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I racconti del Premio letterario Energheia

Speed dating di Martina Bruno e Marta Moraca, Andria(BAT).

_Racconto finalista ventiduesima edizione Premio Energheia 2016.

ma8“Tin!”
-“Ciao.”-
-“Salve sono Dante Alighieri, battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri, ma per le mie conoscenze più prossime solo Dante. Sono di qui, della città “partita”; mi hanno fatto compilare questo dossier, se vuole leggere… qui c’è tutta la mia vita! Sono un’ “anima” tranquilla, mi dedico alla letteratura da un po’ di anni, più precisamente sono un “sommo poeta” o almeno così dicono i miei 38600 followers su Twitter. Nei momenti di tedio mi occupo di lingua italiana; sono anche molto impegnato in politica. Sa, è importante interessarsi a ciò che ci circonda. Io sono per la libertà di Stato completa, per carità è necessario seguire la sacrosanta legge della chiesa cattolica, ma… lo Stato è Stato. Mi scusi, forse la sto tediando eccessivamente. Vediamo…cosa potrebbe interessala di me, non sono molto bravo a parlare con le donne…io sono gemelli, lei?”-
-“Cosa? Scusa puoi ripetere? Il ragazzo di prima mi ha così tanto annoiata che mi sono messa ad ascoltare questa canzone dei Led Zeppelin, sono forti questi ragazzi!”-
E mi avvicina un paio di auricolari verdi all’orecchio. Mi scanso con disgusto.
-“Scusa il mio rifiuto scortese, ma il rock è deleterio per la mia salute, a lungo termine porta nevrosi. L’analista mi ha consigliato qualcosa di più tranquillo e ho optato per Brahms. “-
-“Vergine e madre, sono un gruppo fantastico.”-
Questa frase mi sconvolge e decido di cambiare argomento.
-“Il tuo nome? La tua vita?”-
-“Eh, non me la passo tanto bene, sono appena stata scaricata da mio marito. Si chiama Simone. Ha parlato di “pausa di riflessione”, ma io a queste cose non ci credo! Penso abbia un’amante. Ma non ci posso pensare, altrimenti lo cerco fino in capo al mondo e non so nemmeno cosa potrei fargli.”-
Le sue parole di accavallano in quel suo monologo sull’ex. Con fare intimidatorio prende il suo telefono, col quale sta armeggiando da un po’ e lo scuote in aria. Non riesce a stare seduta, la guardo dritta negli occhi e mi rendo conto che nelle sue parole non c’è solo sofferenza, ma rabbia ardente che le rende il viso paonazzo. Sento una sensazione di disagio crescere in me. Questo atteggiamento iracondo non fa altro che rendermi irrequieto, sento la voce grave del mio analista che mi ripete di stare calmo, ma questa pazza proprio non la smette di giocare con quell’affare.
-“Infami, siete solo degli infami, vergognosi, spregevoli, abominevoli! Vi meritate un posto d’onore all’inferno. Una donna che ama con tutta se stessa non dovrebbe essere trattata in questo modo!”
Senza che mi accorga di nulla, con uno scatto felino si lancia su di me e me la ritrovo vicinissima. Non è tanto il gesto a sconvolgermi quanto la mia reazione. Resto di ghiaccio sotto il suo sguardo penetrante che non lascia via d’uscita al mio. Mi estraneo da tutto il chiasso che circonda il nostro tavolino. Finalmente smette con il suo manifesto femminista e dice: -“ Scusami… ma come hai detto che ti chiami?”-
-“ Alighieri, Dante Alighieri.”- Per quanto stupido possa essere, il riferimento a 007 la fa sorridere. E’ la prima volta che lo fa e mi cattura. Mi rendo conto che lei non ha mai detto il suo nome.
-“ E il tuo? Hai intenzione di dirmelo?”-
-“Sono Beatrice.”- E mi ritrovo per terra.
-“Oddio Simone. Che ci fai qui?”-
Vedo incombere su di me un uomo con aria di sfida. Mi raccoglie per la camicia e mi obbliga a sedere sulla sedia.
-“Stai lontano dalla mia donna!”-
Vedo dietro di lui il buttafuori del “Girone”, nome ambiguo del posto in cui ci troviamo, Cerbero, che si affretta ad agguantarlo. Riesce a domare la sua rabbia senza apparente sforzo. Pare un cane rabbioso sul punto di difendere il proprio territorio. Nonostante le sue grosse manone tengano fermo il folle, lui riesce a sfuggire divincolandosi. Il suo obbiettivo è Beatrice che intanto sta cercando in tutti i modi di calmarlo, ma lui alza il braccio…
Mi fiondo davanti a lei per farle scudo col mio corpo giusto in tempo per sentire la sua mano sul mio viso. Il dolore per il colpo e il sapore ferroso del sangue sulla mia lingua quasi scompaiono in confronto alla nausea che mi provoca il sol pensiero che mi abbia toccato. Non riesco più a curarmi dell’incolumità di Beatrice, l’unico pensiero è la ricerca di un bagno per purgarmi dai germi di quel “Lucifero” traditore.
Un gentile signore mi si avvicina e resosi conto del mio smarrimento mi offre il suo aiuto indicandomi la “via della purificazione”.
-“Grazie.”- gli dico -“Grazie mille signor…”-
-“Virgilio, mi chiamo Virgilio.”-
Un angelo, penso. E corro verso il bagno, tuttavia, contro ogni aspettativa, lui mi segue.
L’ambiente ha un gusto esotico, le pareti colore del limo e giunchi di fiume qua e là ornano il lavello sul quale mi fiondo.
Il panico anestetizza il dolore alla guancia, ma sento il mio sguardo annebbiarsi e faccio fatica ad aprire il rubinetto. Lo fa Virgilio per me. Mi strofino le “guance lagrimose” col sapone e il panico lascia il posto al dolore. Sento Virgilio che si muove dietro di me e torna con un batuffolo di ovata imbevuto di disinfettante che tenta di avvicinare alla mia mascella. Mi scosto bruscamente, poi ci ripenso: posso fidarmi! Ma il ribrezzo mi blocca. Virgilio imperterrito riprova a toccarmi e questa volta gli permetto di aiutarmi, convinto dal suo sguardo penetrante. Per la prima volta sento piacevole il contatto con un’altra persona, sembra che sia proprio questo a purificarmi più che il disinfettante. Mi abbandono alla sua carezza salvifica. In quel momento sento la porta aprirsi bruscamente ed entra Beatrice che rompe, con la sua voce acuta, il silenzio che si era creato fra me e lui, seguita da Cerbero.
-“ Come stai Dante? Quel burbero ti ha fatto male?”
Tentenno a rispondere, ancora frastornato dalla situazione di contatto con Virgilio.
-“Ehm, io…”- ma vengo bloccato da lei che si avvicina.
-“Grazie Dante per avermi difesa da lui.”- e mi prende il volto fra le mani. Percepisco dal suo sguardo che sta per baciarmi, ma istintivamente la allontano, mi rivolgo verso Virgilio, che ha assistito alla scena e lo bacio con passione e profondo trasporto.
“ E caddi come corpo morto cade.”