupata per l’amico.

Tuttavia il ragazzo non poteva permettersi di mollare proprio ora che erano arrivati così vicini… non seppero mai esattamente come riuscirono a scovare i prefetti di Milkovich in mezzo a quel labirinto senza fine, fatto sta che ad un certo punto girarono un angolo e se li ritrovarono davanti riuniti assieme come sempre (l’essere tenuti prigionieri non gli aveva fatto cambiare affatto abitudini!). Erano circa un centinaio, portavano tutti lunghe barbe canute anche se a guardarli bene non erano poi così vecchi. Gli usurpatori li avevano rinchiusi in un’ala della Grande Kasa per poter agire indisturbati e toccò ai due giovani spiegare agli indignati Milkovichoni che cosa fosse accaduto in loro assenza.

Alla fine venne il turno dei prefetti che invece spiegarono come la popolazione di Milkovich fosse abituata a fidarsi di tutto quello che dicevano loro e di come fosse stato facile per quegli esseri malvagi aggirarli. “Ma quello che serve a noi adesso è un piano!”, esclamò Alex nella speranza di rianimare gli scoraggiatissimi Milkovichoni “potremmo tentare…”.

“Inutile!”, lo contraddisse il capo dei prefetti “prima di rinchiuderci quei terribili esseri ci hanno privato del nostro potere più grande: un anello magico che avrebbe permesso noi di fuggire…”. “Per caso state parlando di questo? – lo interruppe Alex estraendo il potente gioiello dalla tasca dei pantaloni e mentre un centinaio di voci esultavano felici disse ad Erika – si trattava proprio di una SEMPLICE cianfrusaglia!”

Era passata già una settimana di festeggiamenti dal ritorno dei veri Milkovichoni, durante la quale Alex, Erika e Rob erano stati proclamati eroi (era stato offerto loro anche un posto come prefetto che però avevano gentilmente rifiutato), tuttavia gli ultimi avvenimenti rimasero impressi nella loro memoria indelebilmente. Infatti, una volta in possesso dell’anello, i vecchi legislatori avevano riacquistato pieni poteri, tanto da materializzarsi nel bel mezzo dello stanzone dove erano riuniti in assemblea gli esseri incappucciati, i quali per sorpresa e l’inferiorità numerica erano fuggiti, per non far più ritorno.

Ma la cosa che più di tutte appagò Alex fu il grande sorriso soddisfatto che gli sfoderò il tetro Sapius quando gli venne incontro indossando una tunica nera (“Ecco di che colore gli diventa quando è felice!!”, aveva detto Erika ridacchiando) per ringraziarli a nome del Segretissimo Consiglio per l’Incolumità dei 1.117 Universi.