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L'angolo dello scrittore

Scienza, salute, spirito: a chi dare retta?

Il Messaggero 11 maggio 2004 – Roberto Vacca

 

Come si resta giovani? Come ringiovanire in un mese? Ce lo spiega una E-mail di aspetto professionale. La manda l’Accademia Americana di Geriatria. E’ credibile? No: vedi subito che cercano di venderti pasticchette ed estratti vegetali. Promettono di spianarti le rughe sulla faccia e di incrementare la tua potenza sessuale. Proprio come tanti altri spammer. Cancelliamoli subito. E certo non andremo da guaritori, nè maghi.

Allora diamo retta al nostro medico di famiglia? Alcuni sono buoni e altri meno buoni. Conviene scegliere bene il medico, ma anche cercare di capire i nostri problemi. La strada buona è la solita: studiare. Non possiamo leggere tutti i manuali che si studiano nei 6 anni del corso di laurea in medicina. Però dovremmo almeno leggere riviste divulgative e in qualche caso anche professionali. Dovremmo andare sul sicuro se le scegliamo fra quelle britanniche. E’ vero? Purtroppo no.

Riviste professionali di medicina pubblicano da anni studi sperimentali sull’efficacia della preghiera a fini terapeutici. Cominciò R.C. Byrd nel 1988 con un articolo sul Southern Medical Journal di Birmingham, Alabama (pazienti coronarici).Poi W.S. Harris (1999) e J.A. Astin (2000) su Annals of Internal Medicine. Questi autori descrivevano casi di guarigioni dovute a preghiere di intercessione fatte a distanza. Il caso più citato (anche se scarsamente documentato) era finora quello del servo del centurione (v. Luca, VII, 10).

Più recentemente si aggiunge il British Medical Journal (BMJ) che il 22 dicembre 2001 pubblica un lavoro di L. Leibovici, professore al Rabin Medical Center di Petah-Tiqva (Israele) : “Oltre la scienza? Effetti di preghiere remote per intercessione retroattiva sul decorso di pazienti affetti da setticemia; un test randomizzato e controllato”. Leibovici suggerisce che preghiere dette oggi possano cambiare il passato, annullando anche le fasi iniziali di infezioni attuali. Sostiene che la mortalità era del 28% fra i 1691 pazienti per i quali un incaricato aveva detto preghiere (a loroinsaputa) e del 30% fra 1702 pazienti per cui non erano state dette preghiere. Commenta che la differenza non è statisticamente significativa. Afferma, invece, che “anche quando le preghiere venivano dette da 4 a 10 anni dopo l’infezione, la durata del ricovero e dello stato febbrile diminuiva in misura significativa [l’effetto era positivo nel 57% dei casi)”.

Mi sembra enorme e disdicevole che il BMJ (finora considerato autorevole) abbia accettato di pubblicare Leibovici. Qualche medico dovrebbe provare a proporre un lavoro sugli effetti curativi ottenuti guardando attraverso un cannocchiale i pazienti affetti da gravi malattie. E la cosa non è finita lì. Nel dicembre 2003 il BMJ pubblicava un altro lavoro in cui B. Olshanski ed L. Dossey discutono il lavoro di Leibovici da punti di vista filosofici e scientifici.

Questo articolo era intitolato “Preghiera retroattiva: un’ipotesi assurda?” Cominciava male, citando due frasette sul passato e il futuro di J.B. Priestley (un commediografo) e di Nagarjuna (un buddista del I secolo). Poi sembrava quasi ragionevole. Criticava lo studio di Leibovici ponendo domande ovvie: chi era la persona che pregava? A chi rivolgeva le preghiere di intercessione? Come erano formulate le preghiere – secondo canoni di una religione nota o no? Venivano fatte richieste specifiche o erano inviti a fare il meglio possibile? Tutte domande che avrebbero dovuto essere fatte dal comitato scientifico della rivista.

I due autori, però, gettavano presto la maschera. Uno di loro, Dossey, è autore di un saggio: “L’immortale, una mente: Schrödinger, Gödel, Einstein”, pubblicato in un libro Recuperare la mente. Olshanski si occupa di medicina alternativa ed è molto interessato nei poteri della preghiera. E pretendono che la preghiera retroattiva sia plausibile in base a mal digerite meditazioni sulla fisica moderna. Schrödinger è citato così: “A qualche livello tutte le menti sono connesse e fanno un tutto unico”.

Secondo loro uno studio del 1980 avrebbe dimostrato che processi casuali possono essere modificati dalla coscienza di esseri umani. Aggiungono: “La meccanica quantistica delle stringhe è coerente in uno spazio-tempo a 26 dimensioni, ma è incompleta perchè non include la coscienza nè le intenzioni.”

Già queste citazioni dimostrano che la confusione di idee è così estrema da permettere solo di concludere: attenti al British Medical Journal! Deve essere in mano a  folli o a buontemponi. Ma Leibovici fa di peggio. Cita fra le sue fonti un lavoro “Termodinamica: frecce temporali in conflitto” pubblicato su Nature da P.T. Landsberg e J. Vickers (No.403 del 2000, p.609). Nature è un settimanale scientifico di prestigio. Pubblica articoli solo se accettati da esperti. Landsberg insegna fisica e matematica all’Università di Southhampton. Ha fatto ricerche nel campo dei semiconduttori, della cosmologia, della termodinamica dei buchi neri e delle celle fotovoltaiche. Ha dimostrato, fra l’altro che il massimo rendimento raggiungibile per via fotovoltaica è del 93%. Possibile che fornisca basi teoriche a Leibovici? Ho trovato il suo articolo. E’ brevissimo e si limita a commentare in modo dubitativo (anche se interessato) un’ipotesi di L.S. Schulmann: “Si può pensare che in certe regioni dell’Universo esistano due nubi gassose di particelle per le quali il tempo scorra in direzioni opposte e che pure interagiscono”. Non afferma che il tempo possa scorrere in direzioni opposte sulla nostra terra in condizioni macroscopiche. I soli casi in cui il tempo sembra scorrere all’indietro sono quelli di interazioni quantistiche fra particelle. Come spiego nel mio libro ANCHE TU FISICO, accade che un fotone venga prodotto perchè – dopo la sua produzione – due altre particelle sono entrate in collisione. Tutto ciò non ha nulla a che fare con supposti effetti retroattivi di preghiere. Dunque Leibovici cerca di prendere in giro i lettori sprovveduti. Cita un lavoro serio che solo nel titolo ha qualche attinenza con le sue farneticazioni.

Nella stessa vena – solo perchè è famoso – cita il saggio di J.L. Borges Una nuova refutazione del tempo (1960). Di nuovo: è pertinente solo il titolo. In questo saggio delizioso Borges espone immaginazioni poetiche, metafore, ossimori, sogni. Cita Chuang Tze, Lucrezio, Berkeley, Hume, Mark Twain. C.S. Lewis – e i meno noti: Daniel Czepko,.Josiah Royce, Milinda Panha. Non pretende certo di asserire cose vere, nè di fare scienza.

Curioso che questi medici non citino J.W. Dunne. Era un ingegnere aeronautico che scrisse An Experiment with Time, (1934) per dimostrare in base alla relatività che i sogni premonitori funzionano davvero. Anche questo è un libro immaginoso e irrilevante, ma questi medici impostori devono averlo considerato troppo serio o, forse, non ne hanno mai sentito parlare